Parto prematuro (o pretermine)

Rischi e conseguenze di una gravidanza troppo breve

Nel momento in cui una donna scopre di essere incinta, sa che dovrà aspettare circa 40 settimane per poter vedere il proprio bambino, eppure a volte qualcosa non va per il verso giusto e l’attesa diventa più breve del previsto.

Un bambino non viene considerato prematuro se nasce dopo la 38° settimana, ma esiste una percentuale di casi in cui le settimane di gestazione possono essere anche meno di 26; un periodo di tempo davvero troppo breve perché sia permesso un normale sviluppo di tutti gli organi del nuovo nato.

Quando si parla di parto prematuro, qual è la mortalità e quale l’incidenza?

Tasso Mortalità

Il parto si considera generalmente prematuro se avviene prima della 38° settimana e viene detto tardivo, nel caso di nascita tra la 32° e la 36° settimana, precoce, tra la 24° e la 32°, ed estremamente precoce, prima della 24°. In quest’ultimo caso la mortalità neonatale è estremamente alta e si aggira attorno al 99% dei casi, mentre in caso di nascita tra la 24° e la 25° settimana la mortalità scende al 50-90%; bimbi nati tra la 25° e la 26° settimana corrono un 20-50% di rischio di non sopravvivere, mentre negli altri casi la probabilità di rimanere in vita è molto alta.

Il parto viene classificato non solo in base al periodo di gestazione, ma anche al peso del bimbo (valori che entro certi termini, sono collegati tra loro). I neonati si dicono LBW(Low Birth Weight) se pesano tra 1,501 e 2,500 Kg, VLBW (Very Low Birth Weight) se pesano meno di 1,500 Kg e ELBW (Extremely Low Birth Weight) quando pesano meno di 1 Kg.

Nel mondo una percentuale del 10-15% di donne incinte vivrà i difficili momenti del parto prematuro; negli Stati Uniti la media è di circa il 13%, mentre l’Europa conta una percentuale dell’8%.  In Italia l’incidenza è minore della media europea, essendo di poco inferiore del 7%.

Quali sono le conseguenze per un bambino nato prematuramente?

Un bambino rimane nel ventre materno per il tempo necessario a permettere lo sviluppo di tutti gli organi interni. Tra gli ultimi organi che si vanno formando ci sono i polmoni e quando il parto è prematuro, il piccolo nasce senza aver terminato il loro processo di crescita rendendosi necessario un intervento esterno per sopperire all’inadeguata funzionalità respiratoria.

I bambini nati prematuramente vengono posizionati in un’incubatrice che cerchi di ricostruire l’ambiente del ventre materno, specialmente relativamente alla temperatura, la quale viene mantenuta costante e che permetta una respirazione artificiale per supportare i piccoli polmoni ancora incapaci di incamerare l’ossigeno sufficiente.

Sono infatti a livello polmonare le principali conseguenze che a breve e/o lungo termine affliggono i bambini prematuri.

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La più comune è la Displasia Broncopolmonare (BPD) caratterizzata da rantoli, tosse persistente, affanno, respirazione rapida e spesso è causata proprio dalla respirazione artificiale che viene applicata subito dopo la nascita. Spesso questo fastidio è solo temporaneo, ma esiste una percentuale di casi in cui i sintomi si protraggono fino all’età adulta causando una generale debolezza a livello respiratorio e una predisposizione a malattie croniche come la  broncopneumopatia cronica ostruttiva.

La sindrome da distress respiratorio (RDS), invece, è causata dalla mancanza del surfattante polmonare, una sostanza in grado di mantenere i polmoni pieni d’aria durante la respirazione. Anche questa sindrome, inizialmente tenuta sotto controllo con la somministrazione di una sostanza che sostituisce il surfattante, può a lungo termine provocare una sensibile debolezza polmonare.

Infine possono presentarsi gravi infezioni da VRS, il virus respiratorio sinciziale; tale virus colpisce quasi tutti i bambini entro i primi 2 anni di vita con sintomi simili a quelli di un semplice raffreddore, ma in caso di bimbi prematuri, sintomi e conseguenze possono risultare decisamente più gravi.

Quali sono i fattori di rischio che possono indicare un probabile parto prematuro?

Non ci sono elementi che possano assicurare la prematurità o meno di un parto, ma alcuni fattori di rischio dovrebbero essere tenuti sotto controllo da ginecologi e medici esperti. Innanzitutto l’età materna può influire; donne al di sotto dei 17 anni o al di sopra dei 40 spesso non hanno un corpo capace di sostenere un’intera gravidanza. Anche un peso corporeo materno troppo basso (minore dei 50 Kg) può influire sull’esito del parto insieme anche all’abitudine di fumare o assumere alcolici. Malattie croniche o acute durante la gravidanza, in particolar modo infezioni a livello vaginale, possono indurre virus o batteri ad attraversare il collo dell’utero arrivando alla placenta e causandone la lacerazione e le conseguenti contrazioni uterine.

Quando sono presenti uno o più fattori di rischio in una donna in gravidanza è opportuno seguire in modo particolarmente attento i consigli del ginecologo.

Vedere il proprio figlio nascere di dimensioni esageratamente piccole, con difficoltà respiratorie, senza potersene prendere cura, come la natura e l’istinto vorrebbero, può instaurare un senso di disagio e inadeguatezza che strutture adibite allo scopo dovrebbero tenere sotto controllo.

Madri e figli vanno infatti supportati fisicamente e psicologicamente fin quando non sarà possibile la riunione di tutta la famiglia e questo spetta ad alcune strutture predisposte, ma oggi esiste anche la European Foundation for the Care of Newborn Infants (EFCNI, Fondazione europea per l’assistenza neonatale) che, nata nel 2008, cerca di dare il miglior sostegno a madri, neonati e famiglie costrette a vivere i difficili momenti che conseguono al parto prematuro.


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