La Sindrome di Stendhal

Non è l’unica patologia relativa all’arte

L’arte, nel senso più ampio del termine in cui si fa rientrare la pittura come l’architettura, è solitamente qualcosa che rilassa, arricchisce e fa stare bene. Per passare un pomeriggio in compagnia si va a una mostra o chi è appassionato segue tutte le mostre del proprio artista preferito. Alcune persone però, indipendentemente da quanto possano gradire un’opera, accusano un vero e proprio malessere che impedisce loro di rimanere tranquillamente all’interno di una sala espositiva.

Quali sono i sintomi della Sindrome di Stendhal?

La sindrome prende il nome dallo scrittore francese, Stendhal, che sembra sia svenuto davanti alla bellezza della Chiesa di Santa Croce di Firenze (viene infatti chiamata anche Sindrome di Firenze).

Le emozioni evocate da un’opera d’arte particolarmente coinvolgente possono provocare un insieme di sensazioni di disagio e malessere che possono sfociare con l’impossibilità di rimanere vicino alle opere o addirittura con giramenti di testa e svenimenti.

Alcuni soggetti si sentono fuori dalla realtà, come rapiti dall’opera stessa, ed hanno bisogno di parlare e concentrarsi per rendersi conto di vivere la propria vita, altri invece devono fuggire dalla sala espositiva e lasciarsi alle spalle le emozioni suscitate dall’opera.

Anche Asia Argento, nel film La Sindrome di Stendhal, sviene di fronte ad un’opera di Bruegel e a prescindere dai risvolti del film horror, questo è un sintomo che può senza dubbio affliggere chi soffre della sindrome insieme a tachicardia, allucinazioni e attacchi di panico.

Vi sono poi dei casi di particolare gravità che inducono il soggetto a reagire violentemente di fronte all’opera tentando di danneggiarla per difendersi dal terrore che gli è stato infuso.

Da cosa deriva la sindrome di Stendhal e chi colpisce?

Non esiste un fattore comune che possa assimilare tutti coloro che soffrono della sindrome, se non la grande sensibilità. Non c’è solitamente neppure un artista che più degli altri provoca le crisi, anche se sembra che Caravaggio e Michelangelo siano tra i più gettonati per gli svenimenti.

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A soffrirne maggiormente sono gli Europei, Italiani esclusi forse per la formazione culturale che li vede spesso immersi in opere d’arte imponenti e coinvolgenti.

Sembra che oggi un malessere simile a quello provocato da questa sindrome sia accusato anche da giovani ragazzi e ragazze mentre ascoltano musica particolarmente totalizzante.

La sindrome si fa rientrare solitamente nell’ambito delle psicosi anche se per molto tempo gli studiosi hanno dubitato dell’esistenza della malattia. Oggi la patologia viene comunque accettata e capita che negli ospedali delle grandi città d’arte italiane vengano ricoverati turisti che hanno avuto caratteristici malori dentro a un museo; esistono anzi anche altre due sindromi simili a questa che prendono il nome di Sindrome di Gerusalemme, che provoca malessere quando si è in presenza di opere a tema religioso e Sindrome di Parigi che invece suscita turbamento in chi visita Notre-Dame de Paris.

Quando il problema non è estemporaneo e persiste invece nel tempo vessando la vittima in musei diversi, i medici possono prescrivere degli antidepressivi o degli antipsicotici, sono invece davvero molto rari i casi di ospedalizzazione.

Spesso a chi si rende conto di poter soffrire del disturbo, un buono psicologo consiglia una terapia che possa indagare sulle motivazioni scatenanti e possa insegnare al paziente a gestire i malori.

Cosa fare davanti a un’opera d’arte?

Per quanto possa sembrare esagerato però, quasi a tutti è capitato di rimanere assolutamente  affascinati e quasi rapiti dalla bellezza, fosse per un oggetto d’arte, un’aria musicale o, più semplicemente per una persona. Probabilmente chi arriva al punto di svenire e di provare malessere davanti alla bellezza in sé conserva una sensibilità estremamente accentuata che risulta difficile gestire e che forse potrebbe essere convogliata nella propria espressione artistica.

Certo è che sarebbe più piacevole riuscire a vivere le proprie vacanze con tranquillità, sorridendo o al limite piangendo davanti a un quadro o a un’opera, ma senza rischiare di ferirsi cadendo o di rovinare un oggetto di valore inestimabile per difendersi da qualcosa che non può certo fare del male.


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