Il testamento biologico: cos’è?

Nei momenti in cui si sta bene, si è sani e si è pienamente in grado di decidere della propria vita, si dà spesso per scontato che nulla cambierà mai, che si starà sempre bene, che nulla potrà succedere; eppure le situazioni gravi in cui un soggetto non riesce più a decidere per sé e familiari o tutori sono costretti a prendere decisioni importanti e difficilissime esistono.

Solitamente i medici cercano di mantenere un corpo in vita per il maggior tempo possibile anche nel caso venga considerato incapace di provare alcunché e di reagire a qualsivoglia stimolo in maniera sicuramente irreversibile, ma le polemiche su questo argomento sono tantissime e sono sorte anche in seguito a casi diventati ormai tristemente famosi, come quello di Eluana Englaro.

Questa sfortunata ragazza, in seguito a un incidente stradale subito all’età di 21 anni, rimase in coma per un certo periodo in seguito al quale si stabilizzò in uno stato vegetativo permanente e così è rimasta per 17 anni, quando il padre è riuscito ad ottenere l’interruzione della nutrizione forzata, percepita da lui come un inutile accanimento terapeutico.

Come evitare tutto l’iter difficile e straziante che il padre di Eluana (e purtroppo di altre persone meno note) ha dovuto affrontare?

Compilare il modulo per il testamento biologico: come si fa?

Chi vuole usufruire totalmente dell’articolo 32 della Costituzione (“[…] Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. […]”), può compilare un modulo apposito messo a disposizione da più siti internet. Il testamento biologico serve affinché le volontà individuali in relazione ad eventuali situazioni spiacevoli a causa delle quali non è possibile manifestare i propri desideri, siano prese in considerazione e soddisfatte.

Il modulo permette di esprimere chiaramente quale sia il desiderio del paziente nel caso in cui per incidente o malattia si ritrovi in condizioni di coma irreversibile o di stato vegetativo permanente o comunque in una situazione di incapacità decisionale senza alcuna possibilità di recupero, seppur minimo.

Il modulo consente poi di scegliere una persona responsabile che si impegni a far sì che le volontà del malato vengano rispettate o un suo delegato nell’evenienza in cui questa non sia più disponibile.

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In ogni caso, per legge, sono i familiari e i parenti più prossimi a prendere le decisioni per conto di chi non può più esprimersi, sarebbe quindi una buona abitudine parlare in famiglia di quali sono le proprie idee al riguardo così da rendere una scelta che è sempre dilaniante, almeno il più possibile vicina a quella che avrebbe intrapreso lo stesso paziente.

È poi bene tener presente comunque che l’interruzione della nutrizione forzata o della respirazione artificiale, sono possibili soltanto quando non c’è alcuna speranza, dal punto di vista medico, che il paziente possa risvegliarsi dal coma (definito anche morte cerebrale e caratterizzato da una totale immobilità dell’attività cerebrale) o dallo stato vegetativo permanente (spesso conseguenza di un coma reversibile, presenta la manifestazione di risposta involontaria ad alcuni stimoli, ma se persiste per oltre 6 mesi la probabilità di risvegliarsi diventa, dal punto di vista medico, nulla); in caso contrario i medici stessi impongono le cure opportune affinché al paziente vengano offerte tutte le possibilità di riacquisire la propria coscienza.

Contrari e favorevoli

Il concetto di vita è di difficile definizione ed è soprattutto fortemente individuale. Chi propende per l’interruzione delle cure, ritiene probabilmente che la vita presupponga una capacità di goderne appieno; mentre chi è contrario pensa che non si possa rinunciare alla speranza e che nessuno possa in nessun caso essere pienamente certo che una persona priva di manifestazioni corporee non riesca in un certo momento a svegliarsi e a tornare a vivere in piena coscienza.

Proprio per la difficoltà dell’argomento sarebbe forse opportuno che ognuno avesse la libertà di scegliere, quando è ancora possibile farlo, come gestire il proprio corpo e la propria vita. Parlare con i familiari, compilare un modulo (che può essere modificato in ogni momento) e consegnarlo ai registri che alcune Regioni e alcuni Comuni hanno istituito o tenerlo per sé dandone una copia ai propri cari, è il modo migliore perché nessuno interferisca con le proprie volontà.

Per quanto poi tutto ciò che concerne la vita oltrepassi il limite della semplice opinione e rientri nell’ambito del principio etico, il rispetto delle scelte altrui dovrebbe prescindere dalla propria morale e chiunque dovrebbe avere la possibilità di vedere soddisfatte le volontà del proprio caro senza dover subire giudizi inopportuni e dolorosi che si vanno soltanto a sommare alla ferita di una perdita spesso molto grave.


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