La spina calcaneare

Una lenta formazione ossea sul tallone, spesso asintomatica

La spina calcaneare viene anche chiamata sperone calcaneare per la forma che assume, con la punta rivolta verso le dita e la base nella zona infero mediale del tallone.

Le calcificazioni ossee si formano per motivi diversi, ma nella maggiorparte dei casi sono concrezioni dovute a microtraumi ripetuti a causa di calzature non idonee o allenamenti scorretti o a infiammazioni croniche dei tendini plantari che provocano l’accumulo di sali di ossidato di calcio.

Quali sono le cause e i sintomi della spina calcaneare?

Il fattore comune di gran parte di coloro che soffrono di sperone calcaneare è la postura eretta tenuta per molte ore al giorno, per lo più per motivi di lavoro. A questo si associa frequentemente l’uso di calzature antinfortunistiche, che sono molto rigide, o scarpe con i tacchi alti o scomode per la fisionomia individuale del piede che in molti casi è anche caratterizzato da altre forme predisponenti come il valgismo, il cavismo o il piattismo.

Ben il 40% dei pazienti è obeso, quindi la forma fisica è importante, se non fondamentale nel processo di formazione ossea del calcagno.

Infine, sono alcune malattie che coinvolgono tutto l’apparato osseo a stimolare la formazione della spina, come l’artrite reumatoide o la gotta.

Spesso questo piccolo sperone non provoca alcun dolore e si presenta in forma totalmente asintomatica, si stima addirittura che il 30% delle persone ne sia affetto senza che lo sappia.

In alcuni casi però specialmente al mattino quando si scende dal letto o la sera dopo una giornata di lavoro, il tallone comincia a fare male; il dolore è puntiforme, ma a lungo andare può diffondersi a tutto il calcagno e in alcuni casi è talmente forte da impedire la normale deambulazione inducendo il soggetto a zoppicare.

Come si affronta il problema?

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Il soggetto che accusa dolore e si rivolge al medico subirà una visita medica che in seguito a pressopalpazione ed eventualmente a raggi X col piede sotto carico può diagnosticare con una certa sicurezza la presenza della spina. Risonanze magnetiche e TAC possono mettere in evidenza anche eventuali fasciti e infiammazioni dei tendini.

Accertata la presenza dello sperone, il medico deve per prima cosa prescrivere un periodo di riposo dagli allenamenti e nel caso di dolori molto forti delle infiltrazioni di cortisonici per mitigare la sofferenza.

A questo deve accompagnarsi una buona fisioterapia e una riabilitazione specifica. Innanzitutto la crioterapia può ridurre il dolore nei primi periodi, poi tecniche specifiche come ionoforesi e ultrasuoni hanno anch’esse un’intento antidolorifico a lungo termine.

Per ridurre l’infiammazione il medico sceglierà tra i vari strumenti esistenti quello che ritiene più appropriato: l’ipertermia, che grazie alle onde elettromagnetiche ad alta  frequenza, creano uno stato di forte calore nei tessuti più profondi in modo da stimolare la circolazione e quindi l’irrorazione e la rigenerazione di tessuti lesi, la tecarterapia, che induce uno spostamento degli ioni presenti all’interno dei tessuti, provocando così una stimolazione rigenerativa degli stessi, e le onde d’urto, che disgregano la neoformazione, quando ancora non è eccessivamente calcificata ed hanno anche un buon effetto antinfiammatorio.

Contemporaneamente alle terapie strumentali una riabilitazione mediante stretching ed esercizi appositi possono far sì che il soggetto riprenda i propri allenamenti o le proprie attività lavorative il prima possibile.

La ripresa delle normali attività deve essere valutata dal medico e soprattutto deve essere progressiva. Specialmente nel caso degli sportivi, gli allenamenti devono essere programmati e non devono mai raggiungere l’eccesso che ha provocato già una volta l’infiammazione e quindi la formazione ossea.

È importante, come sempre, non sottovalutare il problema per evitare che alcune delle infiammazioni possano cronicizzarsi dando vita a talloniti e fasciti dure a mandar via. Appena un sintomo si presenta, rivolgersi a un medico, preferibilmente uno specialista, è sempre la scelta migliore facendo sempre attenzione agli errori diagnostici: non è infatti detto che tutti i dolori accusati al tallone siano dovuti alla spina che essa sia presente o meno; in certi casi basta semplicemente ridurre  un’infiammazione tendinea o muscolare indipendentemente dalla formazione ossea.


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