La lavanda gastrica: quando serve e come funziona

Usando un termine più tecnico la si può chiamare gastrolusi, ma è senzaltro più conosciuta come lavanda gastrica.

Vi viene sottoposta Augusta, moglie di Remo interpretato da Alberto Sordi in “Le vacanze intelligenti”, quando un pasto pantagruelico a base di pappardelle, arrosto, fagioli con salsicce e molto altro, non riesce più a stazionare nel suo stomaco. Nella realtà viene invece effettuata quando vengono assunte dosi eccessive di farmaci o di alcune sostanze tossiche, oppure quando è necessario sottoporre un paziente a un’operazione urgente in un tratto dell’apparato digerente.

In cosa consiste la lavanda gastrica?

La lavanda gastrica viene effettuata, come dice il termine stesso, per lavare lo stomaco da sostanze tossiche, prima che vengano assorbite dalle mucose dello stomaco.

Solitamente viene praticata entro 2 ore dall’assunzione del veleno, ma in casi particolari può essere efficace anche dopo 6 ore.

Lo svuotamento dello stomaco avviene mediante un sondino che attraverso la bocca o il naso arriva allo stomaco e aspira poco per volta tutto il suo contenuto. Dopo l’aspirazione viene pompato all’interno del corpo, sempre mediante il piccolo tubo di gomma, un liquido tiepido in grado di lavare e disinfettare lo stomaco. Spesso il liquido immesso è semplice acqua calda o soluzione fisiologica, ma in alcuni casi è possibile aggiungere un antidoto, specialmente nei casi di avvelenamento in cui si conosce il tipo di sostanza ingerita.

Per facilitare la manovra il corpo deve essere posizionato in una maniera specifica che, seguendo l’anatomia dello stomaco fa si che la sua curvatura maggiore si trovi verso il basso: in questo modo è più facile per il sondino aspirarne il contenuto. Il paziente viene quindi sdraiato sul fianco sinistro con il viso rivolto verso il basso, anche perché la manovra potrebbe indurre il vomito.

Poichè i casi di avvelenamento sono piuttosto particolari, spesso viene richiesto al personale medico di conservare un campione del liquido gastrico, così da poterlo analizzare in tempi successivi.

Quali sono le precauzioni da prendere?

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La lavanda gastrica è un’operazione praticata abbastanza frequentemente e non provoca danni di alcun genere, è comunque necessario che il personale ponga determinate attenzioni al rischio che il paziente possa aspirare piccole particelle del contenuto dello stomaco, specialmente nel caso in cui vomiti, rendendo così possibile un’eventuale polmonite ab ingestis; fortunatamente le tecniche moderne fanno sì che questo tipo di inconveniente sia decisamente raro.

Altre conseguenze non gravi della lavanda gastrica, sono le eventuali piccole ferite a danno dello stomaco o della gola; infatti la sonda che viene inserita deve essere spostata avanti e indietro di qualche centimetro per essere sicuri di aver aspirato tutto il possibile e in caso di mucose delicate o di movimenti troppo rapidi potrebbero ledersi i tessuti.

Quando non deve essere praticata la lavanda gastrica?

Il più grave problema da evitare durante la gastrolusi è, come detto, l’aspirazione da parte del paziente di sostanze tossiche, perciò la pratica va evitata in tutti i casi a rischio, in particolar modo quando il paziente ha le convulsioni o sia comunque incosciente. In questi casi la lavanda può essere effettuata previa intubazione tracheale. Le vie aeree devono essere protette anche nel caso in cui la sostanza ingerita sia estremamente tossica, come nel caso di alcuni derivati del petrolio o di oli essenziali che non devono assolutamente raggiungere le mucose dell’apparato respiratorio. Sostanze schiumose hanno bisogno anch’esse di una precedente intubazione tracheale poiché, anche se non sono solitamente molto tossiche, sono facilmente aspirabili dal paziente.

Tempo fa si consigliava in caso di ingestione di sostanze tossiche di provocare il vomito anche prima di andare in ospedale, con acqua e sale o caffè e limone. Per quanto questo possa essere un immediato rimedio a situazioni potenzialmente gravi, è comunque bene fare molta attenzione, perché molte sostanze sono troppo corrosive e il loro contatto, per una seconda volta dopo l’igestione, con le mucose dell’esofago potrebbe provocare lesioni pericolose. È perciò sempre opportuno chiamare il proprio medico o recarsi immediatamente al Pronto Soccorso, portando, quando possibile, la confezione della sostanza ingerita, così che possa essere più semplice anche per il personale medico sapere come approcciare al paziente e prendere la decisione migliore per la sua salute.


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