Dipendenza da connessione

Se la IAD (Internet Addiction Disorder) era vista, fino a qualche anno fa, come un rischio lontanissimo riservato a pochi addetti ai lavori, oggi si è tramutato in una pericolosa dipendenza, molto diffusa tra gli internauti più accaniti. Date le statistiche allarmanti, è infatti già considerato un vero e proprio disturbo psicologico per il quale sono previste le cure e il supporto dei professionisti.

IAD: cos’è

Secondo studi recenti, la dipendenza da connessione accomuna moltissimi frequentatori del web: essi, pur soffrendo di ansia e di panico da allontanamento dal pc, tardano a prendere coscienza e ad accettare il disturbo cercando altrove la causa dei loro problemi. Solitamente, un soggetto affetto da questo tipo di malessere è online 24 ore su 24 e, pur di non lasciare lo schermo, divora con voracità qualunque materiale e servizio multimediale, dai social network alle enciclipodie. Il mondo reale viene in buona parte sostituito da quello che si cela dietro il monitor: per questo shopping online, amicizie virtuali e siti per adulti diventano la naturale soluzione per chi desidera sentirsi appagato in ogni ambito. In realtà, questo violento allontanamento dalla realtà influisce incredibilmente sulla qualità della vita, sulla socialità e sulla salute psico-fisica. Anche il corpo, infatti, dimostra il malessere tramite frequenti mal di testa, mal di collo e disturbi del sonno.

I sintomi

Per capire se si corre il rischio di cadere vittime di internet, si potrebbe ricorrere, inizialmente, alla semplice autoanalisi consigliata dallo psichiatra Ivan Goldberg: prima di tutto, per testare la capacità di staccare completamente dal mondo virtuale senza sforzo, bisogna notare:

– gli eventuali cali d’attenzione e d’interesse nei confronti delle attività che non prevedono l’utilizzo di un pc;
– quante ore al giorno vengono dedicate alla navigazione sul web;
– quante volte si passa più tempo del previsto davanti allo schermo;
– se, una volta staccati dal pc, affiorano in modo ossessivo pensieri, ansie e preoccupazioni legate al mondo on-line;
– se, nonostante la consapevolezza di aver sviluppato problemi psicomotori e sociali, ci ostina a non cambiare abitudini.

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Cosa fare

Non è necessario farsi prendere dal panico se il proprio stile di vita rispecchia in parte o in buona parte questa descrizione: se è infatti vero che i casi più gravi dovrebbero chiedere consiglio agli esperti, per tutti gli altri la soluzione è a portata di click; in fondo, il confine tra la realtà e il mondo virtuale è segnato da un semplice tasto: già uno sguardo verso la finestra potrebbe dare la spinta giusta per premere il pulsante decisivo; è questo il gesto sufficiente e necessario per correggere le proprie abitudini e per “arrestare” le pretese della virtualità.


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