La cirrosi epatica: l’alcool non è il solo responsabile

Il fegato è un organo fondamentale per il buon funzionamento dell’intero organismo. Filtrare il sangue da batteri e tossine; controllare le infezioni; produrre bile e proteine per l’elaborazione di grassi, farmaci e nutrienti vari: sono tutte funzioni fondamentali che possono essere ostacolate da un fegato malato.

Nel momento in cui, per cause molteplici, alcune cellule del fegato muoiono e non riescono a ricostituirsi, si formano dei piccoli noduli cicatriziali che non si rimarginano e procurano infiammazioni croniche che deformano la normale struttura epatica.

Quando il danneggiamento del fegato raggiunge un livello abbastanza elevato si parla di cirrosi epatica.

La causa della cirrosi è l’alcool?

La causa principale dell’insorgenza della cirrosi epatica non è, come si è pensato a lungo, l’abuso di alcool, ma un’infezione virale cronica dovuta a epatite B, epatite C o epatite Delta. Queste sono tutte infezioni che si trasmettono per via parentale, cioè attraverso il sangue infetto della persona malata, e oggi, grazie alle vaccinazioni, il numero dei contagiati è molto diminuito. Soltanto l’epatite C è ancora presente, specialmente tra le persone di età superiore ai 45 anni, in quanto il contagio era frequente prima che le siringhe di vetro venissero sostituite da quelle usa e getta.

In ogni caso l’etilismo ricopre il secondo posto nella lista delle cause di sviluppo della malattia. Una birra, un bicchiere di vino o un bicchierino di superalcolico contengono in media 10 grammi di alcool. Considerato questo è bene tener presente che assumerne regolarmente più di 50 grammi al giorno per alcuni anni aumenta fortemente il rischio di ammalarsi e, nel caso sia presente anche un’infezione epatitica, può dimezzare i tempi di affezione.

Quali sono i sintomi e come curarli?

La cirrosi epatica è una malattia che peggiora progressivamente e inizialmente è possibile non accusare alcun sintomo. Solo in seguito, quando il livello dell’infezione epatica è elevato, il malato manifesta alcuni sintomi tra cui debolezza, stanchezza, inappetenza, perdita di peso, vomito e senso di nausea e in alcuni casi prurito, gonfiore e dolore addominale o teleangectasie (vene e capillari visibili sulla pelle).

Quando un medico sospetta di essere di fronte a un caso di cirrosi epatica prescrive delle analisi del sangue accompagnate da un’ecografia al fegato ed eventualmente da una TAC. Sicuramente è utile sottoporre il paziente a una biopsia epatica, che consiste nel prelevare una piccola parte di tessuto da analizzare per constatare l’eventuale presenza delle cicatrici caratteristiche della cirrosi.

La cirrosi epatica non si può curare. L’unica cosa possibile da fare è cercare di rallentare il processo di necrosi epatica evitando così le complicanze della malattia.

Il fegato già affaticato non deve essere sottoposto a  sforzi digestivi eccessivi, quindi è ovviamente necessaria una dieta nutriente ma leggera, spesso accompagnata da integratori vitaminici e da diuretici e lassativi che contribuiscano a mantenere l’intestino pulito. È scontato sottolineare che ogni alcolico o sostanza illecita debba essere totalmente eliminato dalla dieta del paziente; anzi, spesso anche i farmaci vengono prescritti con cautela per evitare che il fegato si affatichi elaborandoli.

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Trascurare la malattia può provocare delle complicanze piuttosto gravi.

Soltanto il 3% circa dei malati di cirrosi sviluppa un tumore al fegato, che può essere asportato chirurgicamente. Più comunemente il malato può accusare: ittero, con la caratteristica colorazione gialla prima negli occhi e poi sulla pelle; ascite, cioè l’accumulo di liquidi nell’addome; encefalopatia (o coma imminente); emorragie per la rottura di varici formatesi nell’esofago.

Ognuna di queste complicazioni deve essere trattata nel modo adeguato seguendo le prescrizioni farmacologiche del medico.

Nei casi più gravi in cui il fegato risulta in condizioni difficili da gestire, è possibile richiedere un trapianto dell’organo. Spesso la lista d’attesa è piuttosto lunga, ma oggi l’operazione in Italia ha quasi sempre un buon esito e fa sì che con le dovute attenzioni il paziente possa tornare a condurre una vita praticamente normale. Solo il 30% dei malati di cirrosi che non si sottopone al trapianto vive più di 5 anni dopo aver contratto la malattia ed è quindi consigliato sottoporvisi in caso di necessità.

Prevenire è meglio che curare

Un’alimentazione sana che tenga sotto controllo il peso corporeo; la moderazione nell’assunzione di alcolici (un terzo degli alcolisti contrae la cirrosi epatica nel corso della vita) e nell’utilizzo di composti chimici come detersivi o spray insetticidi; la limitazione dei rischi di contrarre epatite: tutte piccole regole che chiunque può tenere a mente.

Prevenire una malattia così grave non è difficile e ricordarsi di fermarsi al secondo bicchiere di birra è già un ottimo inizio.


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1 Commento to “La cirrosi epatica: l’alcool non è il solo responsabile”

  1. Nordlys
    marzo 19, 2015 at 4:41 pm #

    Buono a sapersi.
    Spero non possa venire anche così dal nulla (secondo gli ultimi esami che ho fatto alcuni mesi fa il mio fegato era perfetto.

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