L’incontinenza: un sintomo fisico e una difficoltà psicologica

Andare in bagno fa parte delle abitudini quotidiane più naturali; si percepisce uno stimolo, un bisogno e ad un certo punto si decide di liberarsi. Alcune persone però, per motivi diversi, hanno difficoltà a sentire lo stimolo o a riuscire a controllarlo sia per quanto riguarda l’urina (incontinenza urinaria) che le feci (incontinenza fecale) e questo crea dei disagi non indifferenti quando si  è nel pieno dell’attività lavorativa o si sta trascorrendo un po’ di tempo rilassante con gli amici.

L’incontinenza urinaria: cos’è?

Più o meno il 30% delle donne di tutti i paesi dell’Europa occidentale ne soffre con una percentuale quasi doppia rispetto a quella degli uomini, i quali sono meno predisposti per un fattore anatomico e costituzionale. Col passare dell’età cresce la percentuale dei malati di incontinenza, aumentando il rischio dopo i 40 anni e con un picco tra i 60 e i 70 anni; questo non significa però che sia una malattia inevitabile della vecchiaia: l’incontinenza si può prevenire e si può entro certi limiti anche curare.

Può essere di due tipi: incontinenza da sforzo o incontinenza da vescica iperattiva. La prima dipende dall’incapacità di trattenere l’urina nel momento in cui si debbano fare sforzi addominali più o meno gravosi, a volte può essere rischioso alzare un oggetto molto pesante, altre volte basta uno starnuto; la seconda invece causa un’incontrollabilità dello stimolo della vescica, cosa che impone delle corse in bagno quando ormai potrebbe essere troppo tardi. L’incontrollabilità dei muscoli della vescica possono anche causare perdite notturne, dette nicturie.

L’incontinenza è dovuta a fattori diversi; la forte predominanza femminile tra i pazienti della malattia è dovuta al parto che modifica, a volte sensibilmente, l’anatomia del pavimento pelvico, il muscolo che sostiene la vescica, ma anche le alterazioni ormonali dovute alla menopausa possono creare decisive modificazioni a tutto l’apparato urinario.

E per quanto riguarda l’incontinenza fecale?

Per incontinenza fecale si intende l’incapacità di trattenere feci liquide e solide e gas intestinali.

Non è chiaro perché se ne soffre (anche in questo caso le donne sono più predisposte, probabilmente a causa del parto e di come viene coinvolto il pavimento pelvico), ma statisticamente si sono evidenziati alcuni fattori che possono predisporre l’individuo.

Una diarrea cronica essendo di più facile eliminazione rispetto alle feci normali può causare un indebolimento della muscolatura addetta all’espulsione del corpo fecale fino alla totale o parziale incontrollabilità; ma anche la stipsi e quindi eccessivi sforzi ripetuti durante gli anni possono provocare anomalie muscolari che a volte sono causate anche da interventi non ben eseguiti al retto e all’ano, come quelli per le emorroidi, le fistole o gli ascessi.

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Infine un prolasso dell’intestino su se stesso o sulla vescica procura indubbiamente problemi di incontrollabilità e quindi di incontinenza urinaria e/o fecale.

Scontato dire che alcune malattie degenerative come il Morbo di Parkinson o l’Alzheimer influendo anche sulla capacità motoria e il controllo muscolare possono causare episodi più o meno frequenti di incontinenza.

È possibile prevenire e curare l’incontinenza?

Spesso il comprensibile imbarazzo che un problema del genere può causare, impedisce al soggetto di rivolgersi al medico, ma sarebbe invece importante chiedere consiglio appena il problema si presenta, quando è più facile riuscire ad arginarlo.

Esistono infatti sia per l’incontinenza urinaria che per quella fecale degli esercizi riabilitativi che prendono il nome di esercizi di Kegel tesi a restituire alla muscolatura addetta la giusta forza ed elasticità; è stato anche messo a punto un sistema di biofeedback fondamentale per rendere il paziente cosciente del livello del proprio disturbo e per permettergli di valutare i propri  miglioramenti analizzando il lavoro eseguito mediante una sonda in grado di trasmettere i dati del lavoro muscolare su un monitor sempre visibile durante gli esercizi di rinforzo. Accanto a questo, il medico può prescrivere dei farmaci e consigliare uno stile di vita e una dieta che non accentuino il problema e solo in casi particolarmente gravi si può ricorre a un’operazione chirurgica di ristabilizzazione del pavimento pelvico.

Quando il problema è ancora vivo è possibile usare pannoloni o altri strumenti, come dei tamponi appositi, che impediscano meccanicamente la perdita di urina o feci e questo può creare dei disagi e un calo di autostima profondi, ma è necessario che ci si renda conto che l’incontinenza non è  un problema a cui rassegnarsi, ma è invece un disturbo che può essere prevenuto e curato affidandosi a un bravo medico appena si fanno vivi i primi fastidiosi sintomi.


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2 Commenti to “L’incontinenza: un sintomo fisico e una difficoltà psicologica”

  1. ZenzCom
    dicembre 12, 2013 at 2:20 pm #

    Per chi soffre di incontinenza fecale, segnalo il metodo THD Gatekeeper.
    Intervento mini invasivo e veloce (dura circa 30 minuti).
    Si opera ambulatoriamente, grazie all’inserimento di impianti auto espandenti l’effetto duraturo è assicurato.
    Dopo l’intervento il decorso è rapido e si può tornare in breve tempo alle normali attività.

    Per informazioni: http://www.thdlab.it/trattamento/2/2/come-curare-incontinenza-fecale.html

  2. Paola C.
    giugno 23, 2014 at 6:44 pm #

    Salve,
    vedendo che si parla di incontinenza fecale in questo articolo voglio portare la mia testimonianza riguardo al metodo Thd Gatekeeper, peraltro segnalato dall’utente prima di me.
    Soffrivo di incontinenza post-parto e sottoponendomi a questa operazione ho risolto completamente il problema, laddove la ginnastica riabilitativa e i farmaci non erano riusciti a fare nulla. Ora a distanza di tre anni le perdite involontarie di materiale dall’intestino non sono più ricomparse e conduco una vita perfettamente normale.

    Paola C.
    Piacenza

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