La ludopatia: perdere tutto per giocare d’azzardo

Ludopatia, gioco d’azzardo patologico (GAP), gambling: sono tutti sinonimi che indicano la stessa grave forma di ossessione compulsiva, quella che induce inspiegabilmente una troppo elevata percentuale di popolazione nazionale a impegnare tempo, energie e soldi nei videopoker o nelle lotterie di vario genere.

È ormai diventato difficile entrare in un bar senza sentire quel ripetitivo tintinnio delle slot machines e senza vedere uomini tristi e tendenzialmente irascibili borbottare di fronte all’ennesima perdita; come è ormai raro un paese in cui non è presente almeno una sala giochi, con ingresso vietato ai minori di 18 anni e una vasta esposizione di quelle che spesso vengono chiamate macchinette mangiasoldi.

Chi cade nell’abisso del gioco d’azzardo e perché?

Il CNR ha osservato un forte incremento rispetto agli anni passati della percentuale di popolazione che cede al vizio del gioco. Nel 2013 è stato calcolato un 4% di ludopati, con una leggera prevalenza nelle regioni del Sud (con una media del 53%) rispetto a quelle del Nord (con una media del 47%).

Ludopatia

Se si volesse delineare l’identikit del giocatore standard, questo apparirebbe come un uomo, tra i 20 e i 70 anni, disoccupato o di ceto sociale basso, divorziato, vedovo o comunque solo.

Le donne sono leggermente più immuni al vizio, ma ne esiste una percentuale di età superiore ai 45 anni che non resiste all’adrenalina generata dal rischio della scommessa. Anche in questo caso si tratta di persone sole e spesso con gravi problemi finanziari che cercano di superare con tali ingannevoli metodi, ma non mancano in entrambi i sessi casi didirigenti o lavoratori autonomi che puntano grandi somme di denaro per aumentare il rischio e quindi l’emozione del gioco.

Il dato più preoccupante è l’aumento di adolescenti che giocano soldi in modo più o meno metodico, iniziando già dai 15 anni. Sembra che nel 2013 il 45,3% degli studenti abbia giocato denaro almeno una volta; certo non è né grave né pericoloso comprare un gratta e vinci ogni tanto per sfidare la sorte, ma tra questi ragazzi (anche stavolta, per lo più maschi) potrebbero esserci coloro che in pochi anni svilupperanno una vera e propria ossessione, specialmente se si considera che il 6% di loro ha giocato mediamente più di 51 Euro al mese.

Come riconoscere il problema?

Se chi ha dipendenza da droghe o alcool si lascia dietro le spalle una scia di bottiglie vuote e tracce tangibili, riconoscere il malato di GAP è invece tendenzialmente più difficile. La famiglia e gli amici hanno un ruolo importante nel rendersi conto dei cambiamenti comportamentali di una persona; questa infatti tende solitamente a mostrarsi più isolata, a mentire, ad allontanarsi da moglie, figli e amici, a frodare chiunque pur di giocare ancora e non si rende conto né dei soldi che metodicamente perde, né nel tempo che trascorre davanti al monitor di una slot o con una monetina a grattare su illusorie cartoline.

Il sito web dei giocatori anonimi dà voce a un’associazione di ex giocatori che tentano di aiutare le altre vittime di questa illusione con la condivisione delle proprie esperienze e su una delle pagine del sito è presente un piccolo test: sono 20 domande a cui rispondere sinceramente con un sì o con un no. Se la risposta è affermativa ad almeno 7 delle domande, è il caso di prendere coscienza del proprio problema e di rivolgersi a qualcuno che possa fornire il proprio aiuto.

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Psicologi, psichiatri ed esperti di economia insieme possono prendersi cura di situazioni anche gravi di ludopatia, che tra le altre cose aggiunge al problema specifico della compulsione, anche quello della depressione causata dalla frequente perdita della famiglia, del lavoro e di qualsiasi tipo di rapporto sociale.

È possibile una prevenzione?

Purtroppo non sempre accade come nel film Rain man, in cui Dustin Hoffman, genio della matematica e del calcolo delle probabilità, riesce a vincere ripetutamente alla roulette sotto lo sguardo di ammirazione del fratello minore. Praticamente sempre quel che si perde è nettamente superiore a ciò che si vince. Coloro che gestiscono sale giochi o che installano una slot machine nel loro bar dovrebbero impedire ai minorenni di giocare e dovrebbero essere formati a capire i segnali della dipendenza potendo così intervenire tempestivamente per bloccare l’ossessione sul nascere.

Sfortunatamente questo tipo di educazione non viene impartita.

Le tristi storie dei personaggi famosi caduti nel baratro del gioco, come quella del simpatico speaker radiofonico Marco Baldini, dovrebbero aiutare coloro che sentono di trovarsi in una situazione simile.

Le difficoltà sono certamente tante per il ludopata e per la sua famiglia, ma è indispensabile che si tenti qualsiasi arma per poter vincere contro una patologia che nei casi più gravi ha conquistato la prima pagina dei giornali a causa dei tentati (e a volte riusciti) suicidi che ne derivano.

È possibile tentare la fortuna e giocare, nei modi leciti, una volta ogni tanto e magari in compagnia e col sorriso sulle labbra, ma è bene che il tutto rimanga parte di un estemporaneo momento di socializzazione teso sempre al puro divertimento e mai al tentativo di risoluzione di problemi economici o di fuga dai problemi di solitudine.


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