L’orgasmo femminile: esiste davvero la differenza tra quello vaginale e quello clitorideo?

Chiunque cerchi di descrivere l’orgasmo femminile utilizza parole diverse per evocare sensazioni differenti. Mentre quello maschile viene identificato usualmente con l’eiaculazione, l’orgasmo femminile viene studiato da decenni, ma ancora risulta difficile definirlo o inserirlo in schemi ben precisi.

Per secoli si è sottolineata l’inutilità dell’orgasmo femminile, in quanto non necessario alla fecondazione, anzi in alcuni periodi si è anche pensato che potesse ostacolare il concepimento di un figlio. Più recentemente tutte queste strampalate teorie sono state abbandonate, ma c’è ancora chi pensa che esistano due tipi di orgasmo femminile: quello clitorideo e quello vaginale.

Cos’è un’orgasmo e come ci si arriva?

Per quanto l’orgasmo sia un obiettivo a cui si arriva in modo strettamente individuale, la strada da percorrere per raggiungerlo è fatta solitamente di più passi consecutivi; eccitamento, pleteau, orgasmo e risoluzione sono le 4 fasi del rapporto sessuale, individuate da 2 studiosi della sessuologia moderna: William Masters e Virginia Johnson. Il primo passo consiste nell’attivare i primi recettori del sesso con l’immaginazione, è una fase razionale e prettamente mentale del rapporto, ma è seguita dall’eccitamento vero e proprio, in cui la componente fisica si esprime in modo evidente con l’erezione maschile e la lubrificazione femminile. Per raggiungere l’orgasmo è però necessario che lo stato di eccitazione fisica permanga per un certo lasso di tempo e aumenti progressivamente di intensità durante quello che viene chiamato plateau, fino al culmine di tutto il rapporto, l’orgasmo vero e proprio a cui segue un rilassamento generale sia muscolare che psicologico, che rientra a far parte della fase di risoluzione dell’atto sessuale.

L’orgasmo si inserisce quindi in un contesto più ampio (che non contempla soltanto il rapporto di coppia, ma può essere raggiunto autonomamente con la masturbazione, sia maschile che femminile) e viene descritto, relativamente alla donna, come quell’insieme di modificazioni fisiologiche che avvengono nella vagina e nella zona pelvica. Nel momento preorgasmico infatti, le pareti vaginali si lubrificano grazie al trasudato vaginale, aumenta l’afflusso sanguigno nei tessuti genitali e il clitoride si dilata; in seguito alla fase di plateau, una serie contrazioni vaginali, da 3 a 8, nella zona del terzo esterno della vagina, provocano l’orgasmo vero e proprio.

Esistono più tipi di orgasmo femminile?

Quello che fino a qualche anno fa veniva chiamato “orgasmo clitorideo”, era considerato un orgasmo “inferiore” per piacere e coinvolgimento perché privo di penetrazione, mentre quello vaginale, supportato dai movimenti del rapporto sessuale completo, sembrava essere più soddisfacente e maggiormente percepito. L‘“orgasmo clitorideo” è stimolato dallo sfregamento, appunto, del clitoride e può essere raggiunto con rapporti orali o con la semplice masturbazione, ma anche nel rapporto completo di penetrazione la parte più sensibile e è sempre la stessa: quella attorno al clitoride e i muscoli che si contraggono durante l’orgasmo sono i medesimi, quindi parlare di 2 orgasmi differenti è errato.

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Ogni donna è profondamente diversa e proprio per questo vi è chi afferma che un uomo non permetterà mai di raggiungere un orgasmo tanto piacevole come quello ottenuto per mano propria, mentre c’è chi godendo del piacere della penetrazione ottiene un orgasmo pienamente coinvolgente.

Una cosa è certa: affinché la propria compagna arrivi al culmine del piacere il clitoride deve essere stimolato, manualmente o mediante i movimenti del pene, quando la posizione del rapporto lo consente.

Molte psicologhe specializzate testimoniano comunque ancora oggi una numerosa presenza di donne che, non riuscendo a provare il cosiddetto “orgasmo vaginale”, si sentono depauperate di un qualcosa a cui hanno diritto o peggio ancora provano un senso di inferiorità o di incapacità nel rapporto di coppia, ma è invece bene capire che nel caso non si raggiunga l’orgasmo durante un rapporto a due, probabilmente è solo necessario parlarsi, capirsi e trovare quei punti precisi capaci di procurare il piacere desiderato.


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1 Commento to “L’orgasmo femminile: esiste davvero la differenza tra quello vaginale e quello clitorideo?”

  1. sessuologo comportamentale
    maggio 4, 2014 at 5:53 pm #

    Quali modalità fisiche (ma anche mentali) per favorire al massimo l’orgasmo femminile?
    Tutte le donne hanno oggi la possibilità di raggiungere l’orgasmo (anche in tempi brevi!) se non da sole con l’aiuto professionale di un capace sessuologo comportamentale, sempre dopo opportuna valutazione clinica delle cause inibenti.
    In alternativa sull’orgasmo vaginale si possono vedere le pagine 318 del Manuale pratico del benessere e sull’orgasmo clitorideo 319 e 322. Atteso che il Manuale pratico del benessere (Ipertesto editore) è stato patrocinato dal club UNESCO per il percorso guidato di auto aiuto allo scopo di permettere alla lettrice attenta una vera crescita sessuale (e non solo) attraverso esercizi domestici, prescrizioni fitoterapiche e nutrizionali, consigli psicologici, questionari di valutazione e test personali

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