Narcolessia: il problema esiste

Il continuativo senso di sonnolenza è qualcosa con cui convivere può risultare difficile. A tutti è certamente capitato di addormentarsi davanti alla televisione o al pc e qualcuno magari ha chiuso gli occhi anche a scuola o a lavoro, in momenti particolari.

Quando però si cade nel sonno troppo frequentemente nell’arco della giornata e in modo inaspettato e ingestibile, il problema diventa più serio e si può parlare di narcolessia.

Come si manifesta la narcolessia?

La narcolessia si manifesta con una eccessiva sonnolenza e tendenza ad addormentarsi in modo assolutamente non controllabile né procrastinabile.

Gli attacchi di sonno sono frequenti, anche una volta ogni 90-120 minuti, e sono caratterizzati da un’emergenza molto rapida della fase REM. Questo è il sintomo più conosciuto ed evidente della narcolessia, ma solitamente non è il solo; ad esso si accompagnano ad esempio: la cataplessia, cioè la perdita improvvisa di rigidità muscolare nei momenti di forte emotività (positiva o negativa), cosa che può provocare anche pericolose cadute o l’impossibilità a muoversi e a reagire agli stimoli per qualche minuto; le allucinazioni ipnagogiche, una specie di incubi terrificanti e inscindibili dalla realtà che compaiono poco prima o poco dopo la fase di addormentamento; la paralisi del sonno, che provoca l’impossibilità di muoversi durante il sonno o al risveglio; l’insonnia, poiché il soggetto tende a svegliarsi molto spesso e a fare incubi tremendi.

Chi viene colpito da narcolessia e perché?

Fortunatamente la narcolessia non è una malattia comune: colpisce circa lo 0,02-0,2% della popolazione e di costoro solo il 10-15% viene afflitto da tutta la sintomatologia. Nella maggior parte dei casi soltanto alcuni dei fastidi si presentano assieme alle frequenti fasi di addormentamento.

La maggior parte dei pazienti a cui viene diagnosticata la malattia ha tra i 15 e i 25 anni, ma non è possibile escluderne l’insorgenza a qualsiasi età.

La causa scaturente è invece ancora sconosciuta; potrebbe mancare un neuromediatore, l’orexina, nel liquido cerebrale, ma è stata supposta anche una causa genetica e una autoimmune; in ogni caso ancora non si può dire nulla di certo e le ricerche continuano ad andare avanti, nonostante i pochi dati disponibili.

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Come rimediare alla narcolessia?

Purtroppo, non conoscendo esattamente le cause che stimolano l’insorgenza della narcolessia, ciò che si può fare è soltanto tentare di attenuarne i sintomi il più possibile.

Solitamente vengono prescritti dei farmaci, per lo più attivatori dello stato di veglia o antidepressivi per contrastare la cataplessia.

Ci sono però anche dei consigli sulle proprie abitudini quotidiane che, se seguiti con attenzione, possono apportare qualche miglioramento alla qualità della vita.

Innanzitutto è bene fare attenzione alla dieta: alcuni cibi, si sa, richiedono molto impegno per la digestione e inducono al sonnellino anche chi di narcolessia non soffre affatto, quindi dovrebbero essere banditi l’alcool, l’eccesso di carboidrati e zuccheri raffinati e qualsiasi piatto troppo pesante, specialmente prima di un’attività.

Frutta e verdura sono facilmente digeribili e sono quindi gli alimenti più consigliati nel caso in cui si debba passare la giornata a lavoro o a scuola. Sarebbe anche opportuno imparare a gestire le proprie necessità in modo da evitare gli improvvisi tracolli. Questo è senza dubbio piuttosto difficile nella maggior parte dei casi, ma un riposino di 10-20 minuti dopo i pasti o comunque a distanze di tempo programmate possono essere un valido aiuto. Se a soffrirne sono i bambini è bene che i genitori parlino con gli insegnanti per evitare che il soggetto, già imbarazzato da un disturbo tanto particolare, possa anche essere sgridato dalla maestra. Ci sono anche dei prodotti naturali che aiutano a stimolare lo stato di veglia; mentre un adulto può prendere un caffè, un bambino o chi non vuole esgerare con la caffeina (che ha comunque i suoi effetti collaterali) può provare del ginseng o della cayenne.

La narcolessia, se non è una malattia di per sé grave, è senza dubbio difficile da gestire quando si hanno dei rapporti di studio o lavoro. Spiegare che si dorme per una patologia e non per pigrizia è sempre piuttosto imbarazzante e molte volte chi ha un ruolo di autorità tende a non capire. Per questo è importante che gli studi vadano avanti e che si diffonda la conoscenza della narcolessia come qualcosa che deve essere preso in seria considerazione così che chi ne soffre possa godere del supporto non solo delle associazioni dedicate come la AIN (Associazione Italiana Narcolettici e ipersonni), ma di tutti coloro che hanno intorno ogni giorno.


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