Depressione post-partum: non solo mamme

La nascita di un bambino è un evento che comporta enormi cambiamenti all’interno della coppia. Cambiano le abitudini, le spese, l’organizzazione della casa e del proprio tempo, tutto in un arco di tempo piuttosto breve che va dalla fine della gravidanza al rientro a casa con una personcina in più.

È fondamentale che sia la madre che il padre siano coscienti di questi cambiamenti, perché gestirli quando si è psicologicamente impreparati può provocare disagi psicologici importanti in uno o entrambi i genitori.

Cos’è la depressione post-partum?

Solitamente di parla di depressione post-partum per le neomamme che, oberate di nuovo lavoro che non pensano di essere in grado di gestire, cominciano a sentirsi inadeguate e incapaci di essere buone madri. Almeno il 70-80% delle donne si sente strana e incline al pianto per qualche giorno dopo la nascita del figlio, ma se il tutto si risolve facilmente in poco tempo non si parla di vera e propria depressione post partum, ma di baby blues. La depressione vera e propria si manifesta nel 10% delle donne e ha una durata molto superiore ai pochi giorni coinvolgendo l’aspetto fisico, comportamentale e psicologico della neomamma che inspiegabilmente triste non riesce a sentirsi soddisfatta e appagata del frutto del suo corpo e del suo amore.

Non sono solo le madri, però, a subire le difficoltà conseguenti al parto. Uno studio milanese ha osservato che ben il 5% dei padri con un’età media di 35 anni soffre di depressione post-partum dopo la nascita di uno dei figli.

Anche in questo caso se il “disturbo” dura pochi giorni, non c’è da preoccuparsi, ma a volte, come nel caso di Tom, marito di Lynette nella serie Desperate Housewife, la depressione post-partum paterna può perdurare a lungo con sintomi come malessere, stanchezza ingiustificata, astenia, perdita di energie che invece dopo la nascita di un bambino come mai prima è necessario avere in quantità.

Perché gli uomini soffrono di depressione post-partum?

Quando una donna porta a casa un bambino deve “imparare ad essere una buona madre”; ciò significa che necessita di molto tempo per capire come accudire il piccolo e soddisfarlo nelle sue esigenze, che diventano ad un tratto prioritarie rispetto a quelle del padre e di chiunque altro.

L’entusiasmo pervasivo di una madre che dona se stessa in modo totalizzante al benessere del proprio figlio può far sì che il padre del bambino si senta in qualche modo trascurato e abbandonato nei suoi bisogni di compagno coprotagonista di una coppia.

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Inevitabilmente il tempo impiegato per le coccole al papà diminuiscono a favore dell’attenzione al bebè e i momenti di intimità si riducono inesorabilmente all’osso sia per l’oggettiva mancanza di tempo nei primi periodi sia per la condizione psicologica e fisica della neomamma col pensiero totalmente rivolto al nuovo arrivato.

In alcuni casi anche le maggiori incombenze, la necessità a volte di lavorare di più e le spese che inevitabilmente aumentano possono creare un senso di oppressione in un uomo che in casi particolari può così cadere in depressione.

Cosa può fare una donna per aiutare il proprio compagno in difficoltà?

Nonostante si pensi solitamente che sia la donna ad aver bisogno di aiuto nei primi periodi dopo il parto, se un uomo cade in depressione post-partum, è necessario che la neomamma dedichi qualche minuto in più al proprio uomo. Il senso di abbandono, inadeguatezza e la mole di lavoro in più che pesa inevitabilmente sulle spalle del neopapà sono tutti problemi che un uomo può provare in un momento di debolezza, specialmente se la propria compagna è presa dal bambino in modo tanto totalizzante da escluderlo dall’accudimento facendolo sentire inutile e incapace.

È importante che l’uomo venga coinvolto nella gestione del bambino, che si senta importante e mai abbandonato e, quando possibile, è anche necessario che una donna si curi di un padre in difficoltà rassicurandolo e dimostrandogli che, nonostante i cambiamenti, la coppia rimane comunque stabile.

Certo è difficile per una donna già molto impegnata dover far fronte anche a un padre depresso, ma a volte basta veramente un piccolo gesto per richiamare l’attenzione sul papà, che con l’aiuto di una compagna attenta riesce solitamente in breve tempo a superare i propri problemi e le proprie insicurezze. Se poi la depressione è tanto profonda da diventare un problema per se stessi e per la propria famiglia, allora l’unica cosa che rimane da fare è rivolgersi a un bravo psicologo specializzato; ovviamente per una terapia di coppia con la propria compagna.


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