Malattia di Lyme: la borreliosi portata dalle zecche

In Italia la borreliosi si è manifestata con una discreta quantità di casi nelle Regioni del nord: Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto ed Emilia Romagna. Ma è negli Stati Uniti che invece esistono delle vere e proprie zone endemiche che hanno creato alla fine del secolo scorso e creano tutt’oggi dei problemi e delle preoccupazioni in chi, per lavoro, deve stare a stretto contatto con aree infestate da zecche potenzialmente infette.

Come si diffonde la borreliosi?

La malattia (detta anche Morbo di Lyme) è provocata da un batterio che fa parte delle Borrelie: in Europa e nel Nord America è presente il Borrelia burgdorferi sensu striato, mentre in Europa, Asia e Africa sono presenti il Borrelia afzelii e il Borrelia garinii.

In Europa la malattia è presente specialmente in Repubblica Ceca, in Slovacchia, in Slovenia e in Austria.

Il batterio può infettare le zecche dure del cane o degli animali selvatici, come cervi, caprioli, lepri o roditori vari; nel caso in cui i piccoli aracnidi mordano l’uomo, l’agente patogeno può entrare nel circolo sanguigno e infettare la persona.

Quali sono i sintomi e quale il decorso della malattia?

Nella piccola città di Lyme, negli Stati Uniti, nel 1975 ci fu un forte aumento dei casi di artrite infantile. Questo evento preoccupò molto le istituzioni sanitarie, che studiando i vari casi si accorsero della presenza comune in tutti i pazienti del batterio patogeno.

Tutte le persone infette (o almeno il 90% di loro) presentano inizialmente una macchia rossa sulla pelle: un eritema che tende ad espandersi col passare del tempo e si accompagna ad altri sintomi simil influenzali. Febbre, dolori articolari e muscolari, mal di testa, spossatezza possono comparire contemporaneamente o meno e in modo intermittente o continuativo per giorni o mesi. Se la malattia non viene riconosciuta o viene trascurata, inizia una seconda fase (anche dopo alcuni anni dall’infezione) piuttosto importante durante la quale artralgie e mialgie aumentano di intensità, le articolazioni tendono a gonfiarsi e possono manifestarsi anche disturbi neurologici e/o cardiaci (come palpitazioni o blocchi atrioventricolari).

Questo stadio della malattia è piuttosto pericoloso in quanto è il periodo in cui la patologia può cronicizzarsi, rendendo le cure vane o comunque non definitive. Il 20% dei pazienti può sviluppare infatti un’artrite cronica e molto più raramente possono insorgere meningiti, acufeni, radicoloneuriti o paralisi di Bell.

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L’ultimo stadio della malattia è ovviamente il più difficile: i pazienti perdono la memoria e tendono a mostrare importanti squilibri comportamentali oltre ai numerosi probabili disturbi a carico dell’apparato cutaneo, cardiocircolatorio, muscolare, osseo e vascolare.

Come si affronta la malattia?

È importante essere tempestivi e riuscire a trattare la malattia nella sua fase precoce, quando le manifestazioni si limitano all’eritema cutaneo e poco altro. In questo caso basta una terapia farmacologica con antibiotici specifici a bloccare l’avanzamento dell’infezione; i bambini hanno bisogno di attenzioni particolari anche perché è più facile che si verifichi un ritardo nell’individuazione dei sintomi.

Quando si sospetta un caso di borreliosi è sempre opportuno rivolgersi a un medico che ha bisogno, oltre che delle analisi del sangue per osservare la presenza del batterio, anche di un’anamnesi completa (ovvero un racconto preciso da parte del paziente dei disagi che prova) in quanto in molti casi, nei primi stadi della malattia la presenza del microorganismo potrebbe non comparire dai risultati degli esami sierologici.

Esistono dei vaccini che è possibile somministrare alle persone che lavorano nelle aree a rischio delle zone geografiche più contaminate, ma la copertura non è totale ed è comunque sempre opportuno prendere delle precauzioni comportamentali per evitare che le zecche possano mordere.

Sia i bambini che giocano all’aperto che gli adulti che lavorano nei campi dovrebbero essere coperti con un vestiario adatto che impedisca il più possibile alle zecche l’accesso a contatto con la pelle. Esistono inoltre dei repellenti che è possibile spruzzarsi addosso e sui vestiti affinché i parassiti infastiditi si rivolgano ad altre “prede”. Attenzioni di questo tipo possono senza dubbio limitare molto il contagio della Malattia di Lyme e sono accorgimenti da tenere presenti anche nel caso si sia già stati infettati. Il contagio infatti non assicura l’immunità ed è potenzialmente possibile infettarsi più di una volta.


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