Il sonnambulismo: niente di grave, ma attenzione alle scale

Il sonnambulismo è una delle anomalie del sonno più conosciute al mondo; è il protagonista di storie e scene teatrali, ma fortunatamente nella maggior parte dei casi l’esito non è tanto rilevante come per lady Macbeth che muore per il delirio notturno o come per i personaggi della storia dell’albo 327 di Dylan Dog, che in preda al sonnambulismo uccidono le loro vittime; è in realtà una parasonnia più frequente nei ragazzi e molto meno negli adulti e che spesso si risolve da sola in maniera praticamente priva di conseguenze.

In cosa consiste il sonnambulismo?

Come il sonniloquio o il pavor nocturnus, il sonnambulismo consiste in un evento notturno incontrollabile sia per chi ne soffre che per chi ne è spettatore.

Il problema consiste nel compiere azioni anche complesse in uno stato di incoscienza che però non coincide con la fase onirica del sonno. Alcuni infatti ritengono che le azioni compiute in uno stato di sonnambulismo siano collegate a un sogno in corso, invece sembra che le due fasi siano completamente scollegate ed è pur vero che mentre spesso è facile ricordare un sogno (o almeno ricordare che si è sognato qualcosa) nessun sonnambulo ricorda neppur lontanamente di essersi alzato dal proprio letto e di aver compiuto azioni di qualsiasi genere.

Nella maggiorparte dei casi chi soffre di sonnambulismo si alza dal letto, cammina, si veste o magari mangia, compie cioè azioni quotidiane e mai pericolose di per sé, fino a tornare a letto e a rimettersi a dormire sotto le coperte.

Di sonnambulismo soffrono principalmente i bambini e i ragazzi di età compresa tra i 3 e i 12 anni e solo l’1% dei casi riguarda gli adulti; non se ne conosce la causa, anche se sembra che sia presente un fattore genetico che fa sì che spesso nella stessa famiglia siano evidenti più casi di sonnambulismo, in ogni caso è ormai accertato che non è un disturbo grave e nella maggiorparte dei casi con la pubertà si attenua fino a sparire.

È possibile curare il sonnambulismo?

Non essendo una malattia non può esistere una cura per il sonnambulismo, ma i medici hanno spesso evidenziato un problema di stress o un trauma emotivo dietro il soggetto sonnambulo, questo significa che in alcuni casi indagare sullo stato psicologico di chi ne soffre può aiutare a superare il disturbo. Non ci sono quindi farmaci da somministrare, ma al massimo dei miorilassanti, come la melissa o la camomilla, che aiutino ad addormentarsi serenamente.

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Quando però il sonnambulismo preoccupa un adulto in modo importante è possibile sottoporsi a degli esami medici in grado si mettere in evidenza eventuali disturbi seri del sonno: la polisonnografia è un insieme di analisi che comprendono elettroencefalogramma, elettrooculogramma, ossimetria ed elettromiografia; in questo modo possono emergere problemi di respirazione o apnee notturne che in alcuni casi potrebbero scatenare il disturbo.

Il sonnambulo non si accorge delle sue “escursioni” notturne ed è sempre un parente o un familiare che percepisce il problema e lo riporta all’interessato che, spesso, ne è stupito e rimane incredulo. Il sonnambulo infatti può accorgersi del suo problema soltanto se per qualche motivo si sveglia durante lo stato di sonnambulismo, magari sbattendo contro una porta chiusa o inciampando su un giocattolo lasciato in disordine. Questo risveglio brusco può indurre uno stato confusionale che è sempre meglio cercare di evitare, per questo se ci si accorge di un familiare che passeggia per casa durante la notte è fondamentale non svegliarlo e anzi, fare attenzione che non si faccia male. Se il disturbo è ricorrente è anche meglio premunirsi, riparando gli spigoli (specialmente se si stratta di bambini che potrebbero sbattere la testa sui mobili), chiudendo le finestre, liberando i pavimenti e mettendo dei cancelletti all’imbocco delle scale.

In questo modo, anche se il soggetto non può essere curato, si cerca almeno di evitargli grossi lividi o dolorose fratture.


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