Test di embriotossicità: serve veramente?

Ad un certo punto della loro vita quasi tutte le donne sentono il bisogno di mettere alla luce un figlio; se si ha un compagno e la possibilità di crescerlo in maniera adeguata il gioco dovrebbe essere piuttosto semplice, ma in alcuni casi piccoli o grandi problemi di cui non si conosceva neppure l’esistenza si possono mostrare nel proprio corpo rendendo l’obiettivo troppo lontano e a volte impossibile da raggiungere.

Perché si perde un figlio prima che nasca?

Un aborto nei primi 3 mesi di gravidanza è quanto mai spiacevole, eppure avviene nel 15% circa delle gravidanze generando sconforto e tristezza nella coppia.

In alcuni casi però la donna che vuole diventare mamma va incontro a una serie di aborti consecutivi, anche 4 o 5 in un anno e in questi casi si parla di poliabortività.

I fattori di rischio possono essere diversi e tra questi i principali sono l’avanzata età materna e l’eventuale ricorrenza di aborti precedenti.

Motivazioni meno frequenti possono essere fattori anatomici, evidenziabili mediante ecografia pelvica, trans-vaginale o isteroscopia; endocrini, come il frequente ovaio policistico; genetici, se esiste un’anomalia cromosomica in uno dei genitori; trombofilici, se la coagulazione del sangue presenta dei difetti e possono così crearsi dei trombi nelle vene che irrorano la placenta; immunitari, quando il corpo materno non riconosce il feto come una parte di sé e lo considera un agente esterno contro cui rivolgere il proprio sistema immunitario.

Fattori anatomici ed endocrini possono essere rimediati più o meno facilmente dipendentemente dal tipo di problema rivolgendosi a centri specializzati e problemi di trombofilia possono essere prevenuti o tenuti sotto controllo così che pur rendendo una gravidanza più a rischio è comunque possibile che sia portata a termine con successo. Un problema cromosomico non può purtroppo essere curato ed è necessario a volte rinunciare a portare avanti una gravidanza.

Quando è il proprio corpo a rifiutare l’embrione e quindi il proprio sangue e futuro figlio, la psicologia della donna viene messa sotto un forte stress. Esiste un test, detto di embriotossicità, che può valutare il rischio che il sistema immunitario si scagli contro il futuro neonato, a cui alcune donne si sono sottoposte con fiducia.

In cosa consiste il test di embriotossicità?

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Il test è stato elaborato da medici di Oxford e Harvard con lo scopo di valutare il rischio di embriotossicità di ogni donna affetta da poliabortività.

Il test è effettuato con degli embrioni di topo di 4 giorni, detti blastocisti, coltivati per 3 giorni nel siero della donna. Per rendere il test più sicuro si utilizzano almeno 20 blastocisti di 5 topi diversi e si valutano le loro reazioni in presenza del siero umano soprattutto relativamente all’ eventuale  iperproduzione di linfochine e interferoni di tipo Th 1, che hanno un effetto citotossico e quindi dannoso per l’embrione stesso.

Il 30-40% delle donne di cui non si conosce il motivo di poliabortività è risultata positiva al test embriotossico.

Ancora in molti, tra pazienti e medici non condividono la filosofia del test; la terapia prescritta nel caso di positività al test infatti sembra essere la stessa che per qualsiasi altro motivo “inspiegato” di poliabortività: cortisone, cardioaspirina ed eparina. Il test è inoltre molto costoso e in fase ancora sperimentale e in molti dubitano che, per quanto il DNA del topo sia simile a quello umano, un test che cerchi di far accettare degli embrioni di topo a un siero umano possa risultare effettivamente affidabile.

Purtroppo è frequente che non si venga mai a scoprire la causa della propria difficoltà nel portare avanti una gravidanza, è quindi sempre consigliabile non perdersi d’animo, ascoltare più medici possibile e affidarsi a quello in cui si ripone più fiducia, cercando in età fertile di seguire quei consigli validi per tutte le future mamme e riguardanti l’alimentazione sana, il  movimento, e l’abolizione di fumo e droghe di ogni tipo. In questo modo molti dei fattori che rischiano di provocare un aborto vengono eliminati e nel caso in cui fosse necessario, un medico può concentrarsi su problemi che possono essere più seri e hanno quindi bisogno di terapie più specifiche.


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