Neuroni a specchio ed empatia

La scoperta dei neuroni specchio è assai recente: risale infatti agli anni ’90. Eppure queste cellule cerebrali, capaci di farci reagire in maniera speculare ai gesti, alle azioni ed alle intenzioni di un nostro simile, hanno una funzione fondamentale nella nostra vita. Vediamo di capire come funzionano e cosa ci permettono di capire della nostra attività psichica.

Se ci troviamo di fronte ad un viso triste o, viceversa , se vi intravediamo un sorriso, se un nostro amico sta per prendere fra le mani una tazza di latte caldo, avvicinandola alla sua bocca, ecco che un susseguirsi di neuroni si attiva nel nostro cervello, mettendoci nella condizione di riflettere ed imitare nel nostro organismo e nella nostra mente, la sensazione, l’ emozione o l’azione in corso dell’altra persona.

L’imitazione di quella sensazione, di quell’emozione e di quell’azione, permettono l’esatta comprensione dello stato intrapsichico dell’altro soggetto e quindi, in uno step successivo, ma percepito da noi in quasi totale contemporaneità, anche le sue intenzioni. In poche parole, è come se la nostra testa, il nostro cervello, producesse dentro di sé una copia della persona con cui stiamo interagendo, al fine di captare il suo pensiero e di entrare in totale sintonia con essa.

La scoperta eccezionale di questi neuroni, che conferma la natura assolutamente sociale della nostra specie, si deve al Dott. Giacomo Rizzolatti e al suo team dell’Università di Parma. Lo studio dei neuroni specchio apre la strada alla comprensione di cosa sia l’empatia e di come essa sia implicata nei processi di apprendimento e in quelli affettivi.

Poiché tali cellule sono presenti sin dalla nascita e si sviluppano con l’età, il bambino sin da piccolo ha in sé la capacità di imitare le emozioni altrui, di identificarsi con un Altro da sé, stabilendo col proprio simile, e senza intermediazioni, un immediato contatto sociale. In questo processo il bambino gradualmente comincia a far suoi e a portare dentro di sé,  i modelli familiari, gli schemi ed i linguaggi di interazione e di riconoscimento, necessari per le relazioni personali future. Inoltre, tali passaggi, gli permettono di comprendere la differenza tra “bene e male” (relativamente ai codici morali trasmessigli dai genitori ) e questo avviene attraverso la ricezione empatica dei sentimenti che egli legge sul volto degli adulti.

Ancora, l’imitazione consente al piccolo di dare valore agli insegnamenti morali ed intellettuali che con il tempo apprende, delineandosi così la strada per l’integrazione in famiglia e nella società.

Quello che ho sinora descritto, rientra in ciò che viene classificata come empatia. La parola empatia deriva dal greco en e patheo, ossia “dentro” e “sentire” e sottintende, dunque, l’attitudine della psiche a sentire dentro di sé le emozioni, i sentimenti e le intenzioni che animano la mente delle persone con le quali entriamo in contatto. Potremmo definirla la base dell’intera vita sociale!

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Essa rende salde e proficue i rapporti di accudimento, fa in modo che le relazioni affettive si trasformino in sentimenti duraturi, creando coppie, famiglie e amicizie ed infine rende possibili le più complicate relazioni con il nostro mondo storico-sociale, in quanto noi individui appartenenti ad un gruppo nonché cittadini di un paese.

Ma se da una parte l’empatia è, come detto sinora, l’elemento naturale indispensabile per sentimenti meravigliosi come l’amicizia, la compassione e l’amore, allo stesso tempo essa potrebbe portare verso una trappola celata, fonte di conflitti interno, ansia e nevrosi. Cosa succede se l’interiorizzazione di quei valori e schemi famigliari di cui abbiamo parlato precedentemente, non sono condivisi dal bambino, futuro uomo? Cosa succede se non funzionano o se non portano dove ci aspettavamo? Delusione e rabbia riempirebbero l’animo, mettendo il soggetto o contro se stesso o contro il genitore e i suoi schemi oramai introiettati, creando disagio e sofferenza e rendendo così l’empatia, un’ arma a doppio taglio.

Testo dell’articolo a cura della Dott.sa Francesca Mola

 


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