Dove è il punto G?

Falsi miti e credenze si sono creati attorno al celebre punto G, tanto che ancora oggi esistono diatribe relative alla sua esistenza e alla sua localizzazione anatomica. Tutto questo ha contribuito a generare confusione e talvolta tentativi maldestri di ricerca da parte sia di uomini sia di donne.

Cerchiamo di capirne qualcosa di più, avvalendoci della scienza, che fortunatamente in questo caso corre in nostro soccorso. Prima di tutto che cos’è il punto G?

Con questo termine ci si riferisce a un punto particolare presente sulla parete interna della vagina, nella zona anteriore, molto sensibile alla stimolazione, al punto da provocare nella donna orgasmi particolarmente intensi. Il nome punto G deriva da quello del medico tedesco Ernst Gräfenberg, il primo a teorizzare e studiare la presenza di questa zona erogena.

Esiste davvero e dove è il punto G?

Illustri ginecologi e innumerevoli studi anatomici hanno dimostrato l’esistenza del punto G e localizzato la sua presenza all’interno della vagina, attraverso l’analisi dell’apparato genitale di larghi campioni di popolazione femminile. Purtroppo le notizie a riguardo sono una positiva e una negativa: il punto G esiste, ma non tutte le donne ce l’hanno.

Il professor Emmanuele Jannini, docente di medicina dell’università de L’Aquila, attraverso un lungo studio compiuto sottoponendo ad ecografie vaginali un largo campione di donne, ha dimostrato come in una parte della popolazione femminile sussista un ispessimento della parete vaginale anteriore localizzato tra il canale dell’uretra e la vagina stessa, identificato proprio come il punto G. Questa zona non più larga di pochi millimetri, non è facile da individuare tramite stimolazione diretta data la cavernosità del tessuto vaginale.

Una successiva ricerca condotta dall’università di St. Petersburg, in Florida, conferma tale ipotesi, dopo un attento studio anatomico, affermando con certezza che il famigerato punto G sia localizzato proprio tra l’apparato genitale e l’uretra.

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Come è possibile stimolare il punto G?

La nascita del mito del punto G è legata alla difficoltà nell’individuarlo. Non esistono metodi infallibili, ma sicuramente si è scoperto che durante la fase di eccitamento della donna, questa zona subisca un vero e proprio inturgidimento, ingrandendosi e facilitando quindi la sua stessa stimolazione e contribuendo a far raggiungere alla donna la massima eccitazione sessuale.

Qualsiasi posizione assunta durante un rapporto sessuale che vada in qualche modo a comprimere la parete anteriore dell’apparato genitale femminile contribuisce a stimolare il punto G, facendo raggiungere alla donna un intenso orgasmo.


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