Gli attacchi di panico: da non confondere con la semplice paura

È frequente sentire amici e conoscenti che nel bel mezzo di una situazione improbabile raccontano di quanto siano entrati nella più totale confusione, di come anzi siano stati colpiti da un vero e proprio attacco di panico. Fortunatamente però, spesso questo è solo un modo di dire, perché se non lo fosse il problema potrebbe essere serio.

Ricoprono comunque l’1,6% della popolazione mondiale (e circa 2.000.000 di italiani) coloro che soffrono di D.A.P. (Disturbo da Attacco di Panico: prende questo nome se gli attacchi sono ricorrenti) e prevalentemente giovani adulti di età compresa tra i 25 e i 35 anni, e sembra fosse questa la forbice di età in cui il musicista Giovanni Allevi ha accusato il suo primo attacco di panico durante il quale ha ideato una delle sue più famose composizioni.

Come si manifesta un attacco di panico e perché viene?

Mancanza d’aria, difficoltà a respirare, terrore di qualcosa di indefinito, palpitazioni, sudorazione fredda, tremore, vertigini, brividi, nausea: ognuno di questi può essere un probabile sintomo caratterizzante l’attacco di panico. Il problema è prevalentemente psicologico, per questo ogni manifestazione può prevalere sulle altre in base al soggetto che ne soffre.

In alcuni casi l’attacco è scatenato da un evento traumatico, come capita a David Fisher, uno dei protagonisti della famosa serie televisiva Six Feet Under, che dopo essere stato vittima di un rapimento, viene ripetutamente colto da attacchi di panico ogni volta che vede una persona che ritiene sospetta o si trova in una situazione che considera pericolosa.

Altre volte però è l’accumulo di stress, ansia, delusioni e sofferenza che scatenano tutta insieme un’energia devastante che manda il cervello letteralmente in tilt; non si riesce più a trovare il legame tra le situazioni o la soluzione a un problema immediato, non si vede via d’uscita e il corpo reagisce in modo eccessivo.

Come si tratta il D.A.P.?

L’attacco di panico non è un problema grave di per sé dal punto di vista fisico, ma deve essere preso in considerazione anche nel caso di un singolo episodio. Le conseguenze residue coinvolgono infatti l’approccio alla vita; successivamente all’attacco di panico tutto sembra più preoccupante e meno stimolante come se non ci fosse un senso profondo nelle cose e non valesse la pena farle o viverle, per quanto importanti o banali possano essere.

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La terapia farmacologica si avvale di medicinali che agiscono sulla serotonina, ma da sola non basta, questa deve affiancarsi sempre ad una psicoterapia adeguata che nel tempo, che difficilmente è breve, aiuta il paziente a riprendere coscienza del valore delle cose e ad abbandonare le proprie paure, che molto spesso vengono nascoste nella propria intimità per riuscire a vivere le proprie relazioni sociali, ma che non si riesce quasi mai a superare da soli.

In base alle proprie esperienze il soggetto può anche imparare a bloccare l’attacco di panico prima che si manifesti violentemente e questo grazie anche ad alcuni rimedi omeopatici o fitoterapici come Aconitum 15 CH, Ambra grisea 15 CH, Argentum nitricum 15 CH, Gelsemium sempervirens 30 CH o Ignatia amara 30 CH, ognuno da usare per la propria forma specifica di panico.

I medici affermano che solo un 12- 38% dei pazienti risolve totalmente il problema, ma la causa di questa percentuale che sembra poco confortante sta più nelle terapie sbagliate che nella loro mancata funzionalità.

L’importante è sempre affidarsi a esperti di cui ci si fida e non sottovalutare mai alcun sintomo o accenno di ansia eccessiva e tale da causare disturbi che si ripercuotono su tutto il corpo. È necessaria una terapia farmacologica, uno psicoterapeuta ed è sempre opportuno cercare di eliminare i fattori di rischio, quando presenti: fumo, carenze chimiche o alimentari, uno stile di vita particolarmente predisponente o frequenti stati di stress.


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