Epatite A: attenzione agli alimenti crudi

L’epatite A, malattia virale causata dalla presenza del virus HAV del genere dell’Heparnavirus e della famiglia dei Picornaviridae, colpisce le cellule del fegato inficiandone le funzionalità e provocando sintomi fastidiosi, ma fortunatamente quasi sempre ad esito favorevole.

La malattia è endemica in alcune zone del mondo, come l’America sud orientale e centrale, l’Europa dell’est, l’Africa, il sud-est asiatico, il Messico e i Caraibi, ma alcuni contagi sono possibili anche nelle regioni meridionali d’Italia, dove è frequente l’abitudine di mangiare molluschi crudi.

Come si trasmette la malattia e quali sono i sintomi?

Il maggior vettore di contagio della malattia è quello delle feci infette. Il contatto oro-fecale è il responsabile di gran parte delle infezioni insieme all’utilizzo di cibi contaminati da acque sporche. La malattia è infatti più frequente dove la rete fognaria dei centri urbani è meno accurata e le acque potabili possono facilmente contaminarsi.

Anche alcuni insetti (come le mosche) possono in qualche modo contaminare i cibi su cui si posano, ma quest’evento è senz’altro più raro.

Cambiare pannolini a bambini o anziani senza la dovuta igiene o avere rapporti sessuali (e in particolare ano-linguali) è sicuramente la causa più frequente di infezione.

La sintomatologia è comunque fortunatamente abbastanza lieve. Nei bambini la malattia può addirittura essere asintomatica, mentre negli adulti il disturbo più accentuato è quello dell’astenia, cioè della stanchezza fisica, accompagnata spesso da nausea e vomito sporadico e da ittero, il colorito giallo di pelle e sclera degli occhi causato dalla presenza eccessiva di detereminate sostanze nel fegato infetto. Questi sintomi possono presentarsi 15-45 giorni dopo il contatto dal virus (e i tempi lunghi possono rendere difficile anche il riconoscimento della causa scatenante) e durano solitamente 2-10 settimane, durante le quali il soggetto è contagioso, e in particolare lo sono le sue feci che contengono il virus.

Come prevenire e come trattare l’epatite A?

Non esiste alcuna terapia specifica per risollevarsi dall’epatite A; la malattia è virale e non esiste farmaco in grado di uccidere l’agente patogeno. L’unica cosa che è possibile fare è rimanere a riposo senza sforzarsi oltre le proprie possibilità, reintegrare eventualmente i liquidi persi con il vomito, e non affaticare il fegato con cibi pesanti, alcool e farmaci; nel caso in cui il paziente stia assumendo farmaci per malattie croniche sarà il medico a decidere come dosare la terapia o se interromperla fino a guarigione completa. Con queste accortezze in breve tempo il soggetto può tornare alle proprie attività.

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È sicuramente più semplice la prevenzione dell’epatite A seguendo le norme igieniche di base, in particolar modo se ci si trova in luoghi a rischio epidemico.

La prima cosa a cui pensare è lavarsi le mani spesso e soprattutto prima di cucinare o di mangiare e dopo essere andati in bagno o aver cambiato un pannolino; è importante anche lavare bene la verdura e cuocerla per almeno una ventina di minuti evitando totalmente i cibi crudi, specialmente pesce e molluschi.

Per chi deve partire per una vacanza o per lavoro nel luoghi a rischio esiste anche un vaccino a virus inattivato che viene somministrato per iniezione 2 volte a distanza di 6-12 mesi l’una dall’altra; la prima iniezione copre dal contagio già dopo 2-3 settimane per una protezione immediata, mentre la seconda somministrazione serve a prolungare la protezione per almeno 10-20 anni.

Esistono complicazioni alla malattia?

Le complicazioni alla malattia sono veramente molto rare aggirandosi attorno allo 0,1% dei casi. I casi mortali riguardano soltanto le persone con età superiore ai 55-60 anni e con problemi epatici; in questo caso la mortalità o l’insorgenza di insufficienze epatiche più o meno gravi, raggiunge anche l’80% dei casi.

È sicuramente possibile che i sintomi si manifestino con più forza nei soggetti, anche giovani, che hanno già delle patologie epatiche, ma solitamente il decorso della malattia è assolutamente benigno e non c’è neppure la possibilità che l’epatite A si cronicizzi come invece può accadere per le epatiti B e C; inoltre ammalarsi di epatite A assicura l’immunità perenne ad eventuali ulteriori contagi.


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