Il salasso: è solo una pratica antica?

A chiunque è capitato di vedere stampe o disegni medievali che rappresentano uomini e donne dal volto spaventato, vittime del morso di animali simili a lumaconi dentati: le sanguisughe.

Queste, bioindicatori delle acque non inquinate, vennero catalogate da Linneo (1707-1778) che diede loro il nome di Hirudo medicinalis da cui derivò il termine irudinizzazione per indicare il più noto salasso.

Quando nasce la terapia del salasso?

Il salasso è forse la più antica pratica medica utilizzata per guarire le persone da ogni sorta di malanno; consiste nel permettere la fuoriuscita di una discreta quantità di sangue dal corpo del malato attraverso una piccola incisione in una vena o mediante il morso delle sanguisughe.

Convinti che le malattie risiedessero nella linfa vitale, il sangue, medici e praticoni medievali (ma anche successivi) praticavano il salasso per qualsiasi disturbo che il malato manifestasse.

Col passare del tempo la medicina ha praticamente abbandonato questa tecnica, riservandola ai soli casi di emergenza.

Oggi, in Italia, il salasso viene chiamato flebotomia e consiste nell’estrazione di 350-400 ml di sangue praticata prevalentemente nei casi di crisi ipertensiva o di emocromatosi.

Nei casi di ipertensione il lavoro cardiaco deve essere alleggerito, mentre nell’emocromatosi la fuoriuscita di sangue serve per eliminare l’eccessivo accumulo di ferro che la malattia comporta a carico del fegato. Togliere globuli rossi impone infatti al corpo di crearne altri utilizzando il ferro presente nell’organismo, diminuendo così le quantità di quello che rimane inutilizzato. A chi soffre di emocromatosi la flebotomia viene praticata anche settimanalmente o quindicinalmente, con un ritmo che una persona sana non potrebbe mai sostenere.

Ci sono anche altre patologie per cui alcuni medici praticano il salasso: la porfiria cutanea tarda, la policitemia vera e, in alcuni casi, la bronchite cronica; tutte patologie che causano accumuli di ferro o iperproduzione di globuli rossi.

La pratica avviene mediante l’incisione di una vena con un piccolo bisturi dopo aver applicato un laccio emostatico al braccio (salasso a cielo scoperto) o con una piccola agocannula (salasso a cielo coperto), ma in alcuni casi si preferisce non ricorrere all’incisione vera e propria e si impedisce invece il reflusso venoso al cuore con l’ultilizzo dei lacci emostatici da legare in 3 dei 4 arti del paziente, ruotando ogni 15-20 minuti l’arto da lasciare libero (salasso improprio).

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Una pratica controversa

Come ogni pratica antica, il salasso è al centro di grandi dibattiti tra i luminari della scienza medica. Alcuni credono infatti che questa terapia, nei casi di necessità e con le dovute attenzioni, sia scientificamente apprezzabile e utile per la salute del malato, mentre altri la avversano fortemente, considerandola un’antica barbarie priva di fondamento scientifico, a cui vengono sottoposti i pazienti.

Anche tra i malati l’approccio è differente; di un campione di soggetti a cui è stata praticata la salassoterapia, il 54% ha confermato di non aver accusato alcun problema, mentreil restante 46% ha manifestato almeno un piccolo fastidio dovuto al dolore per l’incisione (il 59% degli uomini e il 28% delle donne) o alla difficoltà di trovare la vena (nel 59% delle donne e nel 35% degli uomini), il 31% dei soggetti ha provato un lieve malessere durante il salasso, e il 65% di loro ha accusato un più o meno leggero giramento di testa al termine della seduta.

La salassoterapia è invece appoggiata da alcuni ambiti della medicina naturale, la quale difende (senza praticarla) anche la più antica versione che utilizzava le sanguisughe, animali puliti e sicuri, che non rischiavano affatto di infettare la ferita grazie alla loro saliva che sembra contenere delle sostanze disinfettanti e antibiotiche capaci di tenere pulita l’incisione durante tutta l’applicazione.

Sicuramente rientra nelle pratiche del benessere depurativo che ora vanno di moda tra i vip di Hollywood; è infatti noto che Demi Moore (e non solo lei) vi si sia sottoposta recentemente asserendo di aver provato un grande senso di benessere e leggerezza.

Se una volta il salasso e le sanguisughe erano rispettivamente sinonimi di guarigione e di medici, oggi si tende a lasciare ai termini gli svilenti significati metaforici che li hanno seguiti nel corso della storia, di un qualcosa che succhia il sangue e toglie la vita, sia esso il prezzo della benzina o l’incontro con una persona che non si vuol vedere.


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