La sindrome di Rubens: fare sesso al museo

Che l’arte sia eccitante e risvegli i sensi è ormai appurato; certo è che quando l’eccitazione supera il limite della disinibizione possono presentarsi imbarazzanti situazioni difficili da gestire.

La Sindrome di Rubens è descritta come quell’eccesso di eccitazione provocato da un’opera d’arte, tanto forte da indurre il soggetto a volerla sfogare con l’eros, magari proprio sotto un bellissimo quadro o ai piedi di un’imponente statua di marmo.

Ma si può davvero parlare di un disturbo?

In cosa consiste la sindrome?

Sir Peter Paul Rubens, pittore fiammingo vissuto a cavallo del 1600 ha dato il nome a questa strana sindrome che induce l’osservatore di un’opera a sfogare i propri istinti sessuali al cospetto dei grandi artisti del tempo passato.

Sembra che il primo quadro a suscitare tanta eccitazione sia stato il “Due Satiri”, una grande tela conservata a Monaco, ma oggi sono tante le opere che stimolano l’eros degli utenti amanti della cultura artistica ed esiste anche una classifica dei Musei più gettonati per dare sfogo ai propri irrefrenabili impulsi.

L’IPSA (Istituto di Psicologia Psicoanalitica di Roma) ha portato avanti uno studio che ha preso in considerazione 2.000 utenti di Musei ed ha osservato che il 20% di loro sembra non sia riuscito a frenare il proprio istinto sessuale suscitato dall’arte e sfogato soddisfacentemente nelle vicinanze dell’opera (probabilmente negli orari di minor afflusso turistico) o magari nel bagno del Museo, per rimanere un po’ più nascosti. Certo non si parla sempre di rapporti sessuali completi, ma fortunatamente a volte ci si riferisce ad approcci erotici più limitati anche se comunque potenzialmente inopportuni.

Sempre secondo lo studio tra i primi Musei in classifica per gli irrefrenabili impulsi ci sono il Palazzo Doria Pamphilj di Genova e la Pinacoteca di Brera di Milano, mentre nella Capitale spiccano Galleria Borghese e il Vittoriano.

Cosa dice Freud?

Sembra che quello di provare impulsi ingestibili di fronte all’arte sia in realtà un qualcosa che fa parte dell’uomo da sempre; già Freud aveva sostenuto che la scoperta crea eccitazione ed essendo l’opera d’arte una continua scoperta di emozioni e nuovi mondi, lo stato d’eccitazione  può amplificarsi fino a diventare una vera e propria sindrome.

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Sicuramente Musei e mostre d’arte predispongono gli individui alle nuove conoscenze e sembra che a volte queste sfocino in approcci più che amichevoli.

Cosa fare quindi?

Se è veramente possibile inserire il “disturbo” nell’ambito delle sindromi allora è opportuno che chi ne soffre a tal punto da non potersi assolutamente trattenere, si rivolga a uno psicologo competente che lo aiuti a godere dell’arte e dell’amore in luoghi separati; altrimenti basta forse soltanto un po’ di buona volontà che faccia sì che non venga oltrepassato il limite della buona educazione e dell’opportunità dei comportamenti (tolto il fatto che non c’è certo niente di male nel conoscere persone nuove in un Museo).

Le sindromi dell’arte

La Sindrome di Rubens non è l’unica suscitata dalle opere d’arte; esiste infatti la ben più nota Sindrome di Stendhal (o di Firenze), che provoca svenimenti, malessere e attacchi di panico di fronte a un’opera d’arte particolarmente totalizzante, la Sindrome di Gerusalemme che invece è suscitata esclusivamente da opere d’arte di argomento religioso e provoca gli stessi effetti della sindrome di Stendhal e la sindrome di Parigi o di Notre Dame, analoga alle precedenti e che sembra colpire coloro che si trovano di fronte alla particolarità architettonica di Notre Dame de Paris.

Una curiosa caratteristica di tutte queste sindromi sta nel fatto che sembra che gli italiani siano tra i meno colpiti rispetto al resto degli europei o ai giapponesi; si dice che il motivo risieda nell’abitudine che l’italiano ha di essere circondato da bellezze artistiche sin dalla nascita, essendo l’offerta artistica dell’Italia estremamente ricca e varia.

 


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