Il bullismo: come difendere i nostri figli? (prima parte)

Il bullismo verso i bambini e gli adolescenti è un tema sempre più dibattuto sui giornali, la televisione, i social network; ma di cosa si tratta esattamente?

 

Cos’è il bullismo?

Il bullismo si presenta in diversi modi a seconda dell’età degli attori e del luogo in cui avviene la socializzazione fra bullo e vittima. Tuttavia tutte le azioni dei bulli hanno sempre in comune la presenza di soprusi nei confronti di una o più persone. Spesso il bullo ha una vittima preferita che viene tormentata in vari modi:

–   prese in giro crudeli e continue, che mettono il ragazzo in ridicolo anche di fronte ai compagni di scuola o agli amici

–   minacce e prepotenze: il classico bullo può chiedere dei soldi al compagno di classe minacciandolo con violenza nel caso la vittima rifiuti. In alcuni casi compare un bullismo più sottile: il bullo chiede alla vittima un pezzo della sua merenda, oppure un aiuto per i compiti. In apparenza si tratta di richieste legittime, che avvengono ogni giorno fra i compagni di classe. Ciò che rende un sopruso la richiesta è la minaccia di ritorsioni nel caso essa non venga accettata
–    violenza fisica e umiliazioni: è sicuramente il caso più grave, quello in cui il bullo aggredisce fisicamente il compagno più debole, oppure lo umilia in vari modi (rubandogli il telefonino, scrivendo frasi offensive col pennarello sulle braccia o sul viso della vittima, buttandolo per terra). L’unico lato “positivo” del bullismo più estremo è che esso risulta visibilissimo: se un adulto è presente interverrà quasi sicuramente per fermare il bullo.
Purtroppo le persone violente sono spesso astute e tenderanno quindi ad usare la violenza sulla vittima solo in luoghi isolati, dove non sono presenti testimoni scomodi (ad esempio nei bagni della scuola)
–   cyberbullismo: è il bullismo “invisibile”, quello che si manifesta con prese in giro o minacce tramite i social network. È quello più difficile da individuare ed anche da combattere in quanto il bullo “virtuale” è difficile da raggiungere.

Le caratteristiche del bullismo

Ma quand’è che si può parlare esattamente di bullismo? Se un ragazzo ne offende un altro durante una discussione, o se nel corso di una lite lo colpisce con un pugno, si può parlare di bullismo? Ovviamente no: la singola lite o un piccolo atto di violenza isolato possono purtroppo avvenire in qualsiasi relazione fra bambini o adolescenti (quanti di noi non si sono picchiati a scuola con un compagno antipatico?). Quando i due litiganti hanno la stessa età, forza fisica e carattere non ce ne sarà uno destinato a prevalere inevitabilmente sull’altro e lo scontro, anche se non positivo, sarà comunque ad armi pari. Il problema nasce invece quando il bullo è fisicamente e mentalmente più forte della vittima ed è quindi inevitabilmente destinato a prevaricare in ogni situazione.

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Possiamo comunque elencare alcune caratteristiche che, se presenti, identificano con una certa sicurezza la presenza del fenomeno del bullismo nella relazione fra due o più persone:

–    Età del bullo e della vittima: il bullismo è un fenomeno che riguarda l’età scolare, diciamo quindi fino ai 18 anni circa. Nel caso in cui il fenomeno si manifesti in un ambiente lavorativo (cosa purtroppo frequentissima) si parlerà di mobbing, un vero e proprio reato per il diritto penale italiano.

–    Precisa volontà di umiliare la vittima: il bullo non attacca la vittima di turno per riparare un presunto torto subito o perché quel giorno è particolarmente di cattivo umore. L’obiettivo preciso del bullo è proprio di umiliare lo studente o la studentessa più debole e di ricavare soddisfazione dalla sofferenza dell’altra persona. Il lato sadico del comportamento del bullo è probabilmente l’aspetto più inquietante e pericoloso di questo fenomeno. Cosa ben diversa dal bullismo è l’incapacità di contenere la propria ira: il ragazzo iracondo tenderà a prendersela con tutti, genitori ed insegnanti compresi, e non trarrà quindi piacere dal tormentare una singola persona più debole di lui.

–    Ripetitività dei comportamenti del bullo: come scrivevamo in precedenza, non si può definire come atto di bullismo una singola presa in giro od un singolo pugno. Ciò che rende il bullismo intollerabile per la vittima è la consapevolezza che sarà costretta a sopportare trattamenti umilianti più volte nel corso della settimana, fino a far diventare l’umiliazione e la violenza una sorta di “maledizione” inevitabile, dalla quale è impossibile uscire. Va da sé che dil pensiero di andare a scuola o nel campetto da calcio vicino casa e trovare ogni giorno un bullo prepotente può provocare un peggioramento dell’umore nelle vittime, provocando in alcuni casi vere e proprie depressioni.


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