La ninfomania: il problema esiste?

Nell’800 ben poco sapevano gli scienziati sulla psicologia, la fisiologia e la sessualità femminile; per questo i grandi psichiatri del tempo coniarono un termine come ninfomania, la follia delle ninfe, per descrivere un atteggiamento proteso alla ricerca accentuata del piacere sessuale.

La donna che non voleva piegarsi al destino di moglie e madre veniva considerata malata e bisognosa di cure, le quali a volte consistevano nella reclusione o nell’amputazione dei genitali, considerati i diretti colpevoli delle pulsioni femminili.

Fortunatamente sono stati fatti dei passi avanti nello studio della donna e oggi il termine non è più utilizzato in campo medico-psicologico, rimanendo invece presente nel gergo popolare per etichettare le donne che non volendo una vita di coppia fissa preferiscono vivere più relazioni senza legarsi a nessuno in particolare.

Cos’è allora la ninfomania?

Dopo aver attraversato gli stadi della deviazione sessuale, del disturbo sessuale e della dipendenza sessuale, oggi si è approdati a considerarlo un impulso sessuale eccessivo.

La donna ninfomane è colei che ricerca in modo ossessivo e compulsivo il piacere sessuale normalmente con partner sempre diversi; è difficile spiegare quale sia l’entità del problema, perché non esiste un livello di normalità a cui attenersi per la ricerca del piacere, ma si tende a considerarla una patologia quando procura dei malesseri nella vita quotidiana di chi ne soffre, influendo nei rapporti lavorativi, familiari o sociali in genere. In questi casi la donna potrà affidarsi alla psicologia che solitamente tenta di individuare il problema originario nascosto nei meandri della psiche.

Alcuni credono che sia una reazione alla cultura tradizionale che ancora vede la donne come mogli e madri e si divincola tra simpatici dongiovanni e malate ninfomani, ma altri considerano il problema sotto un altro aspetto, più intimo, della sfera psicologica.

Si pensa infatti che l’eccessiva ricerca di piacere sessuale sia un modo per colmare i vuoti dati dalla solitudine e dalla mancanza di autostima; il contatto fisico e l’appagamento sessuale riescono a dare in questo caso un po’ di quella fiducia che però è necessario rinvigorire sempre con altri frequenti rapporti.

Un’altra ipotesi teorizza invece una frigidità o un’anorgasmia di base della donna “ninfomane”.

L’impossibilità di raggiungere l’orgasmo e conseguentemente la mancanza anche di piacere durante tutto il rapporto sessuale può indurre una donna alla spasmodica ricerca dell’appagamento mediante l’instaurazione di una quantità eccessiva di relazioni intime.

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Dal punto di vista fisiologico sono stati osservati dei casi in cui l’ipersessualità è dovuta alla lesione, a causa di traumi o tumori, di una specifica zona del cervello o al calo di estrogeni durante il ciclo mestruale o la menopausa.

È un problema che può risolversi?

Nel caso in cui si percepisca un’anormalità nel proprio comportamento si è liberi di rivolgersi a un medico, il quale in base alla propria linea di pensiero e al caso specifico può prescrivere dei farmaci antidepressivi o consigliare una terapia individuale, che indaghi nel profondo del disagio di una persona e sradichi il problema sin dalla radice, o di gruppo in modo da permettere la condivisione delle esperienze e favorire il processo di risoluzione del problema.

Sembra che la percentuale di donne che soffre di impulso sessuale eccessivo sia più o meno del 2% e in una parte di queste il disturbo si presenta in forma platonica: questo significa che nonostante il desiderio eccessivo di consumare dei rapporti sessuali, la donna si limita a delle fantasie erotiche anche molto spinte ma prive di realizzazione, se non mediante l’autoerotismo.

Per tutte coloro che sentono di avere un problema con la propria sessualità, esiste anche un sito web gestito dall’Associazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia (AIRS) che può senz’altro aiutare il soggetto a capire quanto di anormale ci sia (sempre che effettivamente ci sia qualcosa di non naturale) nel proprio rapporto con il sesso e col piacere che ne deriva.

L’argomento desta comunque spesso la fantasia di scrittori e registi, sembra che anche il provocatorio Lars von Trier abbia incentrato su questo il suo ultimo film: Nymphomaniac; aspettiamo allora di conoscere anche il suo punto di vista! (per il momento in lingua danese, sembra infatti che in Italia il tema non sia gradito ai distributori).


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2 Commenti to “La ninfomania: il problema esiste?”

  1. sessuologo comportamentale
    aprile 12, 2014 at 4:56 pm #

    molte sono le donne che, per vari motivi, pensano di essere “ninfomani”. Tuttavia determinate condotte eccessive sono foriere di una valutazione clinica completa (anche sessuologica se agite in ambito sessuale) presso un capace psicoterapeuta allo scopo di diagnosticare chiaramente il problema (o i problemi), individuarne eventuali cause e capire infine che cosa poter fare per risolvere definitivamente. Sulla ninfomania poi si può vedere, in dettaglio, almeno nel pagine 282, 324 e 329 del “Il manuale pratico del benessere”, un percorso di auto aiuto psicologico patrocinato dal Club UNESCO, dove si propongono anche esercizi guidati, consigli concreti, prescrizioni salutiste nutrizionali e fitoterapiche, autovalutazioni e test psicologici per una crescita personale.

    • redazione salutemedicina.it
      aprile 14, 2014 at 12:50 pm #

      Gentile Dott. Zucconi,

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