Tantra e sessualità: tra verità e falsi miti

Il termine “Tantra” – dal sanscrito, principalmente tradotto come “tecnica“, “dottrina” o anche “essenza“, “principio” – è una parola invero assai complessa: nella concezione maggiormente condivisa, può indicare un insieme di dottrine e credenze antichissime di origine Orientale, volte a sviluppare, ampliare la coscienza umana verso direzioni di natura spirituale. Da questi credo ha origine quel nucleo di pratiche che oggi sono sempre più diffuse in Occidente, soprattutto nell’ottica di una rivitalizzazione del rapporto dell’Io con la sessualità: secondo i sostenitori, queste pratiche tantriche sono foriere di benessere sessuale che parte dal proprio self e si irradia al rapporto di coppia e al mondo circostante.
Ma andiamo a guardare più da vicino:

Come il Tantra può giovare alla sessualità?

Senz’altro è vero che il Tantra pone al centro del discorso la sessualità: il sesso, in breve, è visto come momento elevato – divino, anzi – di scambio di energie innanzitutto all’interno del microcosmo individuale. Secondo la sessualità tantrica, in altre parole, l’uomo sarebbe sede di flussi energetici invisibili, “dormienti” ma assai potenti (“kundalini“) che, se risvegliati – ad esempio attraverso una pratica sessuale appropriata -, si attivano, andando a stimolare i “chackra”, ossia i centri (individuati dalla nostra scienza pressappoco in corrispondenza delle ghiandole endocrine principali) in cui si concentra la forza divina dell’uomo. Queste potenze primigenie stimolate dal sesso tantrico, veicolerebbero quindi uno scambio di energia – spirituale, prima ancora che fisica – che parte dall’interno della persona, si diffonde dall’uomo alla donna e viceversa (soprattutto: dal momento che la donna è figura centrale nella coppia); una volta all’estasi, la coppia raggiunge un legame con l’assoluto cosmico, fondendosi in esso (“samādhi“), per un’unione dai connotati divini.

Tantra: errori e falsi miti d’Occidente

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Spesso si contesta di fare un “uso” eccessivamente superficiale del culto tantrico, soprattutto in ambito sessuale. Intanto è bene specificare che, al contrario di ciò che spesso accade in Occidente, nei culti tantrici la sessualità non è vissuta come, per così dire, una “competizione” tra uomo e donna (tabù derivanti da idee errate sulla sessualità – che poi spesso sfociano in ansie, tensioni ed altre “malattie” del sesso) ma come un’armonica unione: unione che coinvolge non solo uomo e donna, ma le essenze di questi “templi sacri” (lui e lei) che, attraverso l’atto amoroso, si unirebbero all’Assoluto.
Un’altra delle impasse tipicamente Occidentali è che spesso si tende a pensare che il Tantra sia un compendio di “posizioni” e/o di pratiche sessuali da seguire fedelmente, attraverso rituali fissi, per raggiungere il piacere: superfluo dire che non è così. Il sesso nel Tantra non è una procedura in sé, staccata dai culti, ma è al contrario una naturale espressione del rituale (il Tantra), il cui fine è il piacere, ma anche, soprattutto, la liberazione del sé. In definitiva: è probabilmente vero che il sesso tantrico provoca profondo piacere fisico, ma è altrettanto vero che questo deve essere accompagnato da una ricerca squisitamente interiore – tesa a liberare l'”Io” (da condizionamenti, da remore sociali): solo raggiungendo questo livello, gli spiriti possono liberarsi insieme ai corpi verso un’infinita gioia dei sensi.


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