Il masochismo: tra le parafilie è piuttosto comune

Ciò che un tempo veniva chiamato perversione oggi è stato ribattezzato parafilia. Le parafilie sono molte e rappresentano quella tendenza di molte persone a provare piacere sessuale in situazioni specifiche e particolari, in alcuni casi provando anche dolore fisico o umiliazione psicologica.

In alcuni casi l’eccitazione vi è soltanto se non c’è il consenso dell’altro, come nel caso del frotteurismo (il piacere nel palpeggiare una persona non consenziente), l’esibizionismo, il classico maniaco con l’impermeabile che prova piacere nel mostrare i propri genitali a degli sconosciuti o il voyerismo, quando l’eccitazione nasce dal vedere persone ignare nude (magari dalla finestra della propria casa) o dall’osservarle mentre hanno rapporti sessuali col proprio partner.

Fino a tempi più remoti anche l’omosessualità e la pedofilia venivano inserite nell’ambito delle parafilie, ma come è ovvio è necessario fare alcune importanti considerazioni; la pedofilia infatti è considerata una vera e propria psicopatologia, mentre l’omosessualità, ormai dal 1987, non rientra più neppure tra le parafilie soft, ma è soltanto un’identità sessuale definita.

Altre parafilie ancora oggi riconosciute invece prevedono una certa consensualità; tra queste il masochismo è tra le più frequenti.

Chi è il masochista?

Il masochista è colui che prova un piacere sessuale profondo nel farsi umiliare psicologicamente o percuotere dal proprio partner.

La sofferenza diventa il piacere e viene ricercata attivamente durante ogni rapporto sessuale (se poi il piacere dell’umiliazione travalica il sesso e coinvolge anche tutte le attività quotidiane, si parla di TPE: total power exchange).

Il termine “masochismo” è stato coniato da uno psichiatra della seconda metà dell’800, Krafft-Ebing, che pubblicò un trattato sull’argomento, dal titolo “Psychopathia Sexualis” e da allora molte opere letterarie hanno trattato il tema anche in modo romanzato; ad esempio nello stesso periodo, Leopold von Sacher-Masoch, pubblica “Venere in pelliccia”, testo più volte ripreso dalla cinematografia, anche recentemente da Roman Polanski, o dal mondo della musica, come nel brano “Venus in furs” dei “The velvet underground”.

Ma cos’è che attrae tanto nel masochismo? Probabilmente l’idea che chiunque ha della donna in abito di pelle, tacchi a spillo e frusta che usa per provocare dolore al proprio compagno o l’immagine dell’uomo brutale e affascinante che prende la sua donna con una piacevole violenza.

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In generale però il masochismo prescinde da queste immagini stereotipate e si svolge tra le mura di casa, senza bisogno di oggettistica da sexy shop: il problema per il masochista sorge quando al proprio partner non va di provocare alcun dolore; per questo Freud associò il concetto di masochismo a quello di sadismo, cioè del piacere sessuale provato nel provocare dolore all’altro; si parla così più spesso di sadomasochismo.

L’appagamento del masochista comunque non proviene generalmente soltanto dall’atto sessuale in sé, ma dallo stile di vita che in tutte le sue espressioni fa sì che il senso di colpa e la sofferenza siano sempre presenti e accentuate (anche solo nella propria intimità, il soggetto masochista spesso non è individuabile dall’esterno).

Perché il masochismo? È necessario cercare un rimedio?

Le motivazioni del masochismo vengono indagate da molti anni da psichiatri di linee culturali diverse che propongono differenti punti d’origine di un problema che in modo più o meno marcato coinvolge, così sembra, circa il 30% della popolazione.

La perpetuazione di una situazione traumatica infantile, un rapporto distaccato e anaffettivo con i propri genitori, l’essere stato spettatore di maltrattamenti o sofferenze durante l’infanzia, sono tutte teorie possibili. Ma è necessario “curare” il masochismo?

Quando la propria situazione psicologica crea dei problemi a livello sociale e personale è senza dubbio opportuno rivolgersi a uno psichiatra che indagando sui vari aspetti del problema può riuscire a donare una vita più tranquilla al proprio paziente, ma nel momento in cui il soggetto riesce a trovare un equilibrio e sfoga il suo masochismo (o sadomasochismo) nell’atto sessuale con un partner consenziente il problema non sussiste più e ognuno può vivere la propria vita e i propri rapporti di coppia in tranquillità e in pieno appagamento.


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