Il colpo di frusta: trascurarlo è un errore

Nel 1928 il medico statunitense H. E. Crowe coniò la locuzione “colpo di frusta” per indicare quel comune trauma al collo che affligge in particolar modo molti viaggiatori in seguito ad alcuni incidenti d’auto.

Non tutti gli specialisti concordano nel definire il colpo di frusta dal punto di vista medico come  distorsione del rachide cervicale, alcuni preferiscono considerarlo un trauma da iperestensione / iperflessionetrauma da accelerazione/decelerazione o una lesione da contraccolpo e in alcuni casi viene indicato con la definizione inglese di whiplash injury.

Comunque lo si chiami, il ben noto colpo di frusta è provocato da un rapido ed eccessivo movimento del collo in seguito a sollecitazioni esterne improvvise e può provocare fastidi di entità anche ragguardevole se viene trascurato o curato senza attenzione.

Chi rischia di subire un colpo di frusta e quali sono i sintomi?

Chiunque prenda la macchina è a rischio di incidente e quindi di incorrere nelle sofferenze del colpo di frusta; nel 50% dei casi infatti sono i tamponamenti la causa scatenante, mentre un 15-20% dei soggetti è stato protagonista di incidenti stradali con urti laterali o frontali. La stessa percentuale delle evenienze è dovuta a brutte cadute o incidenti domestici e solo il 10% dei casi è imputabile allo sport, in particolar modo rugby, calcio, ciclismo o motociclismo.

Anche se spesso il colpo di frusta non dà sintomi nei primi momenti dopo l’incidente, tanto da indurre il paziente a lasciare erroneamente un eventuale pronto soccorso senza farsi visitare, la sintomatologia viene divisa in immediata e tardiva.

La prima può provocare acufeni, limitazione dell’escursione del collo, vertigini disfagia e parestesia (formicolio agli arti), mentre per la seconda si osservano, relativamente all’entità del trauma (si parla di 5 livelli di gravità che vanno da 0 a 4), dolori importanti, mal di testa, rigidità, disturbi all’udito.

Come avviene la diagnosi e l’approccio medico al trauma?

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Dopo una diagnosi effettuata principalmente mediante radiografie o TAC, il medico prescrive dei farmaci e impone l’uso di un collare più o meno rigido, il quale può ridurre i dolori e impedire movimenti errati del rachide che possano condurre a ulteriori dissesti vertebrali. I farmaci prescritti sono per lo più antidolorifici e antinfiammatori e nel caso di soggetti sotto shock o particolarmente scossi vengono consigliati anche dei tranquillanti, il tutto per almeno 3-4 settimane a cui dovrebbero seguire delle sedute di fisioterapia.

Il fisioterapista può optare per la kinesiterapia che educa il soggetto al recupero del giusto movimento e le sedute possono protrarsi anche per 3 mesi con due incontri a settimana di almeno 30 minuti l’una, oppure può scegliere di affidarsi alla laserterapia che producendo calore e stimolando la circolazione ha un effetto antidolorifico e rigenerante dei tessuti eventualmente lesi. Non vi sono controindicazioni particolari per questa tecnica, ma non è consigliata a coloro che soffrono di epilessia o alle donne in stato di gravidanza. La ionoforesi rientra nell’ambito delle elettroterapie e consiste nell’introduzione di un farmaco, nel caso specifico un antinfiammatorio, a livello topico senza bisogno che sia iniettato con fastidiosi aghi.

Oltre al recupero funzionale delle strutture cervicali danneggiate dal trauma, le sedute di fisioterapia dovrebbero essere tese al miglioramento dell’autogestione del paziente sia per quanto riguarda il controllo delle cervicalgie sia per poter affrontare nel modo migliore eventuali traumi futuri.

Essendo provocata nella maggior parte dei casi da eventi imprevedibili è difficile pensare di poter prevenire il colpo di frusta, ma è certo che un’adeguata attenzione al proprio stile di guida e ai sistemi di sicurezza presenti nelle automobili possono limitare i danni che un incidente può provocare. Inutile dire inoltre che un corpo ben allenato è sicuramente in grado di reagire a sollecitazioni improvvise in modo migliore rispetto a uno abituato a una vita sedentaria e statica.

In ogni caso è importante non considerare il colpo di frusta un dolore passeggero che “come è venuto, se ne andrà”, perché le conseguenze a lungo termine possono essere importanti (Paola Perego ha ammesso di essersi affidata a massaggi e fisioterapie per ben 13 anni dopo aver sottovalutato il problema del colpo di frusta); è invece opportuno farsi sempre visitare dagli specialisti e soprattutto affidarsi a un  buon fisioterapista in grado di dosare le varie tecniche riabilitative in base all’individualità del trauma.


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