La fibrillazione atriale: rischi e rimedi

Il cuore ha un battito ritmico che permette al sangue di essere pompato adeguatamente nelle arterie e quindi in tutti i vasi e capillari che si occupano dell’ossigenazione dei tessuti.

A volte però il battito cardiaco può perdere la propria ritmicità e si parla allora di aritmie; il cuore può battere più lentamente del normale (bradicardia), più velocemente (tachicardia) o in modo sconnesso (aritmia).

Ogni problema va gestito nel modo opportuno, seguendo le prescrizioni del cardiologo e assumendo gli eventuali farmaci consigliati per il problema specifico in modo che questo possa essere tenuto a bada spesso senza la necessità di intervenire chirurgicamente.

Cos’è la fibrillazione?                                                                                          

La fibrillazione atriale (FA) è un tipo di aritmia abbastanza frequente che consiste in una serie di contrazioni caotiche degli atri del cuore, che provocano una spinta sanguigna confusa e non ottimale.

Esistono 3 tipi di fibrillazione atriale: la parossistica, la persistente e la permanente; la prima inizia e finisce autonomamente risolvendosi nell’arco di 7 giorni al massimo (ma in genere svanisce nelle 48 ore), la seconda ha necessità di un intervento medico affinché si plachi (si parla di fibrillazione atriale di lunga durata se dura da almeno un anno) e nella terza l’impossibilità degli interventi rende la condizione irrisolvibile.

In Europa sono 6.000.000 le persone (prevalentemente uomini) che hanno manifestato episodi di fibrillazione atriale e la probabilità di soffrirne aumenta con l’età, passando dallo 0.1% sotto i 55 anni al 9% circa per gli ultra-ottantenni. Spesso sono comunque presenti dei fattori di rischio che possono ricondurre al disturbo, come l’ipertensione arteriosa, presente nel 50% dei casi o un’insufficienza cardiaca e solo nel 30% dei casi si può parlare di fibrillazione isolata, cioè priva di elementi che potevano indurre a prevederne l’insorgenza.

Quali sono i sintomi e come avviene la diagnosi?

Come tutte le aritmie anche la fibrillazione atriale può provocare sintomi fastidiosi come difficoltà respiratoria (dispnea), senso di ansia e oppressione o dolore al petto, palpitazioni e svenimenti.

In caso si manifestino alcuni di questi sintomi, anche in forma leggera, è assolutamente opportuno rivolgersi a un cardiologo il quale deve procedere con una valutazione della condizione del cuore e della circolazione del soggetto in questione.

A volte il medico può intuire il problema anche da una visita anamnestica, ma è opportuno sottoporsi a degli esami strumentali come l’elettrocardiogramma o l’Holter ECG 24H, cioè il monitoraggio dei battiti del cuore per 24 ore consecutive durante tutte le attività quotidiane.

Una volta diagnosticata la fibrillazione atriale il cardiologo deve procedere con l’elaborazione della migliore terapia applicabile all’individuo.

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Come affrontare il problema della FA?

Fino a qualche decennio fa, l’unico modo di controllare il battito cardiaco era quello di utilizzare dei farmaci appositi. Oggi esistono delle operazioni piuttosto semplici che permettono al cuore di riprendere il giusto ritmo.

La pratica operatoria dipende dalla condizione fisica del paziente, ma normalmente l’ablazione è un intervento ben tollerato. L’ablazione consiste nel “bruciare” alcune cellule del cuore, non del tutto funzionanti, addette alla trasmissione dell’impulso elettrico negli atri e nei ventricoli.

Solitamente quest’operazione avviene con una tecnica trans-catetere che attraverso l’inserimento di una sonda direttamente nel cuore passando per la vena femorale permette di “resettare” il battito affinché possa ricominciare nel modo corretto.

In seguito a un’ablazione trans-catetere l’aritmia viene eliminata nel 75-90% dei casi ed è così possibile abbandonare i farmaci della terapia pre-operatoria, esiste però la possibilità che si presentino delle recidive che impongono la ripresa della terapia farmacologica o una seconda ablazione.

L’operazione avviene in uno stato di sedazione e non dà problemi post-operatori: è necessario soltanto stare a riposo qualche ora.

La fibrillazione atriale non è pericolosa di per sé, ma può provocare un ristagno di sangue alla base del cuore con conseguente formazione di coaguli che in casi particolari possono uscire dal cuore ed entrare in circolo fino ad ostruire vasi più piccoli che irrorano il cervello provocando un ictus o un altro organo causando un’ischemia. Per questo i sintomi non vanno mai sottovalutati: anche quando sembra che tutto sia passato da solo è opportuno chiedere consiglio a un medico esperto che liberi il soggetto dai gravi rischi a cui l’aritmia può portare.

 

 

 


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