Epatite B: c’è il rischio di cronicizzazione

Epatite B: c’è il rischio di cronicizzazione

Un’infezione virale facente parte delle epatiti, è quella provocata dal virus HBV, responsabile del contagio di epatite B, malattia endemica nell’Asia centrale e sud-orientale, nell’Africa e nell’Europa dell’est. Se non si è vaccinati è opportuno perciò, nel caso in cui ci si debba recare in tali luoghi per vacanza o per affari, porre particolari attenzioni tese alla prevenzione del contagio.

Come avviene il contagio e quali sono i sintomi?

Il virus HBV appartiene al genere degli Orthohepadnavirus e alla famiglia degli Hepadnavirus ed è un virus molto pericoloso per quanto riguarda la funzionalità del fegato.

Il virus risiede nel sangue del malato e nelle sue secrezioni corporee, come sperma o liquidi vaginali, è quindi opportuno evitare rapporti sessuali non protetti o scambi di siringhe se ci si trova in situazioni di rischio ed è anche necessario porre attenzione agli eventuali parti, in quanto una madre malata può contagiare il nascituro.

Prima dell’esordio dei sintomi può trascorrere un periodo di tempo che va dai 2 ai 6 mesi in seguito ai quali il soggetto può presentare un’infezione epatica in forme più o meno gravi. Inizialmente si manifestano sintomi simil-influenzali: malessere generale, inappetenza, nausea, febbre e dolori muscolari, in seguito l’elevata concentrazione di bilirubina nel sangue conferisce il colore giallastro tipico dell’ittero; le urine possono essere piuttosto scure, mentre le feci risultano, al contrario, eccessivamente chiare.

Nei bambini la malattia è spesso asintomatica, ma rispetto agli adulti c’è una maggiore probabilità di cronicizzazione (quasi nel 90% dei casi).

Nell’adulto la malattia può evolversi in 4 modi diversi: nel 90% dei casi guarisce in circa 6 mesi rendendo il soggetto immune per la vita; può essere fulminante e necessitare di un immediato trapianto di fegato (ma il tasso di mortalità è del 90%); può cronicizzarsi nel 5-10% dei casi e a lungo andare il fegato può risentirne gravemente sviluppando cirrosi epatica o carcinoma; può rimanere nel corpo umano senza però provocare danni e con poca probabilità di contagio per gli altri.

Come viene diagnosticata e come si tratta la malattia?

Data l’iniziale aspecificità dei sintomi e l’entità variabile degli stessi, l’unico modo per essere sicuri che vi sia un’infezione di HBV in corso è effettuare delle analisi del sangue specifiche che ricerchino la presenza dell’antigene HbsAg che compare circa 6-8 settimane dopo il contagio, e degli anticorpi IgM specifici per il virus.

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Essendo una malattia virale non esiste una terapia mirata all’eliminazione dell’agente patogeno, ma le prescrizioni mediche intervengono soltanto come fattore di supporto alla sintomatologia.

Il medico consiglia solitamente di riposare, evitare farmaci (anche erboristici) e alcool, bere molto e mangiare cibi leggeri ricchi di zuccheri e proteine e poveri di grassi.

La farmacologia è riservata ai casi di epatite cronica per cui è necessario cercare di prevenire e contrastare il più possibile il danno epatico e la conseguente insorgenza della cirrosi epatica.

Come prevenire l’epatite B?

Dal 1991 è stato introdotto in Italia il vaccino contro l’epatite B che ha ridotto i casi di contagio di almeno l’80% e solitamente viene iniettato ai bambini in 3 somministrazioni: al 3°, al 5° e attorno al 12° mese di vita e gli intervalli tra le iniezioni sono gli stessi nel caso di vaccinazioni in età adulta.

È comunque opportuno anche adottare un comportamento adeguato quando ci si trova in luoghi endemici o in situazioni di rischio: usare sempre il preservativo nei rapporti sessuali, evitare di scambiarsi oggetti che sono in contatto con liquidi corporei altrui, come siringhe, spazzolini da denti o rasoi e porre particolare attenzione nel caso in cui ci si accinga a mettersi nelle mani di un tatuatore o un piercer che presumibilmente usa degli aghi che devono essere sterilizzati e ben controllati dal punto di vista igienico.

L’epatite B è un’infezione lunga da curare e fastidiosa, ma ad esito solitamente favorevole, inoltre spesso ci si accorge di esserne stati affetti in passato quando ci si sottopone ad esami del sangue tesi ad altre indagini; la cosa importante è cercare di non renderla cronica per evitare casi di cirrosi e carcinomi senz’altro più gravi e difficili da gestire.


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