Il Trattamento Sanitario Obbligatorio: cos’è?

Cosa succede quando una persona in un momento di crisi più o meno violenta che impedisce l’espressione della propria volontà, rischia di creare danni a se stesso o a chi gli è intorno? Solitamente gli amici o i parenti chiamano un numero di soccorso, il 118 o il 113 e chiedono aiuto alle autorità le quali nel caso se ne presentino i termini, attuano ciò che viene chiamato il Trattamento Sanitario Obbligatorio, o TSO.

Cos’è il Trattamento Sanitario Obbligatorio?

Il Trattamento Sanitario Obbligatorio è perciò una procedura applicabile secondo i termini di legge che impone il ricovero coatto e la somministrazione di una terapia farmacologica a chi, per incapacità psichica, si rifiuta di accettare il sostegno medico. Questo può avvenire temporaneamente se si tratta di alcolisti violenti o persone in preda a un raptus che le rende, nell’immediato, pericolose per la propria salute e per quella degli altri o in caso di pazienti affetti da malattie mentali permanenti che subiscono un momento di crisi e si trovano comunque in una condizione di pericolosità.

In questi casi, quando interviene il soccorso, il paziente viene costretto al ricovero forzato e alla somministrazione dei farmaci anche in caso di rifiuto.

Il TSO è stato istituito nel 1978 con la Legge Basaglia che dispone che il Sindaco debba decidere l’attuazione dell’eventuale Trattamento Sanitario Obbligatorio per un soggetto soccorso nel proprio Comune in seguito al parere di un medico e del consulto di un secondo medico della ASL, se è necessario anche un ricovero in ospedale. Il Sindaco entro un tempo piuttosto breve deve inviare la proposta di TSO al Giudice tutelare di competenza, che può approvare o meno la richiesta.

Il Trattamento Sanitario Obbligatorio non può durare più di 7 giorni in seguito ai quali con la procedura adeguata, è possibile che sia prorogato per un’altra settimana.

Il TSO è infine utilizzato nel caso di malattie infettive gravi o quando è impossibile reperire familiari o parenti di un paziente incapace di decidere autonomamente o quando il paziente è un minore privo di tutore che possa decidere per lui.

Quali sono i diritti del malato in caso di Trattamento Sanitario Obbligatorio?

È bene sapere che nonostante la leggi approvi la costrizione in casi particolari, i malati e i loro familiari godono comunque di alcuni diritti a cui non devono assolutamente rinunciare.

Innanzitutto, possono presentare un ricorso al Sindaco se credono che il TSO non sia giustificato da effettive condizioni lecite, questo è possibile da parte dello stesso paziente, dei familiari, ma anche degli amici che ritengano si sia in presenza di una violenza.

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Inoltre il paziente, o chi per lui, deve essere informato sui farmaci somministrati, anche nel caso non possa comunque rifiutarsi di assumerli. La violenza fisica non è mai accettata, è invece consentita una contenzione, ma solo nell’ambito della somministrazione farmacologica e comunque senza eccedere, altrimenti i familiari o lo stesso paziente sono liberi di presentare una denuncia alla magistratura. Infine, terminato il TSO, il paziente è libero di uscire e tornare alla propria casa senza necessità di firme o di parenti che vengano a prenderlo.

Perché il TSO viene contestato?

Il TSO viene in uncerto senso considerato una privazione delle libertà individuali di poter scegliere di non essere curato. Per questo motivo, sono molte le associazioni che consigliano la compilazione del Testamento biologico utile nel caso in cui ci si ritrovi in condizioni non poter scegliere o comunicare le proprie volontà relativamente alle attività di soccorso in casi limite.

Nel modulo del testamento è infatti possibile scegliere di rinunciare ad alcuni interventi di soccorso nel caso di malattia terminale, psichiatrica o meno, anche se al momento del bisogno il soggetto non è in grado di esprimersi.

Il Testamento biologico non ha un vero e proprio valore legale, ma se il senso civico vuole che le libertà individuali vengano rispettate, può certo indurre un medico nella scelta da farsi nel momento dell’emergenza.

Ovviamente i casi sono molto diversi l’uno dall’altro; alcuni pazienti coscienti di essere affetti da una malattia incurabile possono preferire la rinuncia al sostegno vitale, mentre crisi temporanee o raptus limitati nel tempo possono giovarsi del TSO in quanto superata la crisi il paziente può presumibilmente tornare alla propria vita quotidiana. La diversità dei casi e le diverse situazioni devono essere valutate da tutti gli attori dell’iter del TSO, con la fiducia che ognuno faccia la sua scelta in coscienza basandosi sulle effettive necessità del malato e sulle sue volontà individuali.

 


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