I tic: motori o sonori, a volte possono mettere in imbarazzo

A tutti sarà capitato in un momento della propria vita di avere di fronte qualche particolare soggetto che assume strane espressioni o che improvvisamente dice qualcosa di inopportuno o fa movimenti impensati. Certo è esagerato pensare a un’espressione corporea simile a quella di Lino Banfi o del suo direttore nella famosa scena del film “Vieni avanti cretino”, ma al di là dell’ironia che questo può suscitare esiste un problema che spesso è transitorio, ma a volte può essere davvero di difficile gestione: la presenza di tic.

Cos’è un tic?

Un tic è il soddisfacimento di una pulsione irresistibile che porta il soggetto a “scaricare” la tensione con un gesto o una parola; solitamente il tic è sempre uguale a se stesso nel breve termine, ma può cambiare nel corso dei mesi o degli anni.

I tic vengono suddivisi in base a come si presentano in 4 tipi: tic motori semplici, i più frequenti, sono caratterizzati da ammiccamenti, colpi di tosse, piccoli movimenti della testa o delle spalletic vocali semplici, che prevedono raschiamenti della gola, piccoli mugolii o comunque “suoni” provenienti dalla bocca, dal naso o dalla gola; i tic motori complessi prevedono invece azioni ripetitive e rituali, ma più complesse del semplice ammiccamento: mettersi a posto la giacca, battere i piedi, toccare una parte del corpo proprio o degli altri; infine i tic vocali complessi  si manifestano con la ripetizione di parole o intere frasi (ecolalia o palilalia), totalmente fuori dal contesto o recuperate dalla discussione in corso.

Nei casi più gravi i tic complessi, sia motori che vocali, possono essere decisamente imbarazzanti, in quanto evolvono in manifestazioni dicoproprassia (il toccarsi o muoversi in maniera volgare e oscena) o coprolalia (la ripetizione di parole oscene o parolacce anche totalmente ingiustificate dal contesto)

Chi sono le vittime dei tic?

I tic sono generalmente più diffusi nei maschi che nelle femmine e la percentuale dei bambini che ne soffrono va dal 4 al 19% circa durante il periodo delle scuole elementari.

Nella maggiorparte dei casi la patologia è transitoria, cioè si presenta tra i 3 e i 10 anni e dura dalle 4  settimane ai 12 mesi in seguito ai quali regredisce spontaneamente. A volte questo però non avviene e i tic diventano cronici; in questo caso le prime manifestazioni possono presentarsi prima dei 18 anni e si protraggono per minimo un anno senza alcuna pausa di almeno 3 mesi consecutivi.

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Quando i tic coinvolgono gli adulti l’interazione sociale può diventare particolarmente difficile anche nei casi non eccessivamente gravi in quanto spesso chi soffre della patologia è etichettato come “la persona strana” con cui si può parlare, ma non stringere amicizia. Per i bambini invece diventa difficile seguire le lezioni scolastiche e entrare a far parte di una comitiva è quasi impossibile.

A cosa sono dovuti i tic?

Non si conosce ancora con chiarezza la causa scatenante dei tic, ma alcuni studi hanno messo in relazione la patologia con alcune anomalie dei neurotrasmettitori presenti nel cervello. Questi neurotrasmettitori sono collegati alle strutture che regolano i movimenti e a quelle che gestiscono le emozioni e infatti spesso coloro che soffrono di tic manifestano anche qualche anomalia dal punto di vista emozionale; anomalie che spesso dipendono da uno stato di stress e ansia generato da situazioni familiari specifiche o che hanno un’origine puntuale in incidenti o traumi ben individuabili.

Come affrontare il tic di un figlio?

Quando un genitore si accorge che il proprio figlio ha qualche tic, la cosa più opportuna da fare è non sgridarlo né chiedergli di non sfogarlo come gli impone l’istinto; questo potrebbe infatti peggiorare lo stato di ansia del ragazzo e quindi anche la manifestazione ticcosa del problema. La cosa più opportuna da fare è aspettare e controllare la durata del disturbo; nei casi in cui si protrae per troppo tempo o nei casi particolarmente gravi è possibile recarsi da uno specialista in grado di elaborare una diagnosi specifica che evidenzi la semplice presenza di tic, una patologia ticcosa cronica o, al limite, una Sindrome di Tourette (che prevede la compresenza di tic vocali e motori, assente nella patologia cronica).


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