La terza malattia: la rosolia

Poco meno contagiosa del morbillo, ma pur sempre ad alta diffusione, la rosolia, o “terza malattia”, è una delle malattie esantematiche che costringe a letto per qualche giorno i bambini, principalmente di età compresa tra i 5 e i 9 anni, e più raramente i giovani e gli adulti.

Di origine virale, essa è causata dal rubella virus e si trasmette attraverso le goccioline di saliva che vagano nell’aria per un banale starnuto o semplicemente parlando.

L’incubazione della rosolia dura poco più di 15 giorni e il contagio inizia una settimana prima della manifestazione dei sintomi, per terminare dopo circa 4 giorni dalla loro scomparsa.

Come si manifesta?

I sintomi della rosolia sono simili a quelli di un’influenza: febbre non molto altadolori articolarimal di testa e ingrossamento dei linfonodi dietro la nuca e accanto alle orecchie.

A caratterizzarla sono le macchioline isolate, rosa e leggermente in rilievo che compaiono prima sul collo per poi estendersi al resto del corpo fino a scomparire nei successivi 2 giorni. La peculiarità di queste macchie consiste nella loro maggiore evidenza dopo il bagno o la doccia.

Nonostante rientri a far parte delle malattie esantematiche, almeno nel 40% dei casi la rosolia non presenta l’eruzione cutanea. Nel 50% dei casi addirittura la malattia non viene conclamata, poiché spesso il suo riconoscimento immediato diventa difficile proprio perché gli unici sintomi presenti sono la febbre e i linfonodi doloranti.

Come alleviare i sintomi?

Essendo di origine virale, anche per la cura della rosolia non esiste un farmaco specifico; l’unica cosa che è possibile fare è rimanere a letto a riposo e assumere liquidi e zuccheri con una  dieta accorta. In questo modo nell’arco di 5-10 giorni ogni sintomo scompare ed è possibile tornare a condurre la vita in modo abituale.

In caso di dolori articolari particolarmente forti il medico può prescrivere degli antidolorifici specifici.

Le complicazioni della rosolia nella gravidanza

La rosolia è una malattia assolutamente non pericolosa: i casi di complicazioni sono rarissimi.

È invece assolutamente necessario per le donne accertarsi di essere immuni al virus prima di iniziare una gravidanza.

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Chi è stato contagiato dalla rosolia ha sviluppato gli anticorpi specifici che rendono la persona immune per il resto della vita. Chi invece è riuscito a farla franca da bambino deve considerarsi comunque un soggetto a rischio.

Essere contagiate in stato interessante può provocare al feto conseguenze gravi e irreversibili.

Se l’embrione viene colpito dal virus nelle prime settimane di gravidanza si può arrivare all’aborto spontaneomorte intrauterina ogravi malformazioni. Il nascituro può infatti contrarre la sindrome da rosolia congenita (CRS), che causa gravi deficienze qualisorditàcataratteritardo mentalemicrocefalia e altre ancora.

Quindi la cosa migliore da fare per una donna che voglia avere un figlio e non è sicura della propria immunità è sottoporsi a una semplice analisi del sangue, il rubeotest, che è in grado di certificare se gli anticorpi che contrastano la rosolia siano presenti o meno nel sangue e quindi se si è immuni oppure no.

Il vaccino

L’incidenza dei contagi di rosolia è notevolmente diminuita dopo l’elaborazione del vaccino.

Bambini e adulti non immuni dovrebbero proteggersi mediante l’iniezione di un ceppo vivo attenuato del virus, che non scatena la malattia ma permette al corpo di creare gli anticorpi che lo renderanno immune per tutta la vita.

Il vaccino viene somministrato in un’unica soluzione insieme a quelli contro il morbillo e la parotite (vaccino trivalente MPR) e viene iniettato tra il dodicesimo e il quindicesimo mese di età del bambino; va poi ripetuto dopo 5 o 6 anni.

Gli effetti collaterali del vaccino sono molto lievi e nell’80% dei casi non si presentano. Può però capitare che dopo circa una settimana dall’iniezione si sviluppi una lieve febbre o dei dolori articolari e ai linfonodi dietro la nuca.

Relativamente ai dibattiti tra medici che lo supportano e coloro che invece lo disincentivano è stato assicurato da studi specifici che il vaccino non può in alcun modo sviluppare forme di autismo, meningite o encefalite.


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