Commozione cerebrale: il riposo prima di tutto

Ogni volta che si batte al testa in modo abbastanza violento da qualche parte, per un incidente o durante lo sport, si sente parlare di commozione cerebrale. Ma cos’è veramente? Quanto è necessario considerare la questione?

Recentemente Barak Obama si è espresso di fronte a 200 esperti a favore della maggiore attenzione da porre nei casi di commozione cerebrale durante lo sport, manifestando il timore che spesso gli atleti non vengano messi in guardia degli eventuali pericoli che può comportare il sottovalutare un trauma del genere che si rivela molto più frequente di quanto si pensi.

Cos’è una commozione cerebrale?

La commozione cerebrale è la temporanea perdita di conoscenza a causa di una brusca accelerazione/decelerazione del cervello nella scatola cranica. Può essere causata da un colpo abbastanza forte inferto direttamente sul capo o da traumi indiretti che lungo la colonna vertebrale si ripercuotono direttamente dentro al cranio.

Solitamente non è grave e il soggetto riprende conoscenza dopo pochi secondi o pochi minuti, ma è sempre opportuno tenere sotto osservazione la vittima dell’incidente per osservare eventuali sintomi di traumi più gravi.

Lo svenimento (che può anche presentarsi in modo non completo, ma solo come un forte giramento di testa) è spesso accompagnato da pallore, difficoltà respiratorie, bradicardia e ipotensione, ma sempre in forma abbastanza lieve.

Il risveglio dalla perdita di sensi avviene sempre entro breve tempo, ma può essere associato a mal di testa, vertigini e vomito. Solo nei casi più gravi può manifestarsi una più o meno temporanea perdita di memoria e una dilatazione spontanea della pupilla con una ridotta reattività alla luce.

Nel caso di incidenti sportivi è spesso presente un medico che valutando la situazione può facilmente capire se si è di fronte a una commozione cerebrale, ma nel caso in cui la perdita di coscienza si protragga nel tempo o il medico lo ritenga comunque opportuno, può essere prescritta una TAC o una Risonanza Magnetica che metta in evidenza lo stato dei tessuti cerebrali.

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Cosa fare in caso di commozione cerebrale?

La definizione di commozione cerebrale prevede che non vi siano conseguenze importanti al trauma subito. Nella maggior parte dei casi, quindi, basta l’assoluto riposo per un tempo determinato dal medico (come è accaduto recentemente a Paul George, cestista degli Indiana Pacers) e solo quando il trauma è tanto forte da causare conseguenze si parla di contusione cerebrale e diventa necessario effettuare esami più approfonditi e seguire una terapia farmacologica prescritta dal medico specialista.

In realtà recenti studi condotti a Stoccolma dalla Sahlgrenska Academy, sembrano avallare le preoccupazioni di Obama. Secondo il team di ricerca, in seguito all’analisi del fluido cerebro-spinale,  è possibile rendersi conto del reale stato di recupero della commozione cerebrale e ciò che è emerso è che, specialmente nel caso degli atleti che vogliono continuare la propria attività sportiva, i tempi di recupero della commozione cerebrale debbano essere riconsiderati. Il gruppo di ricerca consiglia un periodo di riposo assoluto di almeno 7-10 giorni, ma in alcuni casi ritiene necessario che il soggetto aspetti almeno un mese prima di ripresentarsi sul campo da gioco; per non parlare dei casi relativi alla boxe: un knock out può essere recuperato in un tempo variabile che può arrivare anche ai 4 mesi.

Cosa fare dunque? Come sempre è opportuno non sottovalutare mai i rischi di un colpo in testa, ma è anche necessario tenere in considerazione che effettivamente nella maggior parte dei casi si tratta di un trauma momentaneo che in brevissimo tempo viene recuperato. È quindi sempre fondamentale seguire bene le prescrizioni del medico e non sforzarsi di riprendere la propria attività (non solo nel caso dello sport, ma anche del lavoro) se si percepisce che qualcosa ancora non va bene. Allarmarsi troppo è spesso controproducente, ma ignorare una sintomatologia indice di un problema più serio è ancor più pericoloso, perciò se si è reduci di una commozione cerebrale è sempre consigliabile rimanere il più a riposo possibile e monitorare la situazione anche se, nella maggior parte dei casi, non si verificherà, nei tempi seguenti, alcuna conseguenza permanente.


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