Sesso anale non protetto: non serve evitarlo, ma attenzione ai rischi

Il sesso è un piacere che si compone di tanti giochi che possono stimolare ed eccitare in modo differente le diverse persone.

Una delle pratiche erotiche più comuni è il sesso anale, gradito da molte coppie etero e fondamentale nella vita di coppia omosessuale maschile. Ma se i rapporti vaginali possono essere rischiosi per la trasmissione di malattie pericolose, quelli anali sono scevri da rischi?

Quali sono le malattie potenzialmente trasmissibili mediante un rapporto anale non protetto?

Attraverso un rapporto anale non protetto è potenzialmente possibile il contagio di qualsiasi malattia sessualmente trasmissibile anche con i rapporti vaginali o comunque con il contatto tra le mucose genitali e le secrezioni maschili e femminili, caratteristiche dell’attività sessuale.

Tra le malattie trasmissibili ve ne sono alcune a cui è necessario porre particolare attenzione.

Ad esempio la gonorrea che in alcuni (può essere asintomatica)può portare a delle complicanze a carico della prostata, nell’uomo, o a sterilità e gravidanze extrauterine nella donna; la sifilide è una malattia di origine batterica, anche questa a volte asintomatica, può manifestarsi con problemi seri all’apparato scheletrico, cardiocircolatorio o cutaneo e inoltre può procurare gravi danni a livello fetale, aborti spontanei, parti pretermine o nascite di neonati comunque infetti; è quindi necessaria una diagnosi precoce e una terapia tempestiva. Il papilloma virus responsabile di condilomi, verruche e carcinomi, la clamidia, causa di uretriti e cerviciti, le epatiti (A, B, C, D, E), pericolose per il fegato, sono tutte malattie potenzialmente gravi da cui è bene difendersi con un rapporto protetto, sia esso vaginale o anale.

La malattia di cui poi si parla più spesso e che è anch’essa trasmissibile con dei rapporti anali è l’AIDS, provocato da un virus, l’HIV, che, come è purtroppo noto, provoca una tale compromissione del sistema immunitario, da rendere il corpo bersaglio di malattie che, normalmente curabili in modo piuttosto semplice, possono invece diventare di difficilissima gestione.

Perché il sesso anale può essere a rischio?

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Il sesso anale è un gioco erotico frequentemente praticato, ma l’ano, di per sé, non è naturalmente predisposto ad accogliere il pene; le mucose anali e rettali sono più sottili di quelle vaginali e non vi sono secrezioni che facilitano la penetrazione, per questo motivo sono frequenti delle lesioni che possono favorire il contagio di malattie serie o anche solo di infezioni batteriche locali. Ovviamente praticare un sesso anale sicuro è possibile, ponendo attenzione a qualche piccolo accorgimento e utilizzando sempre il preservativo, in particolar modo quando il rapporto viene consumato con persone che non si conoscono abbastanza bene.

Il consiglio è quello di utilizzare preservativi adatti (alcune marche ne producono di appositi, particolarmente sottili, resistenti e lubrificati) e di procedere ad una lubrificazione adeguata con oli appositi acquistabili in qualsiasi sexy shop e in alcune farmacie e di praticare una penetrazione il meno violenta possibile.

Cosa non fare quando si pratica sesso anale?

È fondamentale non praticare penetrazioni vaginali dopo quelle anali in quanto l’ampolla rettale è per sua natura sede di materiale fecale e quindi di batteri che possono stimolare l’insorgenza di candidosi e altre infezioni: l’igiene tra un rapporto anale e uno vaginale è determinante, anche quando si usa il preservativo.

Un errore che molti uomini compiono, soprattutto i giovani, più inesperti, è di cercare una maggiore protezione indossando due preservativi uno sopra l’altro; questo è un grave errore perché l’attrito tra i due profilattici aumenta il rischio di rottura e quindi di contatto con mucose e secrezioni.

In ogni caso, se dovesse capitare di avere un rapporto anale non protetto o di rompere il profilattico durante la penetrazione, si consiglia sempre di rivolgersi il prima possibile a un centro specializzato o in ospedale; così che qualsiasi rischio di contagio venga immediatamente preso in considerazione e, se necessario, si proceda con delle terapie preventive in grado di bloccare sul nascere eventuali contagi.


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