Allergia al nichel: cambiare la dieta è necessario?

Come tutte le allergie, anche quella scaturita dal nichel è dovuta a una reazione immunitaria ingiustificata del proprio organismo. Per alcuni soggetti, il nichel è l’allergene che provoca la formazione di anticorpi che si attivano ogni qualvolta si presenti un contatto con il metallo.

Il problema affligge circa il 10% delle donne e il 3-4% degli uomini in Italia senza distinzione di età.

Come si manifesta l’allergia?

Nella maggior parte dei casi l’allergia si presenta soltanto con un eritema più o meno accentuato e solo raramente si possono sviluppare fastidiose e pruriginose vescicole piene di liquido sulla cute nella zona di contatto col metallo. Poiché il nichel è presente anche in molti cibi, nei casi di allergie gravi è possibile manifestare anche stanchezza, nausea, disturbi intestinali o mal di testa, tutti sintomi la cui importanza è strettamente collegata alla quantità di nichel ingerita.

È bene sottolineare comunque che nella stragrande maggioranza dei casi si osserva una semplice dermatite da contatto.

Dove si trova il nichel?

Il nichel è presente in tantissimi oggetti di uso quotidiano e in molti degli alimenti di cui ci nutriamo.

Le dermatiti più frequenti sono dovute alla bigiotteria (anelli, braccialetti, collane, orecchini, piercing) o ai cosmetici; infatti, nonostante questo non sia mai un ingrediente determinante del prodotto, molte creme a causa di qualche contaminazione possono contenere nichel e proprio per evitare  reazioni allergiche oggi si legge spesso sulle confezioni dei cosmetici di alcune marche particolarmente attente al problema, la dicitura “nichel tested”: ciò significa che per la maggiore tranquillità del cliente, la casa produttrice fa analizzare il proprio prodotto per accertarsi che la contaminazione del metallo sia paragonabile ad una quantità infinitesimale.

Lo stesso vale per alcuni detersivi di uso comune per la pulizia della casa e per l’utilizzo dei quali è sempre consigliato indossare degli appositi guanti in gomma.

I prodotti più difficili da gestire però, nel caso di allergia al nichel, sono gli alimenti. Infatti il nichel si trova nella terra e nell’acqua in quantità diverse a seconda della zona in cui ci si trova (dai 5 ai 500 mg/Kg nel suolo e dai 5 ai 100 mg/L nelle acque dolci) e conseguentemente i frutti della terra possono assorbirne una quantità più o meno elevata (ma pur sempre sotto forma di tracce).

Come viene diagnosticata l’allergia al nichel e quale cura viene prescritta?

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Quando orecchini o detersivi causano un prurito o un arrossamento sospetto è bene rivolgersi a un medico il quale per prima cosa prescriverà un patch test, cioè un esame utile per osservare la reazione cutanea al contatto con il nichel. Questo esame consiste nell’applicazione di un cerotto contenente una sostanza al nichel che va tenuto sulla cute e controllato dopo 48-72 ore per analizzarne la reazione.

Se però oltre al disturbo cutaneo il soggetto presenta difficoltà più importanti come i vari sintomi extra-cutanei che interessano l’apparato gastro intestinale, il medico procederà con un altro test, detto di provocazione, che consiste nell’applicazione orale con dei tamponi appositi dell’alimento, contenente nichel, che è sospettato di causare i sintomi. In base alla reazione che il soggetto presenta (lesioni, afte, irritazioni nel luogo di contatto) il medico potrà diagnosticare una vera e propria SNAS (Sindrome da allergia sistemica al nichel).

In tutti i casi la terapia consiste nell’eliminazione degli oggetti contenenti nichel (è bene quindi imparare a leggere le etichette di detersivi e saponi) e degli alimenti che più ne possono assorbire dal terreno, dalle acque dolci, dallo scatolame utilizzato per la conservazione e la lavorazione o dai pesticidi usati per la coltivazione: funghi, pere, fagioli, piselli, pomodori, asparagi, cacao, mandorle, ma anche aringhe, ostriche o prodotti in scatola.

È inoltre importante fare attenzione alle pentole usate per la cucina in quanto alcuni materiali contengono nichel per garantire l’inossidabilità o l’antiaderenza.

Inoltre per le fasi cutanee acute il medico può prescrivere creme antistaminiche o cortisoniche ad uso topico.

Esistono però anche dei rimedi naturali che, chi si affida alla fitoterapia può utilizzare con buoni risultati.

La cura consiste in questo caso nell’assunzione di Ribes Nigrum, un cortisonico naturale, e di Perilla frutescens, ricca di flavonoidi.

Qualsiasi sia la strada prescelta è comunque sempre opportuno affidarsi a un esperto che sappia valutare la situazione individuale e prescrivere la giusta terapia.


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