La diarrea del viaggiatore

In alcuni Paesi la probabilità di soffrirne è del 60%

Non c’è niente da fare, chi è appassionato di alcune zone della Terra deve mettere in conto qualche giorno di malessere generale. Certo non c’è la sicurezza di ammalarsi al 100%, ma in ogni caso il 40-60% di coloro che si spostano in aree igienicamente arretrate deve soccombere a quella che viene chiamata la “diarrea del viaggiatore”.

Cibo diverso, cambiamento di abitudini e, soprattutto, una vasta gamma di batteri, virus e parassiti a cui il nostro intestino non è abituato possono infastidire la digestione del soggetto provocando diarrea, infiammazioni, dolori, nausea e, a volte, vomito e febbre.

Quali sono gli agenti patogeni più comuni?

Nell’85% dei casi il responsabile di tutti i disturbi che incrinano le proprie vacanze è un batterio il più comune dei quali è l’Escherichia Coli che si presenta nel 50% dei casi di infezione batterica, seguito dalla Shigella, dalla Salmonella e da altri; nel 20% delle evenienze coloro che programmano una vacanza in zone tropicali possono essere vittime dell’infezione da Campylobacter jejuni o di piccole quantità di shigella.

Il 5-10% delle infezioni sono da attribuirsi a virus che proliferano nell’intestino, in particolar modo i rotavirus, frequente nel bambini, e i norovirus che sfocia in piccole epidemie nelle crociere.

Infine, il 10% dei casi di diarrea è causato da parassiti: giardia lambia, entamoeba histolytica, cryptosporidium parvum ed altri.

Ognuno di questi microrganismi patogeni si sviluppa nel corpo umano provocando sintomi affini: in primo luogo diarrea, spesso acquosa e caratterizzata da muchi o sangue, e accompagnata da tenesmo, crampi, gonfiore, dolore e a volte da nausea e vomito, mentre sono più rari gli episodi di febbre.

Quando si sviluppa e quanto dura la diarrea del viaggiatore?

Questo fastidiosissimo disturbo può presentarsi durante il viaggio o subito dopo, dipendentemente dal periodo di incubazione dell’elemento patogeno. Solitamente i primi sintomi compaiono entro 15 giorni dall’arrivo in zone a rischio e possono presentarsi anche solo con diarrea più o meno frequente. Anche per quanto riguarda la durata del disturbo, questa dipende da più fattori, dal microrganismo infettante, dal trattamento applicato e dalla gravità dell’infezione.

Per alcune delle patologie del viaggiatore esistono dei vaccini, ma nella maggior parte dei casi l’unico modo per cercare di non farsi contagiare e attenersi ad alcune norme igieniche di base e ai noti consigli sul cibo da evitare.

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Cosa fare quando non esiste un vaccino?

Le norme da seguire per evitare le infezioni intestinali sono piuttosto semplici in linea di massima e sono tese ad evitare l’ingestione di acqua contaminata; gli agenti patogeni sono infatti solitamente espulsi con le feci dei soggetti malati e quando i sistemi di fognatura non sono adeguati l’acqua utilizzata per la cucina potrebbe contaminarsi. Ad esempio, per quanto riguarda il cibo, è opportuno evitare tutto ciò che può contenere anche piccolissime quantità di acqua non bollita e non confezionata: verdure crude lavate con l’acqua di rubinetto, frutta, molluschi e pesci crudi e il ghiaccio nelle bibite; se non si è certi della provenienza dell’acqua utilizzata è opportuno evitare di assumerla e questo vale anche per l’igiene personale, è infatti bene lavarsi i denti (e se possibile anche il viso) con acqua imbottigliata. Anche il latte non pastorizzato può essere conduttore di organismi patogeni, quindi è bene evitare creme e gelati e dolci al cucchiaio che potrebbero contenerne. Se invece si alloggia in una residenza autonoma, è possibile bollire l’acqua per avere la sicurezza di non essere contagiati.

Poiché alcuni parassiti sono portati dalle zanzare, portare abiti lunghi, specialmente nelle ore a rischio, montare delle zanzariere nelle finestre e proteggere il cibo con delle retine sono tutti ottimi consigli per la prevenzione della diarrea del viaggiatore.

Qualsiasi precauzione potrebbe non bastare per proteggere da un’infezione, ma è bene sapere che, sebbene in alcuni casi è possibile che questa si aggravi, nella maggior parte dei casi il tutto si risolve con qualche giorno di diarrea che non impedisce di godersi comunque la vacanza.

È comunque opportuno non sottovalutare mai alcun sintomo e in casi di malessere rivolgersi a un medico; solitamente è sufficiente porre attenzione alla reidratazione tesa a reintrodurre i liquidi e i sali minerali persi con la dissenteria e in alcuni casi possono essere prescritti degli antibiotici.

Anche un thé estremamente forte rimasto in infusione almeno 20 minuti, ma anche di più, come quelli che bevono in alcune zone dell’Africa o dell’Asia orientale, può essere un valido aiuto, semplice da trovare, come astringente e come disinfettante dell’intestino.


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