Omosessualità negli adolescenti: una scoperta difficile da gestire

L’adolescenza è quel periodo della propria vita, compresa solitamente tra i 13 e i 19 anni circa, durante il quale l’identità di una persona tende a definirsi.

Nello scorrere del tempo si chiarificano i propri pensieri, i propri gusti, le proprie opinioni per arrivare così ad un’età adulta già formati come uomini e donne maturi e saldi (fermi restando i naturali cambiamenti che avvengono comunque nel corso di tutta la vita).

Tra le varie messe a fuoco di questo difficile e conflittuale periodo della vita di ognuno, vi è quella relativa all’identità sessuale: sono gli anni delle esplosioni ormonali, dei primi istinti e delle prime più o meno timide esperienze con coetanei dell’altro sesso. O dello stesso?

Sembra che esperienze isolate di rapporti con persone del proprio sesso non siano così infrequenti nella vita adolescenziale di uomini e donne; questo non fa di una persona un individuo omosessuale, poiché oggi così si definisce colui o colei che prova ripetutamente un piacere esclusivo mediante rapporti solamente omosessuali.

Cosa succede nell’adolescenza?

Nonostante sia ormai chiaro alla comunità scientifico-psicologica che non si “diventa” omosessuali, ma semplicemente “lo si è” sin dalla nascita, il periodo in cui si prende coscienza della propria identità sessuale (qualsiasi essa sia) è molto spesso quello dell’adolescenza. Si tratta di ciò che viene chiamato coming out interiore. Il coming out è il “venire allo scoperto” e solitamente avviene prima in se stessi e poi (purtroppo non sempre) verso il resto della società.

Durante l’adolescenza i ragazzi e le ragazze cominciano a sentire i primi impulsi sessuali e sono perfettamente in grado di rendersi conto se le loro attenzioni affettivo-amorose propendono per compagni e amici del proprio sesso o di quello opposto.

In alcuni casi le pressioni sociali, familiari o religiose possono indurre, anche inconsciamente, un individuo a reprimere i propri impulsi, “scegliendo” di provare attrazione per persone dell’altro sesso. L’omosessualità comunque non si può reprimere per sempre, per cui anche in questo caso, prima o poi avverrà un processo di coming out interiore, se non nell’adolescenza, in età più adulta.

Arrivare al coming out esteriore, quello che conduce l’individuo a venire allo scoperto, a dichiararsi gay di fronte al mondo e alla società, può avvenire in qualsiasi momento della propria vita, o può anche non avvenire mai.

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Secondo uno studioso, Richard R. Troiden, la scoperta dell’identità omosessuale avviene in 4 fasi distinte: sensibilizzazione (in cui si percepisce la propria “diversità” rispetto ai coetanei dello stesso sesso), confusione (durante la quale si teme che i propri comportamenti possano far capire agli altri la propria inclinazione), assunzione dell’identità (caratterizzata dall’allontanamento del soggetto dalle relazioni quotidiane e un contemporaneo avvicinamento alle situazioni più affini al proprio essere omosessuale), integrazione (cioè la presa di coscienza e la capacità di vivere la propria omosessualità in tutti gli aspetti della propria vita).

Ovviamente ognuna di queste fasi conduce a uno stato di stress emotivo e psicologico che induce il soggetto a reagire con comportamenti peculiari: la negazione dei propri impulsi, la prevenzione dell’imbarazzo scaturito dalla partecipazione ad eventi che possono stimolare i propri impulsi omosessuali, la riparazione al proprio “essere sbagliato” con la forzatura a comportarsi come un eterosessuale nonostante il proprio corpo e i propri sentimenti.

Come comportarsi?

Nonostante associazioni dedicate, psicologi e comportamentalisti specializzati facciano di tutto per far capire quanto grave possa essere la stigmatizzazione dell’omosessualità, una società sotto certi aspetti tuttora piuttosto retrograda, fa sì che ancora oggi molti adolescenti (e non solo) che prendono coscienza della propria omosessualità finiscano per sentirsi diversi, sbagliati, discriminati, additati, presi in giro e isolati.

Famiglia e ambiente sociale sono fondamentali per far sì che un ragazzo o una ragazza che si rende conto della propria omosessualità intraprenda un percorso difficile ma a lieto fine, grazie a cui riconoscersi nella propria individualità e vivere la propria quotidianità con i propri amori e i propri affetti omosessuali.

Madri che ammutoliscono, padri che cacciano di casa, amici che si allontanano e scuole assenti non fanno altro che alimentare quel malessere che poi può indurre un giovane a perdersi in ambienti decisamente insicuri, dove però si sentono protetti; senza considerare il fatto che statisticamente il numero dei suicidi tra gli adolescenti gay è sensibilmente superiore a quello degli eterosessuali.

È fondamentale perciò capire che l’identità sessuale non è una scelta, non si può decidere; e colpevolizzare e isolare qualcuno come fosse una vergogna per la famiglia o per il gruppo di amici è quanto di più bieco si possa fare: pericoloso per il benessere, la felicità e a volte la vita stessa del proprio figlio, amico, compagno o collega.


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