Disturbo d’ansia da separazione nel bambino

L’ansia è un’emozione sgradevole che potremmo definire come la sensazione di un pericolo imminente. E’ strettamente collegata con la paura in quanto corrisponde allo stato d’animo che proviamo quando ci troviamo di fronte a qualcosa che per qualche motivo ci incute timore. A volte, però, può esservi ansia senza paura: infatti possiamo provare uno stato di generica apprensione, agitazione, irrequietezza. pur non temendo niente di preciso.

Cosa genera l’ansia?

L’ansia può essere evocata da persone, oggetti o animali considerati dal soggetto come pericolosi, oppure da eventi temuti, siano esso reali o immaginari, che potrebbero o non potrebbero mai accadere. In questi casi e per alcune persone, l’ansia evolve in un problema serio ed importante, che non solo genera  malessere interiore ma impedisci anche il raggiungimento degli obiettivi personali, come ad esempio stabilire relazioni affettive e/o sociali, ottenere determinati risultati nello studio o  nell’ambito lavorativo o ancora, svolgere semplicemente le normali attività della giornata.

Quando diventa patologica? 

Esistono dei criteri clinici che ci permettono di definire l’ansia come patologica. In linea generale però, possiamo dire che essa lo è quando:

  1. NON è una reazione ad un pericolo oggettivo;
  2. la sua intensità NON è proporzionata all’entità del pericolo;
  3. NON scompare quando il pericolo  cessa di esistere.

Da quanto espresso sinora, si intuisce come non sia però affatto netta la distinzione fra ansia normale e ansia patologica, specialmente se tiene in considerazione la difficoltà nello stabilire cosa è oggettivamente “pericoloso” o “spaventoso”.

Un’ulteriore triade utile in questo compito, è quella di valutare l’impatto che tale stato d’animo ha sul comportamento quotidiano del bambino. È importante ricordare che ogni età, dai primi mesi di vita sino all’adolescenza, è contraddistinta da paure tipiche e condivise, ma quando l’ansia appare ed è effettivamente eccessiva per l’intensità con cui si manifesta, la frequenza con cui si verifica e la durata nel tempo, allora ci troviamo di fronte ad una forma patologica.

Sintomi del disturbo d’ansia da separazione

Uno dei primi disturbi d’ansia che potrebbe sviluppare il bambino dagli 8/9 mesi sino ai 2 anni circa, è il disturbo d’ansia da separazione.

Esso consiste in un comportamento disperato alla scomparsa, reale o temuta, delle persone a cui è attaccato maggiormente, in modo particolare la madre, manifestando sintomi ansiosi a secondo del carattere di base del bambino e dell’età: rabbia, pianti disperati e strilli nei più piccoli ed estroversi; tristezza, depressione ed espressioni psicosomatiche, nei più grandicelli e introversi.

Pubblicità
loading...

A volte i bambini, oltre al categorico rifiuto di allontanarsi fisicamente dalla mamma, possono mostrare paure irragionevoli nei confronti della loro ed altrui sicurezza (paura di contrarre malattie lontano da casa, paura che possa accadere qualcosa alla mamma quando il bambino non le è accanto, ecc..), avere incubi notturni ricorrenti o difficoltà ad addormentarsi nel proprio lettino.

Non di rado sviluppano una ricerca ed un bisogno continuo del contatto fisico con i genitori, pianto inconsolabile e atteggiamenti auto ed etero aggressivi se lasciati soli, tristezza, inappetenza o addirittura conati di vomito senza malessere fisico.

I più grandicelli invece, vorrebbero sempre telefonare ai loro cari, appaiono malinconici e tristi senza un’apparente ragione o si chiudono in un silenzio selettivo sino al ritorno di uno dei due genitori.

Per esser diagnosticato come disturbo d’ansia da separazione, i sintomi ansiosi appena delineati, assieme ovviamente ad altre manifestazioni e criteri clinici, devono durare almeno alcune settimane nonché provocare dei cambiamenti oggettivi nel carattere o nelle abitudini del bambino. Ad esempio, diminuito interesse per i giochi che abitualmente lo divertivano, ridotto rendimento scolastico, scarso appetito in una personalità golosa e attratta dal cibo o chiusura sociale verso gli amici di sempre.

Chi ne soffre?

Chi soffre di questo disturbo è, in linea generale, un soggetto brillante, sensibile, con una famiglia unita ed affettuosa alle spalle. Sono bambini che hanno ricevuto e ricevono tuttora, affetto e cure ma che sono ancora dipendenti dalle figure di accudimento (genitori) o che non hanno ancora completamente compreso, a livello cognitivo ed emotivo, che “non vedere” mamma o papà, non significa che essi non siano presente o che non ritorneranno più.

Testo dell’articolo a cura della Dott.sa Francesca Mola


Articoli che potrebbero interessarti

Tags:

Non ci sono commenti.

Lascia un Commento