Falloplastica: quando è l’uomo a non sentirsi all’altezza

La “sindrome da spogliatoio” è molto più diffusa di quanto si pensi: uomini adulti e ragazzi che convinti di avere un pene troppo piccolo si rifiutano di spogliarsi davanti agli altri, negli spogliatoi dopo la palestra o nelle docce dopo una partita di calcetto. Eppure i casi in cui la dimensione ridotta del pene è un effettivo problema sono decisamente rari. Indipendentemente dalla gravità della situazione, sono tanti gli uomini che si rivolgono a un chirurgo plastico per richiedere un allungamento o un ingrossamento del proprio insoddisfacente pene.

Perché gli uomini sono insoddisfatti e cosa fare?

Si parla di micropenia quando il pene in erezione non raggiunge i 7 cm di lunghezza: solo in questo caso la dimensione dell’organo viene considerata patologica, ma le richieste di allungamento provengono anche condizioni che rientrano nella norma.

I problemi estetici del pene possono essere principalmente 2: lo spessore e la lunghezza.

Oggi la chirurgia plastica può fornire il proprio aiuto in entrambi i campi.

Le operazioni di allungamento del pene sono oggi piuttosto semplici, di breve durata e richiedono una convalescenza minima e lo stesso vale per le operazioni di ingrossamento.

Come avvengono le operazioni?

Quando il pene è giudicato troppo corto e il medico accetta di effettuare l’intervento, viene praticata un’incisione alla base del pube attraverso cui è possibile recidere il legamento che ancora il pene all’osso pubico: il legamento sospensore. La recisione avviene solitamente con degli strumenti laser, così che il dolore e il sanguinamento siano ridotti al minimo. Il problema principale di questo tipo di intervento è la possibilità che il legamento tenda a ri-cicatrizzarsi, così da annullare, almeno in parte l’effetto dell’allungamento. Recentemente per evitare questo “effetto collaterale” viene inserito nell’incisione effettuata un distanziatore in silicone, modellato al momento dell’operazione proprio sul tipo di solco del paziente stesso. Questo distanziatore separando le due parti del legamento reciso impedisce il processo di retrazione cicatriziale.

L’allungamento ottenuto con la recisione del legamento è senza dubbio funzionale e soddisfacente, ma è bene non illudersi di poter raggiungere dimensioni da guinnes dei primati.

In alcuni casi al processo di allungamento si associa l’intervento di ingrossamento, se il paziente ritiene di avere un pene troppo sottile.

Quest’operazione può avvenire in maniere diverse: o inserendo una struttura sintetica biocompatibile attorno al corpo cavernoso o iniettando del grasso autologo.

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La prima tecnica prevede un innesto di una sostanza chiamata Derma liofilizzato, praticamente un collagene strutturalmente molto simile al corpo cavernoso del pene che permette un ingrossamento del pene lasciando invariata la capacità elastica dell’organo durante l’erezione.

La seconda tecnica permette un ingrossamento del pene di circa il 30% ed è attuabile prelevando del grasso dal pube o dall’addome del soggetto e iniettandolo lungo il corpo del pene. Questa metodica prende il nome di lipopenoscultura ed è possibile nei pazienti in sovrappeso o normo peso poiché soggetti troppo magri non hanno abbastanza grasso da prelevare e ri-iniettare.

Il problema di questa tecnica è che col passare del tempo una buona parte del grasso può essere riassorbita, rendendo vana la fatica dell’intervento.

In ogni caso sarà il medico chirurgo che insieme al paziente potrà decidere sul da farsi in base alle effettiva necessità del paziente e all’attuabilità delle varie tecniche.

Quanto dura la convalescenza?

La convalescenza ha una durata minima. Il paziente può camminare il giorno stesso dell’intervento e normalmente può tornare a casa il giorno seguente; deve invece aspettare una settimana di tempo per riprendere le attività più stressanti e almeno un mese prima di avere nuovi rapporti sessuali.

Inoltre l’intervento non è doloroso e il fastidio post-operatorio può essere controllato con semplici analgesici.

È bene tener presente che i casi di micropenia sono effettivamente molto rari e se il medico sconsiglia l’operazione perché non è ritenuta necessaria è opportuno fidarsi e semmai chiedersi perché viene percepito come un problema un difetto che non c’è. Inoltre è anche bene ricordare che l’obesità dà una percezione sbagliata del proprio pene, che nascosto dalle protuberanze del grasso addominale e delle cosce può sembrare più piccolo di quanto in realtà non sia, quindi in caso di obesità è meglio, prima di tentare un’operazione, provvedere a riacquistare il peso forma per valutare poi la questione con maggiore oggettività.

Infine è necessario sapere che la falloplastica non ha nulla a che vedere con la funzionalità erettile del pene. Se quindi il problema non è soltanto la dimensione ma anche il funzionamento, è opportuno rivolgersi a andrologi esperti che sono comunque in grado di porre rimedio a un problema difficile da accettare.


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