Toxoplasmosi: il terrore delle donne in gravidanza

Una delle preoccupazioni più grandi per una donna che aspetta un bimbo è quella di contrarre la toxoplasmosi. Analisi specifiche vengono effettuate periodicamente per verificare che il microorganismo non sia presente nel sangue della donna incinta, perché ammalarsi di toxoplasmosi può essere davvero pericoloso per il normale sviluppo del feto, non solo all’inizio ma per tutta la durata della gravidanza.

Ciò che comunemente si pensa e si dice è che “il gatto porta la toxoplasmosi”, ma è davvero così?

Cos’è la toxoplasmosi e come si contrae?

La toxoplasmosi è una zoonosi, vale a dire una malattia trasmissibile da un animale a un uomo. Il responsabile del contagio è un microorganismo, il Toxoplasma Gondii.

Questo elemento patogeno può venire a contatto con l’essere umano attraverso la terra o la carne contaminate oppure attraverso le feci di animali infetti.

Attualmente, grazie alle condizioni igieniche in continuo miglioramento ed al controllo delle carni in vendita, le infezioni da Toxoplasma Gondii sono molto diminuite, anche se in alcune parti del Mondo la percentuale di adulti infetti raggiunge il 70%. Nelle zone della Terra in cui il clima è più umido e le condizioni igieniche meno curate, il rischio di contagio è nettamente più elevato rispetto alle aree più sviluppate e con normative igieniche più strutturate (in queste zone i contagi si limitano al 3% della popolazione).

Contrarre la malattia nei Paesi Occidentali non è così semplice. Il microorganismo può trovarsi nelle feci di gatto (se infetto) o nella terra dove un animale portatore del Toxoplasma abbia defecato. Basta perciò lavare bene la verdura che si mangia cruda (la cottura uccide il microorganismo) ed evitare di portare alla bocca la terra che potrebbe essere infetta. Il gatto randagio, nutrendosi di animali potenzialmente infetti potrebbe a sua volta ospitare il microorganismo e rilasciarlo con le proprie feci; ma se si possiede un gatto domestico che mangia cibo di qualità e, presumibilmente, viene controllato dal punto di vista della salute, i rischi di contagio sono davvero minimi.

Ovviamente per eliminare qualsiasi rischio, anche il più remoto, una donna in gravidanza può evitare di pulire la lettiera del gatto lasciando il compito al proprio compagno; in ogni caso le larve presenti nelle feci dell’animale diventano attive dopo 3-5 giorni , perciò se la lettiera viene pulita ogni giorni i rischi sono ancor più limitati.

Quali sono i sintomi della toxoplasmosi e come si affronta la malattia?

L’infezione da Toxoplasma Godii si articola in 2 fasi distinte: la prima è la fase in cui le manifestazioni sintomatiche sono chiaramente individuabili;la seconda invece è caratterizzata dalla presenza nei muscoli e nel cervello del microorganismo incistato, che non dà sintomi visibili fin quando per qualche motivo le difese immunitarie si abbassano ad un punto tale da far sì che la presenza del microorganismo si renda nuovamente evidente.

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I sintomi iniziali prevedono l’ingrossamento delle linfoghiandole, mal di gola, mal di testa e mal di ossa. Questa fase può durare anche qualche mese e se l’infezione non viene curata, lascia il passo alla seconda fase.

A parte casi rari, la toxoplasmosi non è una malattia grave (a volte non si è neppure al corrente di averla contratta), ma può diventarlo se ad infettarsi è una donna incinta. In particolare, ammalarsi di toxoplasmosi durante le prime settimane di gestazione può comportare danni gravi alla formazione del feto o addirittura l’aborto spontaneo.

Proprio per questo il test per la toxoplasmosi viene effettuato appena si è a conoscenza dello stato di gravidanza (o anche prima se la maternità viene programmata) e, in caso di negatività agli anticorpi specifici (cioè di vulnerabilità alla malattia), viene ripetuto durante tutto il corso delle 40 settimane di gestazione.

In ogni caso una terapia mirata di antibiotici, che in casi normali cura totalmente l’infezione, può minimizzare i problemi dati dalla toxoplasmosi; tuttavia, se il contagio avviene prima delle 24 settimane l’esito solitamente è molto grave.

Poiché non esiste vaccino per difendersi da questo microrganismo, è opportuno lavorare sulla prevenzione; è perciò fondamentale, in caso di gravidanza, evitare di mangiare salumi, carne cruda, verdure crude (a meno che non si sia certi dell’accurato lavaggio) e il contatto con terra potenzialmente contaminata.

Si può tranquillamente convivere col proprio gatto quindi, anche durante una gravidanza. Anzi la sua compagnia può aiutare a vivere con più tranquillità i momenti difficili di un evento tanto particolare e delicato.

 


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