Ansia e paura nei bambini

Il disturbo d’ansia generalizzata

In età evolutiva non è affatto facile comprendere e distinguere l’ansia dalla paura così come non lo è neanche per molti adulti. Nell’universo interno del bambino, infatti, il mondo reale e quello immaginario, spesso si sovrappongono e si fondono in un unico livello, rendendo i sogni, per esempio, talmente vividi da indurre il piccolo a pensare che essi siano fatti concreti.

Alcune delle più comuni paure infantili non hanno nessuna attinenza o legame con le esperienze “reali” di pericolo.

Prendiamo, ad esempio, le più diffuse fobie nei bambini:

  • la paura dello sconosciuto o di chiunque non sia il genitore, a partire dal secondo semestre di vita;
  • gli incubi notturni tra i 18 e i 20 mesi;
  • le paure degli animali domestici dopo i 2 anni;
  • la paura degli animali piccoli tra i 4 e i 6 anni;
  • la paura del buio e di creature fantastiche in esso nascoste dopo i 6 anni.

Nessuna di queste, nella maggior parte dei casi, è legata ad un’esperienza mnestica esperita realmente dal bambino ma piuttosto al suo sistema cognitivo interno, all’ambiente famigliare in cui vive, a quello sociale e allo stile caratteriale del bambino.

Il bambino che ha paura è un bimbo ansioso, convinto ossia che il mondo sia un luogo pericoloso e che quindi interpreta gli eventi, anche quelli innocui, come potenziali minacce. Ad esempio un rumore fuori dalla finestra dovuto al vento, può essere vissuto come il tentativo di un ladro di entrare in casa.

Il disturbo d’ansia generalizzato

I bambini con un disturbo d’ansia generalizzato, evitano le situazioni e le cose di cui hanno paura. In conseguenza di tali evitamenti, non affrontano mai l’oggetto temuto privandosi così dell’importantissima occasione di scoprire che ciò che temono, probabilmente, non si realizzerà o che, se anche fosse, possiedono la capacità di affrontarla.

Ansia e paura: quali differenze?

Quotidianamente, anche noi adulti tendiamo ad usare le parole “paura” ed “ansia” in maniera quasi indifferenziata, ritenendoli, erroneamente, termini interscambiabili. Sebbene ci siano, effettivamente, reali sovrapposizioni in cio’che percepiamo come conseguenza delle due emozioni e sebbene in entrambe il punto focale sia quello del pericolo, la paura e l’ansia si differenziano nettamente.

Anche le aree  nervose interessate sono diverse: la paura occupa il nucleo centrale dell’amigdala mentre l’ansia il nucleo della stria terminale.

Per comprendere al meglio le principali differenze, vediamole meglio.

La paura

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Questa emozione è scatenata da uno stimolo preciso e ben identificabile che ci raggiunge dal mondo esterno (ad esempio, vedere arrivare improvvisamente, mentre attraversiamo la strada, una macchina ad alta velocità).

In questo caso affronteremo la paura con determinati comportamenti chiamati “di attacco o fuga” utili a gestire l’emozione o affrontandola (attacco) o, al contrario, non affrontandola (fuga).

La paura quindi, è considerata un meccanismo necessario alla sopravvivenza in quanto campanello di allarme di un pericolo evidente: si distingue dall’ansia proprio per la presenza effettiva e reale di tale rischio.

L’ansia

L’ansia, come detto precedentemente, si caratterizza per la non presenza, nel mondo esterno, di uno stimolo scatenante concreto (ad esempio essa può originarsi dall’immaginare situazioni di pura fantasia che non accadranno mai o può anche manifestarsi senza che il soggetto sia in grado di identificare il pensiero stimolo). Non essendo così oggettiva e riconoscibile la causa dello stato di allerta e quindi di pericolo, anche il nostro organismo trova  difficoltà ad affrontare la situazione con una reazione specifica ed una precisa azione di difesa, tanto che i sintomi ansiosi si racchiudono in un folto e vasto insieme di reazioni fisiologiche e cognitive.

In alcuni casi, sopratutto nei bambini con un disturbo d’ansia generalizzato, è possibile anche non essere consapevoli di quale particolare pericolo abbia attivato l’ansia oppure è possibile rimanere incastrati in una rimuginazione continua su una serie di pericoli ipotetici diversi che non fanno altro che generalizzare, appunto, la risposta ansiogena.

Alcuni autori parlano di ansia come di una “paura non risolta” in quanto reazione più o meno giustificata ad una situazione percepita dal soggetto come spaventosa (paura)

Da quanto detto possiamo facilmente dedurre che paura ed ansia siano due emozioni spiacevoli si, ma comunque normali e strettamente legata all’istinto di sopravvivenza e all’evoluzione della nostra specie.

Testo dell’articolo a cura della Dott.sa Francesca Mola


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