Il reflusso gastro-esofageo

I problemi gastrici sono tanti e di vari tipi, ma la maggior parte di essi è risolvibile con la dieta e l’alimentazione o con l’aiuto di qualche farmaco per le fasi più acute.

Uno dei problemi più diffusi, specialmente nella terza età, è il reflusso gastro-esofageo, un problema che il 95% dei medici risolve in un arco di tempo più o meno breve.

A cosa è dovuto il reflusso gastro-esofageo?

Il cibo che ingeriamo viene condotto dall’esofago fin dentro lo stomaco a cui accede dopo aver attraversato una valvola, lo sfintere esofageo, che impedisce a cibo e succhi gastrici di intraprendere il percorso inverso.

L’esofago non ha una conformazione adatta a sostenere elevati livelli di acidità e se lo sfintere esofageo per motivi diversi non riesce più a chiudersi completamente (come nei casi di ernia iatale) può capitare che il chimo gastrico risalga procurando fastidiosi problemi di bruciore.

Gli stessi sintomi si possono provare anche a causa di un lento svuotamento dello stomaco: una digestione molto lunga infatti può provocare la produzione di un maggior quantitativo di acidi che stazionano nello stomaco e rischiano di attraversare la valvola esofagea.

Queste sono senz’altro le cause più frequenti di reflusso, ma in alcuni casi anche un’alterazione della produzione salivare, che con le sue componenti basiche contrasta l’acidità dei succhi gastrici, o un’inibita motilità dell’esofago possono far sì che si sviluppi una predisposizione alla patologia.

Come contrastare il problema?

Il reflusso gastroesofageo può essere controllato in modo piuttosto efficiente con dei piccoli accorgimenti da prendere nel momento in cui ci si siede a tavola.

Sarebbe bene limitare i pomodori crudi, gli agrumi e il caffè in quanto stimolano la produzione di acidi e anche la menta che, rilassando il tratto digerente, tende ad allargare l’esofago facilitando un eventuale passaggio di acidi.

Oltre ai sintomi specifici dell’apparato gastrico, tra cui bruciore, acidità, sapore amaro in bocca, pirosi (bruciore retrosternale), è possibile che chi soffre di reflusso accusi anchedolori toracici e tosse stizzosa e raucedine, causate da piccole particelle di acidi che risalendo fino alla gola vengono poi respirate arrivando ai polmoni. Specialmente in questi casi è ovviamente opportuno non fumare.

Anche alcuni accorgimenti comportamentali possono alleviare le sofferenze di un reflusso frequente, ad esempio aspettando un paio d’ore tra la cena e il momento di coricarsi esdraiandosi sempre mantenendo il tronco leggermente sollevato, magari con un cuscino.

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Evitare i vestiti che stringono la vita può dare sollievo in quanto si elimina una fastidiosa pressione addominale che certamente influisce sulla funzionalità già imperfetta dell’apparato digerente; la stessa pressione la subiscono gli obesi, a cui è sempre consigliabile dimagrire e raggiungere un peso consono, e le donne incinte, che, non potendo far altro che attendere, non devono preoccuparsi se accusano problemi di reflusso: dopo il parto ogni fastidio sparirà.

La cura

I farmaci consigliati dai medici nei casi in cui i piccoli accorgimenti quotidiani non scaturiscano gli effetti dovuti sono per lo più degli antiacidi, accompagnati da farmaci procinetici, che stimolano lo svuotamento gastrico, farmaci protettori della mucosa esofagea e gli inibitori della pompa protonica, che riducono l’acidità degli acidi gastrici.

Anche la fitoterapia, che consiglia sempre soluzioni naturali prima di tentare la strada dei farmaci chimici, propone diverse possibilità che un esperto può prescrivere nei vari casi specifici: la liquirizia pura protegge le mucose dello stomaco e dell’esofago svolgendo anche funzioni antinfiammatorie; l’aloe ha un’ottima capacità riepitelizzante; la boswellia, priva di qualsiasi effetto collaterale, stimola la rigenerazione dei tessuti gastrici; un macerato di malva, altea e piantaggine produce una mucillagine fortemente protettiva delle mucose.

Ci sono complicazioni?

Se il problema è persistente e i sintomi si presentano troppo frequentemente si potrebbe andare incontro a quella che viene chiamata la malattia da reflusso gastro-esofageo(MRGE).

Le conseguenze principali di questa malattia consistono in ulcere e lesioni a livello dell’esofago, che possono essere valutate entro cinque livelli di gravità: il primo livello descrive lesioni piuttosto leggere, mentre l’ultimo prevede la presenza di esofago di Barrett, che consiste nella modificazione cellulare del tessuto esofageo e la predisposizione a un possibile stato precanceroso.

È comunque il caso di sottolineare che questo tipo di complicanze sono estremamente rare e la stessa MRGE non è così frequente. Nella maggior parte dei casi il reflusso è dovuto a stati d’ansia e di stress, che, sebbene a volte siano inevitabili, sarebbe opportuno cercare sempre di limitare il più possibile ponendo l’attenzione su ciò che invece rilassa il cuore, la mente e, si può dire, anche lo stomaco.


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