Il prolasso del retto: tante le alternative chirurgiche

L’intestino umano è lungo 7- 12 metri ed è suddiviso in tratti funzionalmente diversi ognuno dei quali è in grado di assorbire tutte le varie sostanze del chimo che vi transita fino a renderlo eliminabile con le feci. L’ultimo tratto dell’intestino, in cui sostano e vengono spinte in avanti le feci con i movimenti peristaltici, è il colon: ascendente, trasverso, discendente e ileopelvico. A questo segue l’intestino retto; qui vengono accumulate le feci in quella che è chiamata l’ampolla rettale e nel momento in cui il loro volume è abbastanza importante si ha lo stimolo alla defecazione, la quale è possibile grazie al controllo di un muscolo volontario, lo sfintere anale, che può aprirsi e chiudersi secondo il desiderio del soggetto.

Cos’è il prolasso rettale e chi ne soffre?

Fortunatamente non è una malattia molto diffusa, ma colpisce le donne molto più degli uomini (con un rapporto di 9:1).

In alcuni casi vengono scambiate per emorroidi per la somiglianza di alcuni sintomi, ma il prolasso del retto è una patologia completamente diversa. Consiste nella ricaduta di parte dell’intestino dentro il canale intestinale sottostante con la conseguente formazione di pieghe e manifestazioni dolorose caratteristiche; nella maggiorparte dei casi il prolasso interessa la parte finale del retto così che la ricaduta provoca anche la fuoriuscita di viscere dall’ano. Possono verificarsi 3 tipi di prolasso del retto: il prolasso mucosale, se solo la mucosa intestinale esce dall’ano, il prolasso rettale totale, se fuoriesce anche la parete intestinale e l’intussuscezione interna, quando cioè il retto ricade in una parte di intestino interna all’addome e non fuoriesce nulla dall’ano.

Quali sono le cause del prolasso e quali i sintomi?

Nella maggiorparte dei casi, il prolasso è la conseguenza di un indebolimento dello sfintere anale. Questo può essere causato da stipsi cronica e conseguente sforzo eccessivo ogni volta che si va in bagno, da lesioni pelviche dovute a parti difficili o molto numerosi, frequente tosse molto violenta, sesso anale continuativo o semplicemente l’avanzare dell’età, che rende la muscolatura, anche quella interna, più debole e cedevole.

In molti casi il prolasso rimane asintomatico per molto tempo, ma quando i sintomi cominciano a manifestarsi, si presentano pruriti anali intensi, perdita di muco, sanguinamento, dolore e a volte incontinenza delle feci e/o dell’aria intestinale.

Nei primi tempi, quando si tratta di prolasso mucosale o rettale totale, l’intestino può in parte fuoriuscire dall’ano nei momenti di sforzo addominale più o meno importante (defecazione difficile, starnuti, corsa) per poi rientrare da solo; in seguito è necessario un aiuto manuale per il reinserimento dell’intestino all’interno del proprio corpo e infine non è più possibile rimettere a posto la parete intestinale e si rende assolutamente indispensabile l’intervento medico.

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Quali sono gli approcci terapeutici al prolasso rettale?

Quando il prolasso è molto lieve è possibile tentare un approccio indiretto al problema, prescrivendo al paziente blandi lassativi per evitare sforzi addominali durante la defecazione. Nella maggiorparte dei casi però è necessario procedere con un intervento chirurgico. Questo può essere effettuato con tecniche diverse scelte in base allo stato di salute generale del paziente e in base alle scelte del proctologo e chirurgo che effettua l’operazione.

In caso di intussuscezioni non gravi è possibile praticare uno  STARR (Stapled Trans Anal Rectal Resection) che consiste nella suturazione per via trans-anale della piega che si viene a formare all’interno dell’intestino. La via trans-anale è prevista anche negli interventi di  Dèlorme e di Altemeier che prevedono l’asportazione rispettivamente della mucosa e della parete intestinale prolassata. L’intervento di Frykman-Goldberg e la rettopessi secondo Wells prevedono invece un ingresso per via addominale e consistono nell’asportazione di parte dell’intestino e la suturazione del retto al sacro, e nel contenimento del retto mediante una rete di materiale sintetico ancorata al sacro. Entrambe le ultime operazioni possono avvenire a cielo aperto o in laparoscopia.

Data la difficoltà di alcuni di questi interventi è sempre opportuno, nonostante il prevedibile imbarazzo, rivolgersi al medico prima che il problema si aggravi eccessivamente. Comunque, nella maggiorparte dei casi il paziente può tornare a vivere la propria vita in modo normale; anche se qualche fastidio può persistere anche dopo l’operazione; infatti normalmente si recupera, almeno in buona parte, la capacità di controllare lo sfintere e si eliminano quei fastidiosi problemi di prurito e perdite di muco.


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