PCI: Paralisi cerebrale infantile, numeri e cause

Alcune patologie ancora non possono essere diagnosticate con una certa precocità, eppure possono compromettere la vita futura di bambini e famiglie, anche in modo piuttosto pervasivo.

Una grave malattia dello sviluppo è la PCI: la Paralisi cerebrale infantile, che può manifestarsi entro i primi 3 anni di vita e per cui ancora non si sono delineate delle cause ben precise che possano soddisfare tutti i casi esistenti.

Dal punto di vista medico la paralisi cerebrale infantile viene definita come un insieme di disturbi neurologici conseguenti a una lesione non progressiva del sistema nervoso centrale, verificatasi in epoca pre, peri o post-natale.

Non è una malattia recente, fonti storiche ne testimoniano l’esistenza anche nell’antica Mesopotamia e già nel corso nell’800 un importante ortopedico prima, Sir John Little, e Sigmund Freud dopo, ne hanno parlato in opere specifiche.

Cosa comporta la paralisi cerebrale infantile?

I disturbi conseguenti alla PCI possono essere di diversa gravità in base al tipo di lesione cerebrale che affligge il bambino.

La tetraplegia, cioè la paralisi di tutti e quattro gli arti e del tronco, coinvolge 1/3 dei casi ed è la situazione più grave cui si può incorrere.

Altre situazioni, meno frequenti, ma comunque importanti, comprendono casi di emiplegia (paralisi di un lato del corpo), diplegia (paralisi o difficoltà motorie a tutti gli arti, con prevalenza di quelli inferiori), triplegia (difficoltà motoria di 3 arti), monoplegia (difficoltà motoria di un arto).

In ognuno di questi casi la muscolatura può apparire troppo tonica, con spasmi violenti, o possono comparire disturbi all’equilibrio e alla coordinazione dei movimenti.

Da cosa è provocata la paralisi cerebrale infantile?

In buona parte dei casi non è possibile riconoscere una causa scatenante ben precisa della malattia.

Gli studi più recenti possono però confermare che la causa può risiedere nel periodo prenatale, se sono sussistite infezioni materne gravi o assunzioni di elementi molto tossici durante la gravidanza, o quando si sono verificati casi di gestosi importante; nel periodo perinatale, cioè durante il parto, se avviene in modo difficoltoso o precedentemente alla 32° settimana o se si sono verificate complicazioni che hanno provocato una mancanza di ossigenazione al cervello del bambino; nel periodo postnatale in seguito a traumi cranici gravi, epilessia duratura (più di 30 minuti) o arresto cardiocircolatorio per tempi troppo prolungati.

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Nel 35-40% dei casi, il basso peso alla nascita (inferiore a 1,5 Kg) è un fattore scatenante della malattia, mentre nel 5-10% dei casi sono delle malformazioni cerebrali genetiche che possono dar vita alla grave conseguenza. Con la stessa percentuale possono essere indicate come cause determinanti le infezioni e le ischemie intrauterine. Nel 5% dei casi la causa è probabilmente metabolica e nel 2,5% delle evenienze si tratta invece di fattori genetici o cromosomici.

Nel 10% delle vittime il problema si origina durante il parto, a causa di una grave asfissia e, purtroppo, nel 20% dei casi non è ancora possibile individuare una causa ben precisa.

È piuttosto frequente che si sviluppino sintomi paralleli a quelli motori; accanto alle problematiche di mobilità di tronco e arti, si possono manifestare altri disturbi altrettanto gravi: ritardo mentale, difficoltà di apprendimento, disturbi del linguaggio, della vista e dell’udito, compromissione della personalità e frequente rischio di epilessia.

Come comportarsi se un bambino è affetto da paralisi cerebrale infantile?

È scontato dire che una famiglia si ritrova a vivere una situazione di disequilibrio e confusione, quando viene a sapere che il proprio figlio ha subìto lesioni tanto gravi da impedirgli di vivere una vita “normale”. Per questo motivo è forse opportuno rivolgersi alle associazioni dedicate (come AFPCI Onlus) che cercano di offrire tutto l’aiuto possibile alle famiglie e di divulgare informazioni sulla PCI per una campagna di sensibilizzazione verso il problema.

Dal punto di vista medico i genitori del bambino malato di paralisi cerebrale infantile possono rivolgersi ai centri riabilitativi specializzati presenti in Italia dove un’équipe di medici composta da ortopedici, neurologi, pediatri e chirurghi può trovare la soluzione migliore per rendere la quotidianità della famiglia e della piccola vittima il più vivibile possibile.

Può essere inoltre di supporto sapere dell’esistenza di un gruppo di ricerca specifico per la paralisi cerebrale infantile, il GIPCI, che riunendo i vari esperti nazionali sull’argomento, tenta di aggiornare periodicamente gli addetti sulle nuove ricerche e gli ultimi risultati ottenuti.

 


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