AIDS: fa ancora paura, ma la ricerca va avanti

Si tratta di una malattia ben conosciuta, per la preoccupazione che ha generato e che tuttora genera nelle famiglie italiane e di tutto il mondo; è stata protagonista di film, basti ricordare le magistrali interpretazioni di Denzel Washington e di Tom Hanks in Philadelphia, pellicola del 1993, e ispirazione di libri come “All’amico che non mi ha salvato la vita” di Hervé Guibert, scrittore francese, morto di Aids nel 1991 alla giovane età di 36 anni.

Negli anni ’80-’90 se ne sapeva ancora poco e questo faceva sì che coloro che se ne ammalavano venissero discriminati come portatori di morte, ma oggi è possibile trovare informazioni approfondite sull’argomento e la condizione psico-sociale di chi ne è affetto, nonostante le reticenze dettate dall’ignoranza, dovrebbe essere migliorata.

Cos’è l’Aids e come si trasmette?

“Aids” è un acronimo che sta per  “Acquired Immune Deficiency Sindrome”, che viene tradotto in italiano come “Sindrome da immunodeficienza acquisita”. È causata da un virus, l’Hiv (Human immunodeficiency virus) che può rimanere latente nel corpo anche per anni, creando uno stato di sieropositività: vigente quando sono presenti gli anticorpi elaborati dall’organismo venuto a contatto col virus, senza che però si sia sviluppata la malattia vera e propria: l’Aids. Questa non ha sintomi specifici se non una totale debilitazione del sistema immunitario che rende difficoltosa la difesa contro batteri, virus e funghi che normalmente sono facilmente curabili, ma che invece possono provocare gravi infezioni, dette opportunistiche, in un corpo in cui è presente il virus.

Non si può contrarre l’Hiv per via aerea; non basta uno starnuto o un colpo di tosse come accade per le influenze stagionali. Il virus risiede nel sangue, nei liquidi vaginali e pre-eiaculatori, nello sperma e nel latte materno, per questo la maggiorparte dei contagi avviene a causa di rapporti sessuali (eterosessuali o omosessuali, di tipo vaginale, anale o orogenitale) con soggetti infetti o per via materno-fetale.

Fino a qualche anno fa anche le trasfusioni e i trapianti potevano preoccupare chi ne aveva bisogno, ma oggi viene effettuato uno screening che testa la condizione ematica dei donatori, così da scongiurare ogni rischio.

Il test per valutare la presenza del virus si può effettuare in qualsiasi ospedale senza bisogno di prescrizione medica e mantenendo l’anonimato ed è sempre consigliato in caso di rapporti a rischio (è bene allora aspettare 3 mesi) o prima di una gravidanza.

Come viene trattato l’Aids oggi?

La ricerca medica è andata molto avanti negli ultimi anni e sebbene non esista ancora una cura definitiva né un vaccino (su cui sembra che ci siano dei progressi a livello scientifico) le terapie applicate promettono comunque al soggetto di raggiungere un’età avanzata (in media 65 anni) con una buona qualità della vita, se si considera che è anche possibile portare avanti una

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gravidanza impedendo che il feto rimanga contagiato. In questo caso basta che la madre segua la terapia adeguata durante tutto il periodo di gestazione e che al neonato siano somministrati i giusti farmaci per alcuni mesi e la probabilità di contagio scende dal 20% di qualche anno fa a meno del 4% attuale.

Le terapie vengono sempre decise dal medico curante in base alla condizione clinica del paziente e alla sua reazione ai vari farmaci che sono comunque causa di effetti collaterali a volte piuttosto gravi e si basano su farmaci antiretrovirali (terapie HAART) in grado di bloccare la replicazione virale.

Cosa fare per prevenirne il contagio?

Ad oggi l’unico modo per evitare il contagio dell’Hiv è porre molta attenzione ai propri rapporti sessuali. Nel caso di rapporti a rischio l’uso del preservativo è fondamentale sin dall’inizio del rapporto in quanto il contagio può avvenire anche con il semplice contatto dei liquidi infetti con le mucose integre.

Si deve invece stare tranquilli nel caso si frequenti un soggetto Hiv-positivo per lavoro, come compagno di viaggio o per amicizia; non è infatti possibile rimanere contagiati per via aerea, con i baci o con lo scambio di vestiti, asciugamani, lenzuola o posate.

Come in molti altri casi quindi, una corretta educazione sessuale può evitare al proprio corpo e a quello altrui, danni irreversibili dati da malattie importanti come l’Aids o da almeno altre 30 più o meno gravi infezioni sessualmente trasmissibili.


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