Malattia da videogames: dove la realtà si fonde con il virtuale

Per un numero crescente di giovani, l’evasione dalla realtà sembra diventare la soluzione più semplice per far fronte alla noia, ai problemi quotidiani, all’alienazione sociale e alla mancanza di spazi urbani. Una delle novità dell’ultimo secolo, in tal senso, è la fuga nella realtà virtuale: il trasferimento della personalità all’interno delle dinamiche dei videogames, fino a un completo assorbimento. Una videodipendenza. Questo è un fenomeno che viene studiato attentamente dagli esperti negli ultimi tempi, mentre in altri paesi – come la Cina – è già considerato una vera malattia.

Lineamenti del videodipendente

La sorpresa dei paesi civilizzati: emerge dai dati dei centri studi che circa il 10% dei ragazzi (10/18 anni) è assorbito da videogames.
Gli estremi dell’assuefazione patologica sono ravvisabili in alcune linee guida comuni e condivise: il dipendente passa numerose ore al giorno davanti allo schermo (solitamente più di 30 alla settimana) e anche quando non gioca ai videogames, pianifica la propria vita in funzione delle partite successive (le tecniche che utilizzerà la prossima volta, come si procurerà i soldi per giocare, eccetera); chi dipende dai giochi fa fatica ad ammettere la dipendenza, eppure di solito parla dei giochi o perfino fa sogni che riguardano i giochi.

Conseguenze della dipendenza

I principali effetti riscontrabili sul videodipendente sono: instabilità umorale, paranoia e alienazione crescente e impossibilità di instaurare rapporti sociali sani, difficoltà nel concentrarsi (ad esempio a scuola). Spesso costui conduce una vita sedentaria, e talvolta sviluppa problemi di sovrappeso o, al contrario, denutrizione. Nei casi gravi, possono presentarsi insonnia, incubi, crisi d’astinenza, attacchi di panico e perfino crisi epilettiche. Alcuni studi hanno sottolineato il rischio del cosiddetto Game Transfer Phenomena: ossia il trasferimento alla vita reale delle dinamiche gioco e la conseguente imitazione di situazioni emotive e comportamentali del gioco in situazioni quotidiane.

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Uscire dal gioco si può!

Inutile rimarcare che il videodipendente considera la “seconda realtà” migliore della prima: questo è uno dei fattori primari da tenere in conto quando si pianifica una soluzione. Certamente, è importante uno sforzo anche da parte del “malato”: costui ha bisogno di ritrovare il giusto feeling con la realtà fattuale, e in questo i genitori debbono aiutarlo, monitorandolo e costruendo attorno a lui attività alternative rispetto a quella di star seduto dinnanzi al videogame. Oggi questa dipendenza è paragonata a quella da droghe: perciò cominciano a spuntare centri che aiutano i ragazzi a uscirne, rieducandoli a riconoscere il gioco e distinguerlo dalla realtà.


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