Colonscopia virtuale: quando serve e quali sono i vantaggi

Stress, alimentazione squilibrata, inquinamento e cibi sempre più artefatti hanno fatto sì che negli ultimi decenni le patologie a carico dell’intestino siano aumentate tantissimo anche tra la popolazione di età medio-giovane. Per questo motivo sono stati elaborati diversi metodi diagnostici ormai fondamentali per poter tempestivamente osservare la presenza di malattie più o meno gravi.

Oltre alla TAC e ai raggi X che con l’ausilio di eventuali mezzi di contrasto rendono possibile la visualizzazione dello stato di salute delle mucose intestinali, sono piuttosto frequenti analisi come la colonscopia o il clisma opaco.

In particolare la colonscopia consiste nell’inserimento di una piccola sonda attraverso l’orifizio anale e lungo tutto l’intestino colon e retto, mentre il clisma opaco si serve di raggi X e di un mezzo di contrasto, il solfato di bario, che man mano riempie l’intestino mettendone in evidenza eventuali patologie.

Oggi esiste un nuovo metodo diagnostico che ha preso il posto del clisma opaco ed è piuttosto simile nell’esecuzione alla colonscopia tradizionale: la colonscopia virtuale.

Cos’è la colonscopia virtuale?

La colonscopia virtuale si serve di una piccola sonda, come per la colonscopia tradizionale, e dell’emissione di un basso dosaggio di raggi X, come per il clisma opaco. La sonda della colonscopia virtuale è però di dimensioni molto ridotte rispetto a quella tradizionale e viene inserita per pochissimi centimetri dentro l’orifizio anale, mentre i raggi X possono captare una serie di immagini dell’intestino, le quali, elaborate da un apposito software, rendono possibile al medico specialista una vera e propria “navigazione” all’interno dell’intestino del paziente.

Il fastidio provocato dalla sonda della colonscopia tradizionale viene così eliminato, ma anche in questo caso è comunque necessario porre delle piccole attenzioni. Vi è infatti una preparazione a cui il paziente deve sottoporsi prima di presentarsi all’appuntamento medico ed è la stessa necessaria per la colonscopia tradizionale, cioè la pulizia dell’intestino mediante un liquido purgante da bere in poche ore il giorno precedente. Questo liquido apposito provoca una fastidiosa diarrea che in alcuni casi viene aggirata utilizzando, al posto della purga, un mezzo di contrasto che è in grado di evidenziare la presenza di feci solide, così da non confonderle con eventuali polipi o tumori.

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Inoltre affinché le pareti intestinali siano abbastanza distese da permetterne una “fotografia” nitida, viene inserita nel corpo del paziente una certa quantità di aria o anidride carbonica che si riassorbe o viene espulsa poco dopo l’esame.

Vantaggi e svantaggi della colonscopia virtuale

I vantaggi della colonscopia virtuale sono palesi: la sonda è molto più piccola delle tradizionali e conseguentemente il fastidio percepito dal paziente è decisamente minore; inoltre la colonscopia virtuale dura 10-15 minuti, mentre la tradizionale necessita di almeno mezz’ora di tempo. Nel caso quindi in cui sia necessario fare dei controlli preventivi quando si è a rischio di polipi, tumore o diverticoli, la colonscopia virtuale è senza dubbio preferibile. Bisogna però sottolineare che l’esame tradizionale si rivela necessario se dalla colonscopia virtuale dovesse emergere un dubbio di cui accertarsi, quindi un esame non sempre esclude l’altro; in più la colonscopia tradizionale può, in molti casi recidere dei polipi durante l’esame stesso, senza bisogno di dover subire ulteriori stress e la diagnosi è comunque più precoce in quanto è possibile visualizzare macchie e anomalie di entità minore rispetto a quelle evidenziabili con la colonscopia virtuale.

Colonscopia tradizionale e virtuale sono esami indispensabili per valutare lo stato di salute dell’ultimo tratto dell’intestino, il crasso, diviso in colon, sigma e retto. Tutta la parte precedente, costituita dall’intestino tenue (duodeno, digiuno, ileo) viene esclusa da questo tipo di esame, ma può essere osservata grazie alle TAC o grazie a metodi alternativi come la videocapsula: una microcamera che, ingerita dal paziente ed espulsa in seguito con le feci, cattura, durante tutto il tragitto dell’apparato digerente, delle immagini che possono poi essere facilmente studiate mediate un monitor apposito.


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