Le fobie opposte: agorafobia e claustrofobia

Tutti quanti conosciamo le fobie: paure irrefrenabili che ci possono colpire in qualsiasi momento ostacolando il naturare scorrere delle nostre giornate. Pensiamo ad esempio alla musofobia (la paura dei topi) di cui abbiamo parlato in questo articolo, o alla classica aracnofobia, la paura dei ragni, di cui abbiamo parlato qui.
Tuttavia topi e ragni hanno molto in comune (da sempre si tratta di animali che incutono fastidio o addirittura raccapriccio), esistono invece delle fobie che sono speculari, cioè opposte, e possono creare notevoli fastidi nella coppia quando uno dei due partner soffre di una patologia e l’altro di quella opposta: la claustrofobia e l’agorafobia!

 

La claustrofobia: la paura dei luoghi chiusi

Iniziamo, per ordine, dalla claustrofobia: si tratta della classica paura dei luoghi chiusi, opprimenti. La persona claustrofobica può certamente condurre una vita normale nella propria abitazione, ma provate a chiederle di entrare in un ascensore o in uno sgabuzzino: quasi sicuramente rifiuterà, sentendo un peso opprimente anche solo al pensiero di entrare in un luogo così ristretto.
Le persone claustrofobiche a volte non sopportano nemmeno i luoghi di grande dimensione quando essi si trovano al di sotto del suolo, perciò potrebbero rifiutarsi di entrare in una metropolitana, anche se molto ampia, o in una grotta, sia pure di notevoli dimensioni. In questo caso la paura non è tanto quella di essere in un luogo angusto ma che esso non abbia alcun contatto con l’ambiente esterno, che sia privo di finestre che proiettino luce e che creino un legame con l’ambiente “al di là”.
Questa persona quindi cercherà sempre ambienti ampi e luminosi e, se costretta a entrare in metropolitana, non vedrà l’ora di uscirne per rilassarsi in una grande piazza o in un esteso parco cittadino. Cosa che invece… provocherebbe il terrore dell’agorafobico!

 

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L’agorafobia: il terrore degli spazi aperti

L’agorafobia è letteralmente la paura dell’agorà, cioè della piazza (l’agorà era quella piazza dell’antica Grecia in cui il popolo si riuniva). Ciò che spaventa di solito dei grandi ambienti non è la loro ampiezza in sé ma il fatto che non siano controllabili, ovvero che in tali luoghi ci siano persone sconosciute che potrebbero farci del male. L’agorafobico perciò non si recherà mai in manifestazioni all’aperto come concerti, manifestazioni, o anche semplici riunioni in spazi aperti. Il timore è sempre il medesimo: non poter controllare la situazione.
Non è facile vivere con un agorafobico: dovrete scordarvi i concerti rock scatenati, le serate in discoteca, ma purtroppo anche attività piacevoli come una passeggiata in un parco soleggiato o in una verde campagna.
Fortunatamente esistono persone che, essendo leggermente misantrope, possono convivere senza problemi con l’agorafobico e godere insieme a lui di un piacevole e protettivo ambiente familiare.

Come far convivere un claustrofobico e un’agorafobica?

Ma cosa succede se la coppia è formata, ad esempio, da un “lui” agorafobico e da una “lei” claustrofobica? Bisognerà necessariamente trovare un punto di incontro, accettando le difficoltà della partner e non temendo di mostrare le proprie. Anzi, spesso sarà proprio la presenza del partner a poter dare quell’ “input” necessario per provare a migliorare le cose. Se ci pensate, la persona colpita da una fobia tende molto spesso ad assecondarla anziché cercare di risolverla. Invece la presenza di un partner con problemi opposti potrebbe spingere la coppia a cercare l’aiuto di un abile terapeuta, capace di mostrare un percorso di cure che porti entrambi i partner verso il cosiddetto “giusto mezzo”.
La partner claustrofobica potrebbe iniziare ad aiutare il partner agorafobico prendendo per mano ed accompagnandolo con dolcezza in luoghi aperti: siamo certi che anche la persona che più teme le piazze riuscirà a mettersi ai margini delle stesse pur di baciare la partner che ama tanto! Un po’ alla volta ci si potrà recare sempre più verso il centro della piazza, o di un grande prato, ma sempre facendo in modo che il partner fobico sia in contatto fisico col partner “sicuro di sè”.
Allo stesso modo, l’uomo agorafobico potrà accompagnare la partner claustrofobica all’interno di una metropolitana, stringendola dolcemente ed arrivando, le prime volte, solo a percorrere i primi gradini che portano allo spazio sotterraneo. Un po’ alla volta si potrà arrivare a raggiungere il binario e, con un po’ di coraggio, a salire sulla metropolitana. A quel punto sarà compito del partner che non teme gli spazi stretti abbracciare la compagna, parlandole delicatamente e distraendola dall’ambiente circostante. In questi casi i partner devono davvero diventare il mondo dell’altra persona: la compagna deve letteralmente perdersi negli occhi del compagno,e viceversa, in modo che gli stimoli fobici (causati dagli spazi stretti o aperti) smettano semplicemente di esistere o, almeno, si spostino sullo sfondo mentre il centro della scena è occupato interamente dalla persona che si ama.


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