La Prima malattia: il morbillo

La prima malattia esantematica descritta nella storia è proprio quella che ha visto la maggior parte degli adulti di oggi rimanere a letto nell’età scolastica con fastidiose macchie rosse e febbre alta: il morbillo.

Piccole epidemie si sviluppano principalmente nelle scuole a causa dell’elevato indice di contagiosità della malattia (97-98%), che si trasmette facilmente attraverso goccioline di saliva e particelle di muco che volano nell’aria dopo lo starnuto o il colpo di tosse, anche del bambino più attento.

Gli anticorpi elaborati dal nostro organismo al momento del contagio fanno però sì che una volta guariti si rimanga immuni alla malattia per il resto della vita.

Chi sono i principali bersagli del virus?

Circa il 90% dei bambini tra i 5 e i 12 anni di età vengono contagiati dal virus del morbillo e a questa età la malattia, per quanto fastidiosa, non si può certo considerare grave o pericolosa. I casi di complicazioni sono molto rari e possono riguardare otiti o malattie broncopolmonari, specialmente in bambini molto piccoli.

C’è da sottolineare che i lattanti fino a 6 mesi di vita sono immuni dal virus in quanto sono protetti dagli anticorpi trasmessi dalla madre (se immune a sua volta).

Sviluppo e cura della malattia

I bambini che si ammalano di morbillo cominciano ad accusare dei sintomi simili a quelli dell’influenza (febbre alta, tosse, lacrimazione ed occhi arrossati), che precedono di due o tre giorni la comparsa del rush cutaneo, caratterizzato dalle famose macchie color rosso vivo che compaiono inizialmente sulla fronte e sul viso del bambino per poi diffondersi “a nevicata” fino ai piedi nell’arco di una giornata o poco più. Le macchie scompariranno poi progressivamente con una lieve desquamazione cutanea.

Spesso durante il periodo pre-esantematico (quello che precede la comparsa delle macchie) compaiono anche delle piccole chiazze biancastre sulle guance del bambino all’altezza dei molari, dette macchie di Koplik, che rendono più facile la diagnosi del morbillo.

L’incubazione del virus dura due settimane e il contagio della malattia inizia 1-3 giorni prima della comparsa dei primi sintomi fino a 7 giorni dopo la comparsa delle pruriginose macchie sul corpo.

Trattandosi di un virus, non esiste cura che possa guarire dalla cosiddetta Prima malattia.

L’unica cosa che possiamo fare è rimanere al caldo, controllare la dieta che deve essere leggera e ricca di liquidi e riposare.

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Usare gli antibiotici si rivelerà inutile a meno di complicanze batteriche, mentre potrà portare sollievo un espettorante che liberi le vie respiratorie o un antipiretico in caso di febbre molto alta.

Vaccino sì, vaccino no?

Chi volesse risparmiare al proprio figlio qualche giorno di malessere ha comunque ha disposizione il vaccino trivalente, incentivato dalle autorità sanitarie, che protegge contro morbillo, rosolia e parotite.

Esso viene somministrato dopo il dodicesimo mese di vita e va ripetuto dopo 5-6 anni.

È consigliato anche agli adulti non immuni o ai bambini di 6-12 mesi di età nel caso in cui vengano a contatto con un focolaio del virus.

Il vaccino è invece sconsigliato alle donne incinte e ai soggetti che abbiano delle deficienze a livello immunitario a causa di terapie farmacologiche o malattie in corso.

Alcuni medici sconsigliano a chiunque la somministrazione del vaccino perché essendo costituito da un ceppo virale attenuato non assicura una immunità totale e perpetua, aumentando il rischio di contagio in età adulta, quando la malattia può risultare più fastidiosa.

Esso non è in ogni caso obbligatorio, quindi ognuno può scegliere per sé e per i propri figli la soluzione che ritiene migliore, tenendo presente che è stato assicurato dai medici (i quali lo incentivano fortemente) che il vaccino trivalente non comporta nessun rischio per la salute del paziente, ma anche che la probabilità che il morbillo provochi conseguenze gravi è davvero molto bassa.


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