Il bullismo: come difendere i nostri figli? (seconda parte)

Se avete già letto la prima parte di questo articolo sul bullismo , che si trova qui, vorrete sicuramente capire meglio come proteggere i vostri figli dal bullismo. Dopo aver spiegato cosa sia esattamente il bullismo cercheremo ora di capire come riconoscerlo e come agire tempestivamente per evitare che i nostri figli siano umiliati giorno dopo giorno dal bullo di turno.

Come riconoscere il bullismo?

Se siete dei genitori sarete sicuramente preoccupati per il benessere dei vostri figli, bambini ed adolescenti che siano. Ma come  comprendere se nostro figlio o nostra figlia è sottoposto ad atti di bullismo?

  • L’umore è sicuramente un campanello d’allarme: se vostro figlio vi appare spesso triste, pensieroso, incapace di sorridere, è evidente che qualcosa lo turba. Escludendo le preoccupazioni scolastiche e quelle amorose (ancora quasi inesistenti prima dei 12- 13 anni), la possibilità che il ragazzo sia vittima di bullismo è purtroppo molto alta.
  • Peggioramento nei risultati scolastici: se i vostri figli non vanno più a scuola volentieri (o addirittura si rifiutano di andarci se non costretti), se i voti continuano a peggiorare, se i professori si lamentano della scarsa attenzione in classe di vostro figlio, è evidente che qualcosa si è rotto nel suo equilibrio psichico; sarà necessario intervenire quanto prima per poter ridonare il sorriso a vostro figlio o vostra figlia!
  • Perdita di appetito / anoressia: è sicuramente la conseguenza più evidente e pericolosa del bullismo. Se i vostri figli non mangiano più volentieri, se faticano persino a sedersi a tavola, sicuramente la situazione è grave e dovrà essere risolta il prima possibile. L’anoressia è una patologia psicologica particolarmente pericolosa in età adolescenziale e solo l’assistenza dei genitori, del medico e di uno psicologo riuscirà a risolvere un problema così grande, ma si dovrà agire tempestivamente per evitare danni più gravi.

 

Come sconfiggere i bulli?

Fortunatamente le scuole italiane hanno oggi un approccio molto responsabile e serio nei confronti del bullismo. Se fino ad una ventina di anni fa tali atti erano purtroppo spesso tollerati (o addirittura considerati inevitabili e necessari per la crescita psichica di un ragazzo), oggidì professori, presidi e bidelli sono molto più sensibili a questo pericoloso fenomeno. Se pensate che vostro figlio sia vittima di bullismo dovrete quindi:

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  • parlarne coi professori e il preside, chiedendo la loro cooperazione nell’individuare il bullo di turno.
  • Nel caso in cui il problema avvenga al di fuori della scuola, ad esempio nell’ambiente delle amicizie extrascolastiche o in vari luoghi di incontro, sarà utile parlarne coi genitori degli amici dei vostri figli, in modo da comprendere se anche gli altri ragazzi soffrono dello stesso problema.
  • Infine sarà necessario, anche se certo non semplice, parlarne con vostro figlio o vostra figlia per fargli capire che può aprirsi con voi, che siete in grado di risolvere il problema del bullismo e ridonargli serenità.

La sinergia fra professori, preside e (al di fuori da scuola) altri genitori servirà sicuramente a far identificare il bullo di turno.
A quel punto bisognerà agire con calma ma anche con decisione:

  • i professori potranno avvertire il bullo e tenerlo d’occhio, arrivando a sospenderlo da scuola nel caso continui a “bullizzare” i compagni.
  • Nel caso in cui tali azioni avvengano per strada si potrà anche valutare la possibilità di avvertire le forze dell’ordine, in modo da identificare il bullo e successivamente parlare con i suoi genitori. Spesso la semplice comparsa delle dei Carabinieri o dei Vigili spaventerà il bullo al punto tale da convincerlo ad interrompere i suoi atti di violenza.
  • Un’ultima considerazione va però sempre tenuta in mente: alle volte il bullo è stato a sua volta vittima di atti di violenza simili a quelli che mette in atto sui più deboli. Il modo migliore per far sì che smetta di tormentare gli altri è quasi sempre di responsabilizzarlo, incanalando la sua aggressività in modo positivo (ad esempio in uno sport) e liberandolo da un rapporto perverso fra vittima e carnefice che, paradossalmente, quasi costringe il bullo ad interpretare il suo ruolo impedendogli di diventare una persona equilibrata, capace di rapportarsi con gli altri in modo sereno e costruttivo.

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