I bambini che fanno la pipì a letto: quando può considerarsi un problema?

Che i bambini piccoli facciano la pipì a letto è noto e del tutto normale, ma quando l’età del piccolo inizia a superare una certa soglia è opportunoconsiderare il problema e cercare di prendere provvedimenti. Oggi infatti è possibile recarsi dal proprio pediatra e ricevere un buon aiuto farmacologico in grado di risolvere il problema di quella che, con termine medico, viene chiamata enuresi.

Quali sono le percentuali?

Il Sindacato Medici Pediatri di Famiglia (SiMPeF) ha elaborato un progetto per la Regione Lombardia in grado di valutare l’entità di un problema di cui si parla ancora troppo poco. Ai genitori  dei pazienti è stato richiesto di compilare un test e dai risultati ottenuti si evince che ben il 15% del campione esaminato di 4000 bambini tra i 6 e gli 8 anni soffre di enuresi notturna e solo 1/12 di loro viene curato e seguito da un pediatra in maniera specifica.

Ovviamente prima dei 6 anni il problema è molto più frequente: a 3 anni è il 40% dei bambini a bagnare le lenzuola, mentre a 4 anni è il 30% e a 5 anni il 20%, ma fino a questa età l’enuresi notturna non viene assolutamente considerata un disturbo in quanto rientra nel processo di sviluppo del corpo del bambino che deve acquisire nel tempo la maturità ormonale per riuscire a controllare la vescica. Parallelamente, superati gli 8 anni, l’enuresi diventa molto più rara: il 3% a 12 anni e l’1% a 18, con rarissimi casi in cui il disturbo si protrae nell’età adulta.

Se però un genitore è cosciente che la pipì a letto a 12, 13 anni è un problema da risolvere, spesso si tende invece a considerare gli 8 anni un’età in cui è ancora accettabile bagnare il letto, ma questo è sbagliato: un genitore dovrebbe parlare col proprio medico se il proprio figlio di età superiore ai 5-6 anni ancora non riesce a controllare la vescica, così da poter cercare di capirne le cause e risolverle.

A cosa è dovuta l’enuresi notturna e come viene curata?

Le cause del disturbo possono essere diverse e per questo motivo il medico ha bisogno di effettuare delle visite cliniche ed anamnestiche sul paziente; possono sussistere problemi ereditari (l’indagine del SiMPeF ha osservato che in 2 casi su 3 esiste una certa familiarità), genetici (il rapporto maschi:femmine è infatti di 2:1) o fisiologici, se non vi è ancora un’adeguata produzione dell’ormone antidiuretico, necessario per il controllo notturno.

In alcuni casi può esistere un fattore psicologico, uno stress dovuto alla nascita di un fratellino o di situazioni familiari difficili e spesso è il caso dellaenuresi regressiva, quella che insorge dopo un periodo più o meno lungo di continenza notturna.

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Il medico deve quindi valutare quali possano essere le motivazioni scatenanti il problema ed elaborare una terapia specifica per il soggetto; i farmaci infatti sono diversi per i differenti tipi di cause (farmaci analoghi all’ormone antidiuretico o farmaci anticolinergici, utilizzati da soli o in associazione tra loro) e la terapia può durare anche molto tempo, fino a 6 mesi. Per un medico può essere anche molto utile poter analizzare un “diario” in cui viene segnato il numero delle volte in cui il bambino va in bagno e l’ora esatta, così da osservare le abitudini relative alla diuresi del piccolo.

In più, quando è necessario, può essere necessario che bambino e genitori parlino con uno psicologo così da risolvere eventuali problemi di ansie e mancanza di autostima nel piccolo e da aiutare anche i genitori a comprendere il problema del figlio per superarlo senza traumi.

Cosa devono fare o non fare i genitori?

“Oggi compi 8 anni e ancora fai la pipì a letto!” questa una battuta del famoso film interpretato da Renato Pozzetto, “Da grande”, che inizia proprio con il bambino ormai grande che viene sgridato dalla madre per aver bagnato il letto per l’ennesima volta. Questo atteggiamento è senz’altro sbagliato dal punto di vista psicologico; ogni medico infatti oggi consiglia ai genitori di non sgridare o ridicolizzare il bambino e di non mostrarsi delusi o rassegnati poiché in questo modo al disturbo di enuresi potrebbero associarsi dei problemi di autostima, ansia e stress che possono solo peggiorare la situazione. È invece necessario parlare al proprio bambino ed eventualmente ai fratelli e sorelle, cercando di far capire che l’enuresi non è un motivo di cui vergognarsi, ma un problema che si può curare, basta solo prendere le medicine e aspettare pazientemente il tempo necessario affinché facciano effetto.


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